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I movimenti e le posizioni dei neonati in acqua: un approccio evoluzionistico

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I movimenti e le posizioni dei neonati in acqua: un approccio

evoluzionistico

 

 

“Praticate gentilezza a casaccio e atti di bellezza privi di senso” 

 

Questo lavoro ha l'obiettivo di ripercorrere lo sviluppo motorio dell'uomo nei primi mesi di vita, e la posizione che i neonati assumono nell'acqua, alla luce di teorie evoluzionistiche dalla classica teoria dell'evoluzione di Charles Darwin, a quelle più recenti analizzando il pensiero di Desmond Morris.

 

 

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La prospettiva evoluzionistica

 Nel 1859 Charles Darwin pubblica "L'ORIGINE DELLA SPECIE", opera destinata a scaturire un dibattito, talvolta violento, ancora vivo ai nostri giorni. Darwin introdusse un concetto rivoluzionario, in seguito ad analisi approfondite sul campo durante un viaggio nel quale presenziò come naturalista, secondo cui vi è una lenta evoluzione delle specie animali e vegetali. Questo viaggio durato 5 anni a bordo della famosa Beagle permise a Darwin di concepire le fondamenta della sua teoria. La trasformazione degli esseri viventi avviene attraverso due processi fondamentali: il processo di selezione naturale secondo cui solo gli esseri che possiedono determinati caratteri che permettono loro di adattarsi all'ambiente circostante sopravvivono, gli altri si estinguono. Il secondo processo strettamente connesso al primo, è quello di selezione sessuale, che fa riferimento ai caratteri secondari degli individui, i quali permettono di selezionare partner adatti a procreare individui sani e portatori di caratteri fondamentali per la sopravvivenza. Nel saggio del 1844 che prelude la pubblicazione de "L'origine della specie", Darwin scrive:

" Così negli animali, ad esempio, le dimensioni o il vigore del corpo, la pinguedine, il periodo in cui raggiungono la maturità, la costituzione fisica o i movimenti consensuali, le inclinazioni al temperamento, si modificano o vengono acquisiti durante la vita dell'individuo e diventano poi ereditari(...)"(C.Darwin,1844).

 

    

 

Le prove più evidenti della teoria della selezione naturale, provengono dall'anatomia comparata, dalla selezione artificiale, dai fossili, dalla biogeografia, dalla tassonomia, dalla embriologia comparata e dalla biologia molecolare (Prof.re Andrea Camperio Ciani; 2010-2011). In questo caso, pare utile e necessario soffermarsi sugli studi di embriologia comparata: organismi affini tra loro mostrano caratteristiche simili durante lo sviluppo embrionale. E'  ormai conosciuto come durante le prime fasi della gestazione, tutti i vertebrati mostrano tasche branchiali endodermiche. In seguito, con l'avanzare del tempo, gli embrioni differiscono sempre più gli uni dagli altri e assumono un aspetto caratteristico della loro specie. Nei pesci, queste tasche branchiali si trasformeranno in fessure utili per la respirazione acquatica, mentre nei vertebrati diventeranno utili per assolvere funzioni diverse. (Prof.re Andrea Camperio Ciani, 2010-2011).

Celebri, in questo campo, sono gli studi di Ernst Heinrich Haeckel, biologo, filosofo e zoologo tedesco. Egli descrisse e denominò centinaia di specie animali ed inoltre coniò diversi termini ancora usati ai giorni nostri. Haeckel divulgò la teoria dell'evoluzione in Germania e propose egli stesso una nuova teoria, la teoria della ricapitolazione. La teoria della ricapitolazione si basa sul concetto secondo cui "l'ontogenesi ripercorrerebbe la filogenesi". Questa tesi è stata superata secondo molti studiosi, ma sono molte le evidenze che ancora la sostengono. La filogenesi si riferisce alla storia della vita sulla terra, iniziata con l'ameba, il primo essere unicellulare, e proseguita sino alla nascita dell'organismo più complesso, cioè l'uomo. Per ontogenesi si intende lo sviluppo dell'uomo, tappa per tappa, dal concepimento fino alla maturazione totale propria dell'età adulta. In realtà quindi, ogni individuo ripropone in miniatura tutto il processo filogenetico proprio della specie. E' importante dunque mettere in correlazione i due processi per comprendere, fin dalle origini della vita, l'uomo nel suo essere soma, ma anche psiche. Questa complessa comparazione risulta necessaria ai fini di un eventuale intervento terapeutico e educativo (Dr. Franco Boscaini, Verona, 2009).  Il modello filogenetico ha in questo senso contribuito alla costruzione di ipotesi per quel che concerne gli schemi di movimento, arricchendo le conoscenze relative alla morfologia e alla struttura dell'apparato motore (Dr.ssa Paola Dal Molin, 2013-2014). Esistono infatti varie specie vegetali che sono in grado di compiere spostamenti orientati; talvolta si riscontrano alcune specie il cui comportamento può essere simile alle ancestrali forme di movimento. In questo senso, la capacità di movimento è direttamente proporzionale alla necessità di sopravvivenza. In primo luogo, risalendo alle origini della vita, l'elemento che maggiormente ha influenzato la morfologia dell'apparato di spostamento e movimento, fu la gravità sulla terra e la presenza delle acque. L'ambiente acquatico originariamente ricopriva l'intero nostro pianeta. Qui nacquero le prime forme di vita: benton, necton, plancton. Da ciò si deduce che il movimento primordiale nasce in ambiente acquatico e ha caratteristiche natatorie. Per caratteristiche natatorie, si intende il movimento di spostamento del corpo, un movimento passivo ed attivo al tempo stesso, nonchè indifferenziato. Possiamo ritrovare questi movimenti nel ventre materno, anch'esso ambiente acquatico. Vi è qui un movimento aposturale a causa dell'assenza di gravità, lo stesso che ritroviamo come detto precedentemente nei pesci. La vita psichica in questo momento è legata all' enterocettività. La vita all'interno del grembo materno è un ambiente oscuro, tranquillo e liquido che avvolge il piccolo. (Desmond Morris, 2008). Come affermò O.M.Aivanhov "Si potrebbe migliorare l'umanità, ma solo a condizione che si cominci dall'inizio: dalla madre mentre porta in grembo il suo bambino". La vita prenatale è uno dei momenti che condizioneranno l'intero sviluppo psichico e fisico del bambino: l'essere un bambino capace, attivo e soprattutto felice. "L'esperienza in utero del feto costruisce l'architettura cerebrale che determinerà il suo comportamento dopo la nascita e probabilmente per il resto della sua vita" afferma Wirth, un neonatologo americano. E ancora " Il corpo della madre rappresenta l'ambiente ecologico del feto e le sue caratteristiche segneranno lo sviluppo del futuro bebè" scrive Cramer, celebre psicoanalista e psichiatra infantile. Sappiamo ai nostri giorni, grazie alle innumerevoli evidenze scientifiche, che il corpo è il risultato delle nostre memorie, sin dalla vita intrauterina. Quindi, secondo queste affermazioni, è possibile che il nostro corpo detenga memorie ancestrali? Questa è una delle domande più complesse in ambito scientifico che ancora oggi crea dibattiti e malumori. Ritorniamo alla correlazione tra filogenesi ed ontogenesi...Alla nascita il bimbo detiene ancora movimenti indifferenziati definiti "movimenti riflessi" o "arcaici", ereditati dalla filogenesi dalle specie inferiori e che permangono per tutto il 1° mese di vita. Questi movimenti, secondo alcuni studiosi dovrebbero essere dei residui di capacità motorie della vita intrauterina. A questo livello dello sviluppo, la posizione del corpo del neonato è dissimmetrica  ed il tono muscolare presenta caratteristiche peculiari: vi è un ipertono fisiologico dei muscoli flessori e un ipotono generalizzato all'asse corporeo. Vi è una distribuzione simmetrica a livello assiale, del collo e del tronco che contrasta però con l'asimmetria degli arti. Questa particolare situazione dipende dal fatto che alcune strutture nervose sono già mature e permettono la torsione, l'orientamento e la reazione di equilibrio e di adattamento all'ambiente. Il dialogo tonico è innato nel bambino e ci accompagna dalla nascita alla morte. Successivamente il bambino adotta tra i 4 e i 6 mesi di vita un maggior utilizzo della sensibilità enterocettiva, propriocettiva e labirintica grazie alla maturazione degli apparati deputati a queste funzioni. I movimenti ora, superati i riflessi evolvono dallo strisciamento, tipico dei movimenti dei rettili, dei serpenti, all'arrampicamento ed infine al rotolone. Nel passaggio dalla vita marina a quella terrestre il movimento assume un carattere di scorrimento e strisciamento proprio come nei bambini di pochi mesi di vita. Vi è un controllo maggiore della postura in quanto già a tre mesi il piccolo riesce a mantenere la posizione e il controllo del capo, mentre a livello tonico raggiunge un maggior controllo estensorio. Da questo momento il piccolo diviene un esploratore in evoluzione: tra i 6 e gli 8 mesi raggiunge la posizione seduta, prima attraverso una posizione tripoide e solo successivamente controllata senza appoggio con un aumento delle espressioni toniche e della comunicazione gestuale. Ad 8 mesi comincia la fase del gattonamento, nella quale il bambino si sente proprio padrone del mondo! Esplora l'ambiente circostante e comincia a separare tra sensazioni interne e sensazioni esterne. La progressiva maturazione delle struttura nervose, aiuta i bambini ad utilizzare funzionalmente i mezzi di locomozione acquisiti rendendoli in grado di esplorare nuovi habitat ecologici. Di pari passo allo sviluppo che porterà il bimbo alla tipica postura eretta, vi è lo sviluppo percettivo e cognitivo: l'orizzontalità dello sguardo, la visione binoculare, fino all'opposizione del pollice. Il piccolo infatti, nonostante sia completamente dipendente dai genitori, può interagire con l'ambiente attraverso i 5 sensi. Tra gli 8 e i 10 mesi il piccolo nato comincia ad aggrappasi agli appoggi per potersi sollevare da terra, processo che si concluderà orientativamente verso 12 e 18 mesi con il cammino autonomo.

Il cammino bipede fu un fenomeno importantissimo che ha creato una serie di condizioni indispensabili per lo sviluppo percettivo ottimale, diminuendo però dall'altro lato capacità importanti per la sopravvivenza, quali ad esempio la velocità. Desmond Morris definisce l'uomo in una delle sue opere più importanti, "La scimmia nuda", come uno scimmione nudo che recupera le sue origini in ambiente acquatico. La teoria acquatica, fa riferimento agli studi di Max Westenhofer,un patologo tedesco nel 1942 e dal biologo marino Alister Hardy nel 1960. La "Aquatic Ape hypothesis" o AAT, propose che gli antenati dell'uomo moderno, vissero per un periodo di tempo in un ambiente acquatico. Molte furono le critiche rivolte alla AAT.  La capacità visiva tridimensionale, la manipolazione da parte degli arti e le dimensioni del cervello permisero all'essere umano di dominare inizialmente l'ambiente terreno, tra le foreste. L'organizzazione progressiva dell'individuo è quindi il risultato di una maturazione neurobiologica e psichica secondo una dinamica evolutiva.

 

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L'esplorazione in acqua: piccoli pesciolini crescono

Alla luce delle teorie sopra esposte, è chiaro come l’acqua sia un elemento che accompagna il piccolo sin dalla vita intrauterina. Recenti ricerche hanno dimostrato la capacità di nuotare dei neonati: questo risulta sorprendente. I bimbi non sanno spostarsi da un luogo all'altro appena nati, ma se immersi nell'acqua divengono abili nei movimenti (Desmond Morris, 2008). Questa abilità sembra innata, ma come si spiega? Di certo i bambini ritrovano nell'ambiente acquatico ciò che hanno lasciato del mondo all'interno del ventre materno. Ma è possibile che ci sia una spiegazione filogenetica?

In primis, esistono diverse scuole di pensiero, ma è fondamentale mantenere il bimbo in posizione seduta, con le vie aeree libere e far sempre sentire al piccolo il contatto con il genitore. Il contatto è un segno d'amore per il bambino, è la conferma della presenza dell'adulto e il fatto che qualsiasi cosa accada il genitore può rispondere ai bisogni del piccolo. I bambini immersi in acqua, in posizione prona, con la mano del genitore che accarezza e sostiene il pancino del bimbo, non mostrano segni di paura. Trattengono il respiro galleggiando serenamente con gli occhi completamente aperti. Se l'adulto leggermente ritira la mano, i bimbi iniziano  a compiere movimenti innati con le gambe e da qui si apre l'esplorazione nel nuovo elemento acqua. Sembra quindi che i bambini abbiano un talento innato nell'elemento acqua e che lo affrontino con serenità, sostenuti dalle cure dell'adulto sempre a loro disposizione. I genitori durante questo tipo di attività devono essere rassicurati, poichè la loro ansia potrebbe indurre il piccolo a respingere la nuova esplorazione. Primariamente a bordo vasca, dove può essere effettuato un massaggio corporeo, mantenendo l'importanza del contatto fisico. Possono essere utilizzati anche oggetti come la spugna. E' qui che entrano in gioco elementi psicomotori affettivi. Successivamente il genitore sempre a bordo vasca, con il piccolo tra le cosce immerge i piedini in acqua. In seguito il piccolo sarà spostato affianco del genitore mantenendo un costante contatto. il genitore in acqua con il bambino deve sempre mantenere una accurata attenzione, e soprattutto deve contenerlo. Si comincia così un percorso acquatico caratterizzato dai primi brevi percorsi in braccio al genitore. Nelle settimane a seguire, i genitori noteranno dei cambiamenti rapidi, e la acquisizione da parte del bimbo di familiarità e serenità nell'elemento acquatico.

 

E'importante, anche in acqua,la stimolazione psicomotoria da parte dell'adulto. Il primo passaggio sta nell'aiuto del sostenimento con le braccia, che si riferisce ad una evoluzione dei primati. Sono competenze fisiologiche: la presa alle manine, presa con il bastone, o la presa con gli anellini. Si sfruttano ancora in questa fase, i riflessi, per esempio il riflesso di Grasping provocando delle piccole oscillazioni. Successivamente, è possibile praticare la cosiddetta posizione a "granchio", che dipende dall'adulto ma anche da quanto il bambino provi piacere nell'essere stimolato. La stimolazione psicomotoria, aiuta lo sviluppo dell'equilibrio, dell'orientamento. Se la stimolazione psicomotoria ha provocato delle esperienze positive, si può guidare il bimbo e il genitore verso l'immersione. L'immersione sfrutta il riflesso di apnea, anch'esso riflesso ancestrale, attraverso un soffio sul volto del piccolo da parte dell'adulto. La tempistica è lenta per far si che il bambino si immerga tranquillamente. L'immersione consiste nel far scivolare delicatamente il bambino nell'acqua. L'importanza dei tempi è che il bambino riesca a rielaborare lentamente l'accaduto.

Il rassicurare i genitori, è un'impresa ardua e faticosa, ma è importante per far vivere al piccolo un ambiente sereno e tranquillo.

 

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Conclusione

L'importanza dunque, del corpo terrestre e del corpo acquatico. Della trasformazione che il bambino attua all'interno dell'elemento acqua, a livello di respirazione, posizione, propriocettività. L'idea che i movimenti acquatici accompagnino l'uomo, nel suo essere psiche e corpo, sin dalle forme evolutive più arcaiche. L'ascolto del respiro, del tono muscolare, l'ascolto del bambino. Questo è ciò che con questo lavoro ho voluto sottolineare. L'acqua porta alla riflessione su noi stessi, e i bambini questo lo percepiscono. Piccoli pesciolini che ritrovano nell'acqua il loro essere naturale. Forse Hardy non aveva poi così torto...come nemmeno Darwin! La nostra storia è scritta filogeneticamente nel nostro corpo. Non possiamo prescindere da essa e nelle diverse fasi del nostro sviluppo questa si manifesta, sempre! Vorrei concludere con una citazione di Khlil Gibran, noto poeta libanese: "Il cuore è acqua che scorre". E io aggiungo che ascoltare il nostro cuore e quello dei nostri bambini, significa dare loro un dono prezioso, e l'acqua come elemento evolutivo nella storia dell'essere vivente, può aiutarci in questa missione: ascoltare e donare amore.

 

 

 

 

Bibliografia

 

Charles Darwin, (1859). L'Origine delle Specie. Rizzoli

Charles Darwin, (1844). The Foundations of the Origin of Species. Newton Compton editori, Milano.

Desmond Morris, (2008). Bebè. Lo straordinario segreto della vita. DeAgostini, Novara.

Desmond Morris, (1967). La scimmia nuda. Studio zoologico sull'animale uomo.Bompiani, Milano

Dr.ssa Paola Dal Molin, (2013-2014). Chinesiologia. Appunti delle lezioni a cura della Dr.ssa Paola Dal Molin. CISERPP Srl Editore, Verona

Elena Balsamo, (2007). Sono qui con te. L'arte del maternage. Il leone verde, Torino

Franco Boscaini, (2009). Lo sviluppo psicomotorio. CISERPP Srl, Verona

John Bowlby, (1989). Una base sicura. R.Cortina, Milano

Prof. Andrea Camperio Ciani, Lylybeth Fontanesi, (2010-2011).  Dispensa di Etologia. Padova

 

 

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