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Nuoto neonatale e riabilitazione del menisco discoide ipermobile

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Nuoto neonatale e riabilitazione del menisco discoide ipermobile

 

Le patologie che possono interessare il menisco e le articolazioni del ginocchio in generale, sono sempre più numerose e spesso risultano essere problematiche sia dal punto di vista diagnostico che da quello del trattamento terapeutico.

I menischi sono delle fibro-cartilagini mobili, situate nell’articolazione del ginocchio, fra il femore in alto e la tibia in basso. Le dimensioni vanno dai 4-5 cm di lunghezza, ai 1-1,5 cm di larghezza.

Il menisco interno ha forma di mezza luna, mentre quello esterno ha una forma ad anello. E’ importante sottolineare che i menischi sono degli elementi sospesi, come fluttuanti all’interno dell’articolazione. Per cui si muovono e si deformano a seconda dei movimenti di flesso-estensione del ginocchio e di rotazione della tibia.

Le patologie pediatriche che possono interessare i menischi sono di natura congenita: malformazioni congenite della forma, menisco discoide o d’inserzione dei corni. Oppure patologie legate a malattie del sistema: come la poliartrite cronica giovanile o malattia di Sill, che si manifesta con episodi di infiammazione dei menischi.

Fino agli anni ’90 si interveniva operando il menisco e, a volte asportandone una parte. Successivamente molti studi hanno evidenziato come tali soggetti operati, venissero poi a soffrire di dolori artritici precoci.

 

La linea che invece si tende a seguire oggi, tranne in quei casi dove il dolore non è sopportabile per cui è necessario operare, è quella di tentare il “modellamento” del menisco attraverso movimenti ripetuti del ginocchio, tentando di non andare a produrre movimenti a scatto e quindi che possono provocare infiammazioni, ma attraverso una ginnastica “dolce”. In questo caso l’acqua è un prezioso aiuto per riprodurre movimenti dolci, poiché neutralizza la gravità, alleggerisce il peso del corpo e offre però un maggiore sostegno impedendo impatti violenti e possibili traumi alle ossa e alle articolazioni. 

 

Riabilitazione in acqua

L'idroterapia e la riabilitazione in acqua sono entrate da pochi anni a far parte dei protocolli di riabilitazione in campo ortopedico e sportivo.  Nonostante ciò, sin dal momento della loro introduzione, hanno registrato un crescente consenso sia da parte di medici e fisioterapisti, sia da parte dei pazienti.

In effetti negli ultimi trent'anni la terapia in acqua, conosciuta già dall'antichità, si è integrata sempre più nei percorsi di recupero tradizionali.

Oggi, grazie anche ai suoi numerosi successi, possiamo finalmente affermare che tale forma di riabilitazione motoria è divenuta, a pieno titolo, parte integrante di molti percorsi riabilitativi.

L'idroterapia è indicata sia come mezzo di preparazione fisica in vista dell'intervento chirurgico sia come efficace strumento riabilitativo nella fase di rieducazione post-operatoria. In quest'ultimo caso la riabilitazione in acqua inizia, solitamente, dopo la desuturazione rappresentando un trattamento importantissimo quando gli esercizi tradizionali sono controindicati.

Anche se spesso i percorsi riabilitativi si limitano a far compiere al paziente esercizi molto simili a quelli che si eseguono in palestra, per impostare un corretto programma di riabilitazione in acqua bisogna conoscere alcuni princìpi molto importanti, come quello del galleggiamento, della viscosità e della pressione idrostatica. Tali conoscenze andranno poi integrate tra di loro ed adattate ai problemi del paziente ed agli obiettivi del programma terapeutico.

 

Principi Fisici

 

Il Principio di Archimede: un corpo immerso in un liquido riceve una spinta idrostatica dal basso verso l'alto pari al peso del liquido spostato. Di conseguenza quando ci si immerge fino all'ombelico il nostro peso si riduce, apparentemente, di circa il 50% per diminuire sino al 90% quando l'immersione raggiunge le spalle.

Questa spinta permette di riprendere prima gli esercizi di deambulazione alleggerendo il peso gravante sulle articolazioni e migliorando l'irrorazione del tessuto cartilagineo. In acqua si ha una minore attivazione dei recettori che controllano il tono posturale, nei muscoli spinali c'è una riduzione della tensione da 1,8 kg/cm² in aria a 0,79 kg/cm². Grazie a questo principio possiamo fare recuperare lo schema motorio del cammino prima di quanto si possa fare in palestra ottenendo una migliore e più precoce rieducazione al movimento.

 

Reazione Viscosa: è la reazione che un liquido oppone ad un corpo che si muove al suo interno (resistenza). L'acqua è infatti più densa dell'aria e per questo motivo fornisce una maggiore resistenza al movimento. Grazie a questo principio possiamo rinforzare la muscolatura senza adoperare sovraccarichi e pesi aggiuntivi. Tale resistenza aumenta all'aumentare della velocità dei movimenti e alla superficie del segmento corporeo che vogliamo spostare. Per questo se stringiamo tra le mani oggetti con superfici più o meno grandi, a parità di densità, possiamo modulare la difficoltà dell'esercizio a nostro piacimento.

 

Pressione idrostatica: dipende dal livello dell'acqua (aumenta all'aumentare della profondità). Tale pressione viene esercitata perpendicolarmente in ogni punto della superficie corporea migliorando l'equilibrio e la propriocezione (capacità di regolare la postura grazie al coordinamento di una risposta motoria adeguata alle variazioni esterne). L'allenamento propriocettivo è, non a caso, uno degli aspetti più importanti della riabilitazione. La pressione idrostatica rende inoltre l'acqua un ottimo mezzo di condizionamento aerobico migliorando l'efficienza del sistema digestivo (soprattutto renale), respiratorio e cardiovascolare.

 

Temperatura: il calore aumenta la vascolarizzazione dei tessuti grazie allo stimolo diretto ed indiretto sulla vasodilatazione. Solitamente l'acqua delle vasche riabilitative viene mantenuta ad una temperatura leggermente superiore (31-35°C) rispetto alle piscine tradizionali. Ciò consente di sfruttare a pieno le proprietà vasodilatanti del calore che migliora l'ossigenazione dei tessuti favorendo il recupero muscolare anche da stati irritativi cronici come la lombalgia (grazie all'azione combinata di calore e pressione idrostatica il flusso di sangue al muscolo aumenta infatti del 225% quando ci si immerge sino al collo). La temperatura dell'acqua dovrebbe essere sempre mantenuta a tali temperature per allontanare il rischio di eventuali attacchi cardiaci in soggetti predisposti.

Sfruttando i principi di galleggiamento, l’ambiente acquatico può rappresentare un tramite per avvicinarsi gradualmente agli esercizi di carico svolti sulla terraferma. 

L’aumento graduale della percentuale di carico consente il ritorno ai movimenti fini e coordinati senza causare dolore. In più gli stimoli che derivano dall’ambiente acquatico possono agire come un sistema a cancello, riducendo il dolore. Questo consente una conseguente maggiore escursione articolare in assenza di dolore.


L’acqua consente l’esecuzione di esercizi attivi, offrendo un senso di sicurezza causando pochissimi disagi. Sfruttando la giusta combinazione tra galleggiamento, resistenza e calore, il soggetto ottiene generalmente risultati migliori in acqua rispetto a quelli che otterrebbe sulla terra ferma.

A questo punto è necessario fare una distinzione tra fisioterapia passiva e fisioterapia attiva. Nella fisioterapia passiva il paziente non si muove autonomamente, quindi c’è un terapista che provvede al movimento degli arti. Nella terapia attiva, invece, il soggetto si muove autonomamente e decide il tipo di movimento e l’intensità dello stesso.

Quando parliamo di neonati o bambini, risulterà impossibile applicare una fisioterapia di tipo passivo, poiché non comprendendo quello che accade il bambino tenderà ad opporre resistenza, si sentirà manipolato e costretto per cui sperimenterà sentimenti di fastidio e frustrazione.

L’unico modo per trattare il bambino diventa per cui una fisioterapia attiva, quindi il movimento ripetuto e spontaneo degli arti in acqua. La terapia adatta per tali patologie è chiamata idrokinesi, per i neonati un valido sostituto è il nuoto neonatale.

Il caso clinico di A.

A. nasce sano e senza particolari problematiche. Verso il sesto mese di vita il bambino è molto attivo e dimostra di volersi già reggere in piedi. I genitori si accorgono che quando il bambino è disteso e sgambetta il ginocchio sinistro produce un suono, come uno scatto.

Con il passare del tempo lo scatto risulta sempre più evidente. Dopo una visita ortopedica pediatrica e un’ecografia al ginocchio, viene diagnosticato al bambino il menisco discoide ipermobile.

In questi casi non è prevista cura, dato che il bambino non sembra avvertire dolore e il ginocchio non sembra bloccarsi. Tale patologia può risolversi da sola o aggravarsi. Viene però consigliata una terapia di galleggiamento giornaliero per un’ora circa.

L’ acqua rappresenta un mezzo in cui i movimenti possono essere eseguiti in un ambiente stimolante e piacevole. La lentezza dei movimenti dovuta al muoversi in acqua concede un buon controllo del movimento, ma senza traumi dovuti a movimenti bruschi. Più il bambino tenderà a muovere il ginocchio, più il menisco tenderà a modellarsi.

A questo punto l’unica strada possibile per A. appare il nuoto neonatale.

La lentezza dei movimenti, la stimolazione tattile che si genera durante il movimento in acqua e la temperatura calda dell’acqua aiutano i muscoli a rilassarsi e a lavorare correttamente.

Per far sì che un bambino produca movimenti ripetuti e spontanei, perciò attivi, la disciplina del nuoto neonatale risulta perfetta perché prevede un ambiente stimolante, tramite l’uso di giocattoli e attività che attirano l’attenzione del piccolo, e contemporaneamente offre un ambiente rilassante e rassicurante (acqua e presenza del genitore). Dopo 4 mesi di tale attività A. ha recuperato completamente la disfunzione al ginocchio, in maniera veloce e non traumatica, oltre che acquisire tutti quei benefici che la disciplina concede.

Concludendo i benefici che lʼacqua comporta sono molti, tra questi ricordiamo:

• scarico totale o parziale delle articolazioni
• effetto miorilassante
• miglior controllo del dolore
• deambulazione facilitata
• riduzione dellʼedema
• mobilizzazione facilitata
• maggior movimento con minor sforzo
• miglior reclutamento muscolare
• interessamento non solo del distretto interessato ma coinvolgimento muscolare e articolare globale
• benefici psico-fisici e di rilassamento

 

La riabilitazione in acqua consiste nel fare svolgere al paziente vari esercizi, volti al miglioramento del tono muscolare, della mobilità articolare, dell'equilibrio e al recupero degli schemi motori.

Nel caso precedente il nuoto neonatale si è rivelato uno sport eccellente, poiché, attraverso il gioco, i tuffi, il movimento delle gambe per nuotare è stato possibile andare a stimolare tutta la muscolatura e le articolazioni del bambino, in modo semplice, naturale e divertente.

 

 

 

Dott.ssa Veronica Simeone

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