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L'importanza del gioco e del setting nella pratica psicomotoria

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L’IMPORTANZA DEL GIOCO E DEL SETTING NELLA PRATICA PSICOMOTORIA

 

1. L’IMPORTANZA DELL’ESPERIENZA LUDICA IN ACQUA: IL GIOCO

 

L’attività ludica è la forma di espressione privilegiata del bambino, lo strumento attraverso il quale si rapporta a se stesso, esplora il mondo 

circostante, ha la possibilità di ricombinare in maniera personale e creativa le informazioni, le indicazioni, i segnali che gli vengono dall’ambiente.

E’ nel giocare che il bambino sperimenta con successo la possibilità di intervenire attivamente sugli elementi che lo attorniano. 

Il gioco riveste un ruolo fondamentale per lo sviluppo intellettivo: esso, infatti, stimola la memoria, l'attenzione, la concentrazione, favorisce lo 

sviluppo di schemi percettivi, capacità di confronto, relazioni ecc. 

Una carenza di attività ludica denuncia, nel bambino, gravi carenze a livello cognitivo.

J. Piaget (1937-1945) mette in correlazione lo sviluppo del gioco con quello mentale, affermando che il gioco è lo strumento primario per lo 

studio del processo cognitivo del bambino. 

Piaget, infatti, parte dalla convinzione che il gioco sia la "più spontanea abitudine del pensiero infantile".

Egli afferma che lo sviluppo intellettivo del fanciullo passa attraverso due processi: uno detto assimilazione e l'altro accomodamento.

Nel lavoro in acqua si cercherà di strutturare il meno possibile l’attività e di non utilizzare il gioco come semplice rinforzo cognitivo

Occorrerà porre le basi sull’attività spontanea dei bambini come scambio relazionale permettendo loro di sperimentarsi in relazione a se stessi ed al 

materiale per facilitare la scoperta e la consapevolezza di sé.

Il setting “acqua” sarà un luogo gratificante e al contempo contenitivo, uno spazio privilegiato di gioco e di relazione.

 

2. L’ORGANIZZAZIONE DEL SETTING: COME CAMBIANO LE CATEGORIE ANALOGICHE

 

Il setting piscina è organizzato secondo le categorie analogiche.

Come cambiano però le categorie analogiche?

 

- Lo Spazio: lo spazio terapeutico deve essere accogliente e contenitivo, vincolato dai tempi, regole e strutture che determinano ruoli e funzioni. È uno spazio “pensato” dall’adulto per il bambino ed è il primo grande segnale di attenzione alla sue esigenze ed ai suoi desideri.

Uno spazio all’interno del quale il bambino può esprimere la sua modalità di essere accettato con le sue caratteristiche, costruire un valido rapporto di fiducia e di stima, attraverso l’empatia tonica e scoprire progressivamente un iter evolutivo basato su opportune stimolazione per una migliore organizzazione neuro psicomotoria e con la possibilità di vivere le esperienze con modalità quanto più adeguate, tenendo conto anche delle capacità affinché possa raggiungere il suo massimo di autonomia e di affermare la sua personalità ed identità.

La piscina con le sue caratteristiche rappresenta la dimensione di accoglienza dello spazio terapeutico. 

Spazio delimitato o meno dal materiale e/o dal corpo del terapista, che con le sue modificazioni posturali forma, trasforma, riduce o elimina lo spazio di movimento.

- Il Tempo: sistema organizzatore del continuum degli eventi percepiti. Esso è legato alla memoria e come tale rappresenta il raccordo degli eventi piacevoli che si rievocano gli uni negli altri.Esso è scandito da alcuni passaggi obbligati che possono trasformarsi in rituali: prepararsi, spogliarsi, togliersi fisicamente e psicologicamente la protezione dei vestiti, gesti usuali che implicano chiaramente “il mostrare il corpo”.

Quindi l’accettarsi, l’accettare, l’accogliere.

- Lo Schema corporeo: è la rappresentazione che ogni persona ha del proprio corpo; l’acqua amplifica le sensazioni cutanee, muscolari, cinestetiche e vestibolari.La pelle è maggiormente stimolata perché il corpo è nudo.Il contatto con l’acqua calda produce sensazioni piacevoli. Gli organi delle sensibilità tattile e termica sono maggiormente stimolati.L’immersione in acqua calda da una percezione più chiara delle parti del corpo soprattutto quelle posteriori; i confini risultano più definiti, il limite esterno del corpo è percepito maggiormente.

- Il Tono: è considerato il più antico elemento della comunicazione fra la persona e l’esterno.Il corpo possiede il suo linguaggio per esprimere sentimenti, emozioni ed esigenze attraverso gesti, segnali, posture, movimenti, mimica, posizione nello spazio e variazioni di tono.Il tono è un linguaggio meno strutturato, più spontaneo e istintivo, il corpo prende parola, diventa mediatore, veicolo dell’essere al mondo, lavora per procurarsi piacere e proteggersi dal dispiacere.È importante quindi sentire il corpo, permettere al bambino di cercare contatto, permettergli di esprimersi liberamente, sentirsi a proprio agio, valorizzare l’intervento terapeutico attraverso l’ascolto e non l’insegnamento ed attraverso un approccio globale.

- Il movimento: appartiene a quella categoria analogica che fuoriesce dal tempo e dallo spazio (e nello stesso tempo li unisce inscindibilmente) e che dà loro significato.Il movimento non è solo gestualità, ma è anche intenzione e incontro.Il corpo può esplorare, adattarsi e trasformare la realtà esterne, stabilendosi come polarità di relazione, assumendo su di sé valori positivi.

 

3. LA PRATICA NEUROPSICOMOTORIA IN ACQUA

 

La pratica neuropsicomotoria in acqua si pone come obiettivo il recupero di schemi motori arcaici nonché l’attivazione del piacere senso – 

motorio in una dimensione, quella acquatica, che amplifica tutte quelle esperienze senso – percettive – motorie necessarie per la costruzione delle 

competenze adattive.

L’esperienza corporea è mediata dall’acqua che avvolge, contiene, rilassa e svolge un ruolo di facilitatore nel superare i limiti sia fisici che psichici.

Principio chiave è la presa in carico precoce del bambino con disabilità e l’approccio globale, ovvero l’abilitazione funzionale (apprendimenti di 

schemi di posture e di movimenti) in un contesto che tenga conto della crescita emotivo – affettivo – relazionale.

Come elemento riabilitativo l’acqua è la protagonista stessa del setting terapeutico.

L’acqua è l’ambiente con cui il bambino entra in contatto e di cui il terapista sfrutta le sue caratteristiche; detta le sue regole, avvolge il corpo, 

lo sostiene, lo modella, lo massaggia come l’aria non può fare.

Creando una resistenza al movimento ed al gesto, l’acqua permette al bambino di riflettere su schemi che percepisce fuori da ogni possibile 

automatismo, permettendo una globalità di sensazioni, possibili solo in una dimensione acquatica.

In questo ambiente privo di ogni barriera, il bambino grazie anche algalleggiamento sperimenta una sensazione di leggerezza, nella possibilità 

di assumere posizione perse o mai neppure sperimentate.

 

4. CONCLUSIONI

 

In questi corso ho avuto modo di studiare e comprendere molti aspetti riguardanti l’ acquamotricità neonatale che è una materia caratterizzata da 

innumerevoli aggiornamenti e in continua evoluzione.

L’acqua è l’ambiente con cui la gestante entra in contatto, avvolgendola, contenendola, rilassandola, e di cui il terapista sfrutta le sue 

caratteristiche inducendola a superare i limiti fisici e psichici.

Il lavoro in acqua garantisce alla gestante un’esperienza di tipo globale che coinvolge la sfera intellettiva, psicologica, sensoriale e 

motoria, attraverso una situazione avvolgente che favorisce l’ascolto del proprio corpo, facilitazione motoria e rilassamento che la inducono a 

vivere questa esperienza come fonte di piacere e di benessere.

Sicuramente il mio lavoro non può essere considerato esaustivo riguardo l’acquamotricista neonatale, nasce, quindi, la necessità di essere 

sempre aggiornati e sperimentare, per migliorare la formazione professionale in questo campo.

 

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