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Acquaticità in gravidanza: attraverso la storia e le reminiscenze

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Acquaticità in gravidanza: attraverso la storia e le reminiscenze

di Federica Riccobono

 

<< L'acqua non aspetta mai. Cambia forma e scorre attorno alle cose, trovando sentieri segreti a cui nessun altro ha 

pensato: un pertugio nel tetto od un piccolo buco in fondo a una scatola. Senza alcun dubbio è il più versatile dei 

cinque elementi, Può dilavare la terra, spegnere il fuoco, far arrugginire un pezzo di metallo e consumarlo. Persino il 

legno, che è il suo complemento naturale, non può sopravvivere se non viene nutrito dall'acqua. >>

 

Così afferma Arthur Golden nel suo romanzo pubblicato nel 1997 “Memorie di una geisha”.

 

E’ solo uno dei tanti scrittori che nel contesto delle loro opere hanno evidenziato la potenza di un elemento del quale 

in realtà potremmo parlare per ore ed ore in termini letterari, artistici, storici, simbolici, filosofici e religiosi, senza mai 

per questo riuscirne ad esprimere la sua totale completezza; l’unico elemento che in sé possiede capacità curative 

e distruttive in egual misura, l’elemento che per eccellenza è sinonimo di purezza e tranquillità, di morte, ma anche 

di rinascita. Questi ultimi due aspetti sono strettamente correlati e connessi con l’acqua, per via del loro significato 

simbolico di transizione. E cos’ è la gravidanza, se non un momento di conversione che avviene per tappe? Sia per il 

prodotto del concepimento, che da embrione diventa feto e infine bambino, sia per la madre, che dall’essere bambina 

è divenuta donna, per rinascere, dopo tale esperienza, come una mamma.

E’ proprio nella nascita che l’elemento acquatico esplica al massimo le sue potenzialità. Il 70,8% della superficie 

terrestre è ricoperta d’acqua, principale costituente degli ecosistemi e base fondamentale per lo sviluppo di ogni 

forma di vita, compreso l’uomo. Lo stesso essere umano è costituito per il 70% d’acqua e il suo sviluppo per nove mesi 

nel ventre materno avviene nel liquido amniotico, sostanza simile a quella linfa da cui ebbe inizio la vita ai primordi 

dell’esistenza, costituito da sali minerali, proteine, aminoacidi, lipidi, ioni e per il 98-99% da acqua !

Il bambino vive all’interno del grembo materno una vita alternativa a quella reale. Immerso nel fluido del liquido 

amniotico, pur trovandosi in un ambiente isolato, inizia ad affinare le sue sensazioni, ad immagazzinare i primi ricordi 

interagendo col mondo esterno tramite il corpo della madre, sperimentando il mondo circostante e acquisendo 

informazioni che costituiranno poi la base dei futuri comportamenti e dello sviluppo della personalità. Cosi, attraverso 

un processo simbolico di “morte” e di “rinascita”, l’individuo passerà attraverso un momento di transizione (il parto), 

dalla fine della sua vita uterina, all’inizio della sua vita terrena.

Per via di questo profondo legame tra l’individuo e l’elemento acquatico si è provato ad utilizzare l’acqua sfruttando 

le sue capacità preventive, riabilitative e terapeutiche. Le antiche civiltà si sono sviluppate intorno a corsi d’acqua e i 

romani erano soliti immergersi in acque termali e praticavano quella che oggi chiamiamo idroterapia

[Dal greco: “cura con l’acqua”. Venne abbandonata nel Medioevo, per riemergere dalle sue ceneri tra la fine del 

XVII e l’inizio del XVIII secolo in Europa centrale, grazie a medici quali Sigmund Hann(1664-1742), Johann Sigmund 

Hann(1696-1773) e C.W.Hufedland(1762-1832). Nel XX secolo l’idroterapia ha conosciuto uno sviluppo senza pari.]

possibile utilizzare massaggi, temperatura, pressione e ginnastica in acque termali per ricavare benefici. E’ per questo 

che si è assunta una considerazione positiva dell’acqua, sia per l’assistenza alla patologia, sia per quanto concerne la 

fisiologia, tentando di accostarla anche alla gravidanza.

Le evidenze scientifiche raccolte al riguardo sono state rivalutate dalla Società di Ostetricia e Ginecologia del Canada( 

SOGC Clinical Pratice Obstetrics Committee) con rappresentanti della “Canadian Society” per la fisiologia dell’esercizio, 

Le raccomandazioni dicono che tutte le donne senza particolari controindicazioni dovrebbero essere incoraggiate 

a partecipare ad esercizi aerobici e che condizionino la resistenza come parte di uno stile di vita sano durante la 

gravidanza. Gli obiettivi auspicabili per un esercizio aerobico in gravidanza devono essere di mantenere un buon 

livello di forma fisica senza cercare di raggiungere una competizione atletica. Le donne devono scegliere attività che 

minimizzino il rischio di perdere peso e di recare danni al feto.

Dovrebbero, inoltre, essere avvisate che eventuali problemi durante la gravidanza o sugli esiti neonatali non sono 

dovuti all’esercizio che è stato svolto, poiché non esistono evidenze scientifiche al riguardo. L’acqua può offrire 

notevoli benefici anche dopo la gravidanza, poiché gli esercizi del pavimento pelvico da eseguire nell’immediato post 

partum possono ridurre significativamente il rischio di futura incontinenza urinaria; pertanto esercitarsi in acqua non 

offre solo un valido aiuto alle gravide, ma anche alle neo mamme, che potranno sperimentare anche con il proprio 

bimbo tra le braccia gli immensi poteri benefici dell’acqua, senza per questo preoccuparsi, nel caso in cui allattino, 

della quantità o composizione del latte, che non variano in seguito ad un moderato esercizio nel post partum e 

pertanto non esistono influenze negative sulla crescita del bambino.

Gli esercizi in acqua, sia che la donna sia gravida o no, sono sempre stati avvolti da un certo misticismo e spirito 

rituale. Questo perché l’ingresso in acqua comporta un’immersione. L’immersione, connessa alla cura con l’acqua, ha 

le sue radici nell’antichità, ai tempi in cui le terme venivano utilizzate nell’Impero Romano. L’immersione viene vista 

come una purificazione e una rinascita e questo in diverse religioni, ad esempio attraverso il battesimo, l’immersione 

nel Gange, il rituale ebraico del bagno dopo le mestruazioni. Non tutti i riferimenti all’immersione sono positivi. Nel 

16°-17° secolo uno dei metodi per identificare una strega era di immergerla in acqua. Se riusciva a nuotare allora era 

una strega e veniva condannata al rogo, se invece annegava era innocente. L’immersione è quindi associata ad una 

lunga serie di tradizioni in diverse culture.

Studi condotti su donne che hanno effettuato esercizi in acqua, hanno mostrato, in risposta alla fatica, minor influenza 

sulla frequenza cardiaca fetale poiché svolgevano l’attività in acqua invece che a terra. La frequenza cardiaca materna 

e la pressione sanguigna sono più basse rispetto a quando vengono praticati gli esercizi a terra, a dimostrazione 

che l’immersione provoca un aumento della circolazione. Pertanto la fisiologia dell'esercizio in acqua offre una 

compensazione ai cambiamenti fisiologici rispetto all’esercizio eseguito a terra, generando notevoli benefici in 

gravidanza. Pertanto effettuare esercizi di acquaticità in gravidanza risulta apportare notevoli benefici.

Le radici storiche dei corsi di acquaticità poggiano le basi in Germania, dove nel 1965, per merito dell’insegnante 

di cinesiterapia Sella Krahmann, fu messa a completa disposizione delle gravide una vasca, all’interno della piscina 

municipale di Friburgo, in modo che per un’ora al giorno si potessero dedicare al nuoto libero, esercizi di preparazione 

al parto e tecniche di rilassamento.

Nel 1971 in Canada Joanne Dissault Corbert cominciò ad organizzare lezioni di nuoto per gestanti sostenendo che il 

nuoto era l’attività ideale per loro, in quanto l’attività respiratoria era del tutto simile a quella praticata durante le 

contrazioni e la fase espulsiva del parto.

Nel 1977 in Francia è stata fondata l’Association Nationale Natation et Maternité, con lo scopo di riunire tutti i 

professionisti che si occupavano di preparazione al parto sul piano fisico e psicologico in ambiente acquatico.

Nel 1980 nascono in Italia i primi corsi di acquaticità, conciliando l’elemento acquatico con altre discipline come lo 

Yoga e il Watsu. Quest’ultima tecnica è stata anche definita “water-shatzu” , poiché deriva dallo shatzu in unione 

con l’attività in acqua. L’operatore tiene in braccio la gestante e tramite sollevamenti e oscillazioni fa in modo che sia 

l’acqua a sollecitare quelle zone che con lo shatzu vengono massaggiate manualmente.

È evidente, allora, come nel corso della storia si sia consolidato l’utilizzo dell’elemento acquatico nell’ostetricia per 

ciò che concerne la gravidanza in toto, sia durante la stessa che per l’assistenza al travaglio e al parto, e ancora di 

più dopo il parto, nel momento della riabilitazione materna e per il neonato. E’ ben noto che la brusca interruzione 

della vita uterina possa rappresentare un traumatico passaggio per il bambino da un ambiente avvolgente, privo di 

forza di gravità, ad uno grande e altamente dispersivo. Per tale motivo, ancora una volta, l’acqua venne in aiuto ad un 

famoso ostetrico francese, Frédérick Leboyer, a cui si deve il merito di aver sperimentato per primo, alla fine degli anni 

sessanta, l’immersione del neonato in un bagno caldo, in modo da attutire il passaggio al mondo esterno.

Allo stesso modo anche la donna può recuperare questo rapporto con l’acqua. Non conta più il razionale, quel 

“grillo parlante” che ci guida nella vita di tutti i giorni, ma a volte fa dimenticare noi stessi. Nessun piacere può 

essere equiparato al senso di rilassatezza e immediato abbandono che può comportare l’immersione in un bagno 

caldo, meglio ancora se accompagnato da un’atmosfera che possa conciliare il ricordo di esperienze passate. Cosi, 

basta immergersi tra le note di oli profumati e una dolce melodia per sgomberare la mente, sentirsi privi di peso e 

di pensieri, dimenticare la vita quotidiana e osservare, ad occhi chiusi, le luci soffuse della stanza. L’acqua col suo 

calore e il suo sostegno ci riporta ad un mondo familiare. Riaffiorano momenti di quando eri bambina, i giochi con le 

amiche, il bagnetto con la sorella, le bollicine create dal bagnoschiuma, un tuffo ancora più giù e... in un attimo sei di 

nuovo lì, dentro la pancia, senti le voci della tua mamma, del tuo papà, quella musichetta che ti facevano ascoltare 

accompagnata da un “Senti piccolino?? Senti quanto ti amiamo??”

Dopo tutto esiste una stretta relazione anche tra l’essere adulto e il suo bambino interiore, per cui le esperienze che il 

bambino vive attraverso la madre possono influenzare fortemente il carattere e il modo di vivere del periodo adulto. 

L’individuo conserva delle reminiscenze.

Un paragone potrebbe essere fatto, allora, tra Il fanciullino di Pascoli, che conserva la sua antica e serena meraviglia, 

e il neonato nei primi mesi di vita, che conserva il ricordo della sua vita acquatica, mostrando una spiccata attitudine 

per questo elemento. Tale ricordo potrà essere accantonato una volta divenuti adulti, ma mai dimenticato, poiché 

 

<< L'adulto ha imparato a nuotare, il neonato non l'ha mai dimenticato >>

C. G. Jung

 

Ecco svelato il mistero, ciò che spiega perché la donna, quando si immerge, riesce a recuperare un senso di 

rilassatezza che al di fuori dall’elemento acquatico difficilmente può ottenere, rivelando questo collegamento con un 

passato che inconsciamente riaffiora. Tutto grazie al ricordo dell’acqua.

Quando la tua energia psichica ritorna oltre il periodo della prima infanzia e penetra nel retaggio 

della vita ancestrale, ecco che si spalanca il tuo mondo spirituale profondo, la cui esistenza non 

avevi mai sospettato.

 

Bibliografia

 

• Gravidanza Nascita e Infanzia, Paolo Sarti, Giuseppe Sparnacci, Giunti editore S.p.A, Firenze, 2013

 

• L’acqua e la nascita , Roberto Fraioli, Albin Thoeni, Red edizioni 2009

 

• Manuale del parto in acqua, Janet Balaskas, Yehudi Gordon, Red edizioni 2007

 

 Cosi afferma Erik Sidenbladh, neurologo e autore del libro “Nascere nell’acqua”.

 

• SOGC Clinical Practice Obstetrics Committee, Canadian Society for Exercise Physiology Board of Directors

 

“Exercise in pregnancy and post partum period.” J Obstet Gynaecol Can. 2003 Jun;25(6):516-29.

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