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La regressione in gravidanza fuori e dentro l'acqua

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La regressione in gravidanza fuori e dentro l’acqua

Di Veronica Spinacè

 

Per regressione si intende la messa in atto, da parte dell’individuo, di comportamenti 
 
ed espressioni che sono propri dell’età infantile o appartengono ad un livello psichico precedente a 
 
quello in cui si trova il soggetto in quel momento. Questo è un meccanismo di difesa che l’Io mette 
 
in atto per far fronte a situazioni che potrebbero mettere a rischio il proprio equilibrio interiore. 
 
nell’Interpretazione dei sogni, prende in considerazione la regressione e la suddivide in tre 
 
tipologie: topica, temporale e formale. Il primo tipo si riferisce in particolare ai sogni e si riconduce 
 
ai sistemi psichici (conscio, preconscio, inconscio), quella temporale invece presuppone un ritorno 
 
a strutture intellettuali più antiche, mentre l’ultimo tipo consiste in una riattualizzazione di modi e 
 
di espressione più arcaici, che vanno a sostituirsi a quelli abituali. Proprio durante il periodo della 
 
gravidanza, nella donna, si mettono in atto i meccanismi di regressione, sia per effetto di alcuni 
 
ormoni che durante questo periodo sono rilasciati in maggiori quantità, sia per processi psicologici 
 
che durante la fase gestazionale si mettono in atto. Gli ormoni in questione sono il progesterone, gli 
 
estrogeni e le endorfine. Il primo di questi viene normalmente prodotto dal corpo della donna, ma 
 
durante la gravidanza la secrezione risulta molto maggiore grazie alla presenza della placenta che lo 
 
va a produrre, ed è indispensabile per il progredire della gestazione. Infatti, tra i suoi vari effetti, si 
 
possono elencare l’inibizione della contrattilità uterina, il rallentamento della peristalsi intestinale e 
 
un effetto sul centro nervoso del respiro facendo in modo che il livello di ossigeno aumenti anche 
 
del 20%. Tutto questo promuove un processo di introversione nella gravida, che è portata a 
 
rallentare i ritmi quotidiani. Il secondo ormone coinvolto nella regressione della donna in 
 
gravidanza è l’estrogeno che, oltre ad avere effetti sul corpo ( per esempio portano ad uno sviluppo 
 
delle mammelle, ad un aumento dei liquidi nei tessuti e del volume plasmatico, ecc.), ha effetti 
 
anche sulla sfera emozionale, e porta la gravida a porre una maggiore attenzione alle proprie 
 
sensazioni e al suo lato più emotivo. Questo le permette di “sentire” realmente il proprio bambino, 
 
grazie alla regressione messa in atto che le consente di diventare più simile alla creatura che porta 
 
in grembo. Anche le endorfine hanno il loro ruolo, infatti vengono rilasciate in maggiori quantità e 
 
una delle principali funzioni è quella di proteggere la donna nel momento del travaglio e del parto 
 
poiché vanno ad aumentare la soglia del dolore, e promuovono l’attaccamento mamma- bambino al 
 
momento della nascita. L’attenzione non è più verso l’esterno, ma verso l’interno, ossia verso la 
 
propria interiorità, e la madre è capace così di ascoltare e capire il proprio bambino. In gravidanza 
 
sono presenti dei processi psicologici che portano la donna a porre maggiore attenzione alla propria 
 
interiorità, infatti nella donna si instaurano stati d’animo e comportamenti tipici dell’infanzia che si 
 
possono ritrovare nel bisogno di essere accudita, coccolata, consolata durante i tipici sbalzi 
 
d’umore, rappresentanti della regressione affettiva. Tutto questo le permette di orientarsi 
 
maggiormente verso i bisogni del proprio bambino, presente solamente nella sua immaginazione, e 
 
viene in parte escluso il mondo esterno, come se non avesse più l’importanza che in precedenza 
 
assumeva, per esempio una donna gravida che lavora non porrà più la stessa attenzione al lavoro 
 
svolto in quanto inizia ad assumere un valore minore rispetto all’interiorità. 
 
La regressione messa in atto durante il periodo della gravidanza è una “regressione feconda” in 
 
quanto non è né patologica né patogena, nella misura in cui viene assunta e controllata dall’Io. È 
 
proprio in questa ottica che si inserisce la “capacità di reverie della madre” di Wilfred Ruprecht 
 
Bion, ossia un modo che permette alla donna di entrare in sintonia con il neonato tramite strutture 
 
diverse da quelle mentali. La donna può creare dentro di sé delle proiezioni del neonato, per poi 
 
elaborarle e riuscire ad entrare in contatto con il feto.
 
Lo studioso Winnicott definiva invece la regressione, che avveniva durante la gestazione, come 
 
una “malattia normale”, che doveva portare la donna a preoccuparsi temporaneamente totalmente 
 
del proprio bambino, non ponendo più attenzione a quello che era il mondo circostante. Almeno 
 
in un primo momento l’essere madre si identifica proprio con la regressione simbiotica, facendosi 
 
avvolgere completamente dall’essere che porta all’interno di sé, identificandosi proprio con il 
 
Il processo della regressione durante la gravidanza è potenziato dall’elemento acqua, infatti come 
 
diceva Michael Balint, psicoanalista ungherese : “Il potere curativo dell’acqua risiede in una certa 
 
misura nella capacità di stimolare la fantasia regressiva”. Ciò avviene perché l’acqua genera delle 
 
sensazioni che portano la persona ad essere meno reattiva e meno preoccupata sia della propria 
 
immagine fisica che psichica. L’acqua di per sé porta ad uno stato di regressione, basti pensare che 
 
il feto per tutta la durata della gestazione è immerso nel liquido amniotico, perciò l’immergersi in 
 
acqua è un po’ come tornare all’inizio della propria esistenza, è come rivivere quel periodo in cui 
 
ci si trovava immersi in quel liquido vitale. L’acqua inoltre è calma, dona un senso di serenità, si 
 
muove seguendo il nostro movimento, restituendoci tutto ciò con un massaggio delicato che crea 
 
ancor di più uno stato di rilassamento. Ciò porta anche ad un leggero cullare del nascituro, creando 
 
una sintonia ancora più profonda tra madre e bambino che aiuterà l’instaurarsi di un attaccamento 
 
ancora più duraturo dopo la nascita. La donna in acqua si può abbandonare, può lasciarsi andare 
 
e sentirsi nuovamente leggera, anche i pensieri diventano più lenti e l’attenzione è tutta posta al 
 
proprio benessere, alla propria interiorità. La madre può ascoltare con attenzione i movimenti 
 
del proprio bambino e rivedersi in lui. Può addirittura ricrearli quei movimenti, entrando ancor 
 
più in simbiosi con il feto. L’acqua isola dai rumori esterni e il feto, privo di stimoli provenienti 
 
dall’esterno, è in grado di sviluppare al meglio i propri processi cognitivi e di apprendimento.
 
La donna è in grado di controllare il proprio corpo con maggiore consapevolezza quando si trova 
 
dentro l’acqua, imparando a controllarlo meglio e con maggiore sicurezza, e tutto ciò si rivelerà 
 
utile nel momento del parto, riuscendo ad unire corpo e mente. La madre impara ad avere fiducia 
 
nelle proprie capacità e nel proprio corpo, impara a non ostacolarlo ma ad assecondarlo, e a 
 
seguire il proprio istinto. La sensazione di benessere che ne deriva dallo stare in acqua fa liberare 
 
all’organismo della donna delle sostanze, ossia le endorfine che vanno ad aumentare ulteriormente 
 
lo stato si rilassamento e vanno ad innalzare la soglia del dolore, portando la donna a vivere ancor 
 
meglio la propria gravidanza e il proprio travaglio e parto.
 
L’acqua agisce sul sistema respiratorio, andando a rallentare gli atti respiratori, e tutto ciò viene 
 
avvertito dal feto come variazioni pressorie a livello dell’utero, che ricreano una sorta di onda, 
 
percezione simile a quella degli animali marini. 
 
L’acqua non da solamente un benessere psichico ma anche fisico, in quanto per la donna risulta 
 
più facile muoversi e compiere esercizi. L’esercizio in acqua determina delle modificazioni che 
 
riguardano soprattutto lo spostamento dei liquidi corporei, infatti è facilitato il ritorno venoso e 
 
linfatico grazie alla pressione esercitata dal liquido sulla cute. Anche le articolazioni e i legamenti 
 
sono meno sollecitati grazie alla diminuzione della forza di gravità, cosa molto utile in gravidanza 
 
in quanto questi sistemi subiscono un carico maggiore durante questo periodo a causa dell’aumento 
 
ponderale della donna. Alcuni studi hanno dimostrato che le immersioni in piscina aumentano il 
 
liquido amniotico, situazione favorevole per il feto e per la donna durante il travaglio in quanto ciò 
 
le permette di sopportare in modo migliore le contrazioni uterine.
 
Anche le apnee che possono essere proposte durante i corsi di acqua motricità prenatale sono 
 
funzionali sia a riportare alla mente dei vissuti nella donna che potrà poi elaborare sia per 
 
raggiungere una maggiore consapevolezza del proprio respiro.
 
L’acquaticità può condurre la madre, quindi, ad una profonda regressione che la mette alla pari del 
 
feto, riuscendo a farle capire i suoi più profondi bisogni e necessità, aiutando a stabilire tra loro 
 
un forte contatto emotivo già prima della nascita del bambino. L’acqua riporta a galla vissuti che 
 
magari erano nascosti nella profondità del nostro inconscio e ci permette di affrontare paure ed 
 
emozioni che sulla terra non eravamo in grado di superare in quanto dentro l’acqua avviene una 
 
profonda conoscenza di noi stessi grazi alla forte introspezione a cui siamo spinti.
 

Bibliografia

 
http://www.ginecolink.net/percorso_non_medici/psicograv1.htm
 
http://www.gravidanzaonline.it/educazione_prenatale/regressione_infantile.htm
 
M. GALANTUCCI “ La depressione post partum colpisce anche i padri
 
MICHAEL BALINT “La regressione”( 1995 )
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