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…Quello che non sapevo di voler dire…

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…Quello che non sapevo di voler dire…

Giovanna Ferraro

 

L’acqua mi ha sempre attratta; ricordo che da piccola, quando andavo in spiaggia con la mia famiglia, ero quella che correva per prima in acqua, eravamo quattro sorelle e io ero quella che, quando mamma preoccupata agitava le braccia per chiamarci, io la salutavo come per dirle “ciao, a presto… vado via”.

Stavo bene in acqua, ero agile, leggera, libera… vivevo il mio corpo in tutto il suo essere e provavo un bellissimo senso di piacere. Avvolta, quasi protetta, dall’acqua, spesso mi ritrovavo in punti troppo profondi e, nonostante non sapessi nuotare, non mi scoraggiavo perché avevo capito che bastava stare a galla e il mare, con le sue onde, mi riportavano a riva. Avevo otto, o forse dieci anni… non cercavo le risposte a questo mio benessere e mi faceva piacere pensare che l’acqua avesse dei poteri magici, avevo  la percezione che quell’elemento chimico, considerato dagli antichi filosofi “unico”, mi era amico, mi voleva bene e io lo amavo.

Con il passare del tempo, crescendo mi sono distratta da quello che era il mio interesse sentimentale verso l’acqua, fino a quando ho deciso di prendere parte al corso di acquamotricità, con il collega ostetrico Domenico Oliva.

Ho ascoltato con molto interesse la parte teorica del corso, ma mai avrei immaginato che, entrando in acqua, sarei riuscita ad aprire la mia mente a tanti bei ricordi, in quello stesso istante ho capito che il mio interesse sentimentale doveva diventare anche e soprattutto lavorativo.

La Terra è l’unico pianeta in tutto il sistema solare dove si trova l’acqua in forma liquida, comprendendo ben il 70% della superfice terrestre, ma l’acqua è presente anche in tutte le forme di vita organiche, per esempio basti pensare che un umano è composto per 2/3 di acqua e, prima di nascere, viviamo per nove mesi circa in acqua. Dunque, questo è un elemento comune e familiare a tutti noi, per tale ragione non dovremmo distaccarci troppo dall’acqua, come in realtà spesso avviene.

È stato scientificamente mostrato che l’acquaticità, ovvero rientrare in contatto con l’acqua e utilizzarla come medium all’interno del quale far muovere il corpo, è una pratica che porta non pochi benefici all’apparato cardio-circolatorio e all’apparato muscolo-scheletrico, inoltre facilita e migliora notevolmente quelle che sono le tecniche di rilassamento e influisce persino sull’umore, sulla percezione e sullo stato d’animo di un individuo.

Nello specifico l’acqua:

·        Influisce sull’apparato cardio-circolatorio perché durante l’immersione avviene una ridistribuzione dei fluidi ematici (ma anche linfatici) per via della pressione idrostatica che l’acqua esercita sul corpo in immersione, facilitando così il ritorno venoso e anche la diuresi, proteggendo dall’edema o riducendone le dimensioni se già presente.

·        Influisce sull’apparato muscolo-scheletrico perché, durante una gravidanza, il particolare stato ormonale alla quale è sottoposta la donna, causa una certa lassità articolare (per la presenza dell’ormone relaxina) che, associata alla classica lordosi e spostamento del baricentro, presente durante gli ultimi mesi di gestazione, provoca dolori e rende talvolta difficile fare gli esercizi a terra. Il lavoro in acqua al contrario dimostra di apportare benefici alla schiena, in particolare alla zona lombo-sacrale poiché rafforza i muscoli, ma non aumenta le sollecitazioni dolorose.

·        Influisce sullo stato d’animo di un individuo perché è possibile utilizzare svariate tecniche di rilassamento quando si è immersi in acqua, per esempio focalizzando l’attenzione sulla respirazione ed esercitando la respirazione diaframmatica o addominale, così da poter attivare il plesso solare e migliorare l’ossigenazione. Inoltre, grazie sempre alla spinta idrostatica, il corpo sembra risultare più leggero (o almeno così ci fanno credere i nostri sensi) e così il benefico effetto ormonale derivato dal movimento fisico e dagli ioni positivi, che la stessa acqua libera, l’umore di una gravida, ma non solo, migliora notevolmente.

I movimenti associati alla respirazione favoriscono l’immaginazione del bambino dentro la pancia, l’acqua infatti consente alla gravida di immedesimarsi con il piccolo, di immaginarlo proprio all’interno di un liquido dove anche la madre è immersa e ciò scatena un collocamento diretto con il feto. Per cui: suoni, rumori, piccoli movimenti, voci… oltre a essere percepiti con l’orecchio, passano attraverso il meccanismo di conduzione per  via ossea e arrivano al bambino tramite vibrazioni, pulsazioni, oscillazioni o soffi.

 

Il lavoro che dovrò fare è ancora tanto, ma di una cosa sono certa; quand’ero piccola ero già pienamente cosciente del fatto che l’acqua era dotata di caratteristiche magiche.

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