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Apnea: dalla paura alla riscoperta di sè

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APNEA: DALLA PAURA ALLA RISCOPERTA DI SE’

 

"...sai cosa bisogna fare per vivere nel mondo delle sirene? Devi scendere in fondo al mare, molto lontano, così lontano che il blu non esiste più, laddove il cielo non è che un ricordo. E quando sei là, nel silenzio, ti fermi, e se decidi che vuoi morire per loro e restare con loro per l'eternità, allora le sirene vengono verso di te, a giudicare l'amore che gli offri. Se è sincero, se è puro, allora ti accoglieranno per sempre."  U. Pelizzari

 

L’apnea non è solamente un’azione meccanica volontaria o involontaria che comporta l’assenza di respirazione, ma in molti casi è una porta che apre a uno spazio interiore inesplorato, ricco di insidie e di sorprese.

Un primo approccio al mondo dell’apnea può essere affrontato diversamente a seconda del vissuto personale.

Alcune delle possibili sensazioni vissute da chi si confronta per la prima volta con questa esperienza possono essere panico o stati di angoscia assimilabili a volte all’esperienza della morte.

Attraverso l’apnea si ha infatti la possibilità di relazionarsi con le proprie paure più intime e la manifestazione di queste permette di percepirle, conoscerle ed esplorarle.

Poiché passiamo molto tempo a combattere con le nostre emozioni, cercando di reprimerle, è facile che, soprattutto in un periodo delicato come quello della gravidanza, l’acqua risvegli le angosce generate da profondi meccanismi ancestrali.

Più ci si abbandona e ci si lascia andare, più facile sarà decidere di accettarle: così l’apnea diventa un modo di leggere se stessi e un profondo momento di introspezione, che permette, attraverso l’ascolto del proprio corpo, di analizzare le proprie vulnerabilità.

In apnea, libero di fluttuare, in un mondo senza suoni, l’individuo si ritrova in uno stato simile al sonno ma cosciente.

Il guardarsi dentro, potenziato dall’acqua, stimola le associazioni cognitive e immaginative, la sensibilità e coinvolge gli emisferi cerebrali.

Questi però hanno comportamenti diversi che si riscontrano anche durante l’immersione: le informazioni elaborate dall’emisfero destro vengono sperimentate sotto forma di sensazioni (immagini, sapori, odori e suoni), mentre l’emisfero sinistro permette di pensare in modo lineare e metodico, ricordare ogni dettaglio delle procedure e delle tecniche da utilizzare; è il nostro IO che per necessità di funzionamento ci trattiene in uno spazio e tempo misurato, cronometrico, regolato.

In acqua si può percepire con forza il dialogo tra due menti che hanno il desiderio e il bisogno di comunicare le loro prospettive. Il sinistro che separa per capire e il destro che unisce per essere.

La mente è quindi sospesa tra due piani opposti della realtà: controllo e non controllo, tensione e rilassamento.  L’apnea diventa un mezzo utile alle gestanti per imparare a riconoscere e gestire queste sensazioni opposte, le quali si riproporranno durante l’esperienza del parto.

Il momento della nascita è caratterizzato anche dalla forte presenza dell’elemento della separazione, il quale crea in molte donne ansia e paura: quel legame creatosi tra lei e il bambino durante i nove mesi di gravidanza rischia in qualche modo di essere “spezzato”.

Riuscire a superare queste paure diventa più facile sia affrontando il dolore e la fatica del travaglio, elementi fondamentali per accettare la nuova condizione di mamma e rielaborare la separazione dal proprio bambino, ma anche grazie all’apnea, che aiuta la donna a immedesimarsi nella condizione del feto, restando immerse nell’acqua in una profonda quiete come il loro bambino nel liquido amniotico.

Lo stare sommersi e abbandonarsi al piacevole dondolio dell’acqua fa sì che il legame esistente tra mamma e bambino diventi più forte in quanto stanno provando entrambi le stesse sensazioni ed emozioni: l’essere avvolta dall’acqua permette alla mamma di entrare più facilmente in contatto con il suo bambino e comunicargli un senso di benessere e tranquillità.

 

“Negli abissi cerco il mio io, è un’esperienza mistica: sono solo con me stesso, ma è come se mi portassi dentro tutta l’esistenza dell’umanità”

 

Pelizzari con queste parole riprende il pensiero di Darwin secondo cui l’ ontogenesi, ovvero lo sviluppo del singolo individuo dal concepimento fino all’età adulta, racchiude in sé la filogenesi, ossia una sintesi rapida dell’intera storia evolutiva.

Durante l’apnea e attraverso l’introspezione che ne deriva, si può riscoprire una profondità del sé tale da riuscire a comprendere di essere parte di un tutto armonico e completo.

Una volta raggiunto un livello di rilassamento tale per cui ci si abbandona completamente, la mente si fa silente e si comincia a scorgere la bellezza di ciò che si sta sperimentando: leggerezza, apertura, espansione, piacere, completezza.

Quando ciò accade si entra in un mondo sospeso in cui si sperimenta una sensazione di profondo equilibrio senza cioè aver bisogno di nulla, di respirare, di muoversi, di pensare, di fare: ci si riscopre vivi in una condizione di immobilità e stasi che è apparentemente contraria rispetto a ciò che si fa per sentirsi vitali.

Infatti attraverso l’apnea è possibile ripristinare l’equilibrio psicofisico che oggi sempre più frequentemente è compromesso dai ritmi della quotidianità.

Entrare ed affidarsi all'acqua significa approcciarsi ad un ambiente nuovo nel quale cambia non solo la temperatura e la pressione dell'ambiente, ma anche l’equilibrio, le sensazioni propriocettive, le emozioni, lo spazio, il tempo...

Si impara il controllo della mente, si riconoscono meglio il proprio corpo e le sue reazioni, si vivono stati di coscienza particolari. Il segreto è uno: imparare a rilassarsi.

“Mi riempio i polmoni

di un’aria

impregnata dai sapori

d’un mondo estraneo

che parrebbe esser il mio,

preparo il cuore e la mente

ad accompagnarmi

nell’ennesimo viaggio

alla ricerca, novello Diogene

dell’uomo

 

m’immergo nel mare oscuro dell’inconscio,

portato giù

dal peso dei ricordi

che mastro tempo

ha raccolto per me,

vedo quel che è stato,

quel che ho colpevolmente scordato,

quel che ho inutilmente rammentato,

quel che mi è sfuggito,

e quel che sono diventato

 

risalgo,

pian piano

mi libero dell’ormai inutile zavorra,

tutto sembra diverso

confuso fra bolle d’aria divenuta ormai opprimente,

ciò che era indispensabile ora è vano,

una nuova, inimmaginabile esigenza

prende il sopravvento

e tutto il mio fare è rivolto a lei,

Avido di vita

Respiro.”

Lorenzo Cassano

 

 

 

Elena Ferrari

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