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Prendiamoci del tempo per star bene insieme.

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Prendiamoci del tempo per star bene insieme.

 

DEDICHIAMO TEMPO AD ASCOLTARE I BAMBINI

Possiamo insegnare loro solo se impariamo ad ascoltarli, per conoscerne il mondo, anche quello interiore delle emozioni. Prendiamoci del tempo per conoscerci.

 

DEDICHIAMO TEMPO A PARLARE CON LORO

Parlare con i bambini e non solo dei bambini è fondamentale per creare una relazione che, a questa età, è indispensabile che sia prima di tutto affettiva e poi educativa. Prendiamoci del tempo per essere in sintonia insieme.

 

DEDICHIAMO TEMPO AL RISPETTO DI TUTTI

Ogni bambino ha il suo tempo e i suoi ritmi, per camminare, parlare, diventare autonomo, relazionarsi con gli altri, imparare, crescere. Prendiamoci del tempo per rispettare i tempi individuali.

 

DEDICHIAMO TEMPO A GIOCARE

È il modo in cui i cuccioli di tutte le specie si esprimono, comprendono e apprendono le regole, imparano a relazionarsi, capiscono il mondo. Non solo il gioco organizzato, ma anche e soprattutto quello libero. Prendiamoci il tempo per imparare divertendoci.

 

DEDICHIAMO TEMPO A CAMMINARE INSIEME

Camminare con un bambino, ci porta a fare piccoli passi, passi lenti;

 ci fa fermare per osservare, raccogliere, scoprire mondi nel mondo;

ci fa vivere nel qui ed ora, come solo i bambini sanno fare in modo meraviglioso. Prendiamoci il tempo per vivere qui ed ora.

 

DEDICHIAMO TEMPO A CRESCERE

Il nostro futuro nasce da quello che sentiamo nel presente di ogni istante. Prendiamoci del tempo per dare tempo e spazio al nostro presente.

Durante i primi tempi di tirocinio ho avuto l’ opportunità di apprendere quanto sia importante sostenere la motivazione, la creatività e lo sviluppo dell’ identità dei bambini, avendo la capacità, al tempo stesso, di costruire percorsi flessibili ed articolati di apprendimento.

La strada intrapresa dall’ istruttrice l’ ho sempre considerata come una sorta di vocazione, ascoltare gli altri, soprattutto i bambini, capirne necessità ed esigenze, aiutarli a crescere e ad imparare non può che essere una missione.

Credo fermamente che in questo lavoro sia importante mettersi in gioco, mantenendo però la giusta distanza per poter permettere al bambino la piena libertà nelle attività proposte all’ interno della vaschetta.

L’ acqua è flessibilità, capacità di adattamento.

Il bambino ha una naturale propensione all’ acqua difatti basti pensare che rimane per nove mesi nel sacco amniotico della mamma, che lo culla, lo tiene al caldo, lo avvolge facendolo sentire protetto da qualunque cosa.

Importante per un istruttore è l’ essere flessibile, bisogna comprendere che il neonato ha un vissuto ed è fondamentale agire nel giusto modo per stimolarlo creando un ambiente adatto a lui come per ogni altro bambino.

Ruolo fondamentale all’ interno della vaschetta è il genitore che trasmette tutte le sue emozioni al figlio, importante è cercare di far recepire al neonato un senso di sicurezza,questo, può essere effettuato, stringendolo a sé così da potergli far sentire la presenza protettiva dell’ accompagnatore.

Tutto ciò che viene effettuato è per mano del genitore, dall’ entrata vera e propria in vasca, alle eventuali immersioni, alle altre attività fino all’ uscita.

Tuttavia ci sono dei fattori che possono condizionare la serenità del neonato a partire dall’ ambiente sconosciuto, dalla  madre”diversa” a causa della cuffia, all’ affollamento con la presenza di estranei, all’ elevata sonorità causata anche dal rimbombo degli ampi spazi ed inoltre dalla nudità che può mettere a disagio il bambino facendolo sentire vulnerabile.

Il bambino deve prendere consapevolezza dell’ ambiente ed è importante, da parte dell’ accompagnatore, non obbligarlo a svolgere tutte le attività proposte, il neonato deve essere libero, se lo si “spinge” a fare ciò che non vuole, egli si chiuderà in sé stesso e non  vorrà più recepire i diversi stimoli.

Se il bambino è in una situazione di disagio il genitore può portare un gioco da casa o abituarlo, quando gli si fa il bagnetto, indossando la cuffia; importante è lasciar toccare tutto al neonato e non ciò si deve preoccupare se porta alla bocca gli oggetti perché è proprio da li che loro hanno maggiore percezione.

Dalla mia esperienza ho potuto constatare l’ importanza del gioco con il quale il bimbo può sviluppare le sue potenzialità e scaricare l’ emozione attraverso il sorriso e la risata.

Ci sono molti giochi attuabili in vasca ma ce ne è uno, molto semplice, che mi ha colpito particolarmente: consiste nel lasciar libero il bambino ed attendere che raggiunga il genitore che successivamente lo abbraccerà e si complimenterà con lui.

Questo moto di separazione-accoglienza stimola nel bambino diverse emozioni ed ho potuto notare lo sviluppo della fiducia e la nascita nel bambino di un senso di sicurezza durante la parte del contenimento e dell’ abbraccio.

La lezione viene suddivisa in tre parti:

“l’ accoglienza” dove il bambino sperimenta l’ ambiente ed entra nell’ acqua quando si sente pronto.

“l’ attività” dove si cantano canzoncine e si gioca col materiale presente in vasca (es. bottigliette contenenti pasta colorata, pupazzetti, materassini, etc..) fino a portare all’ apice dell’ eccitamento il bambino dove, se l’ età lo consente, svolgerà delle immersioni.

Infine l’ ultima fase è quella del “rilassamento” dove il genitore tiene stretto a sé il neonato, lo culla nell’acqua e lo rilassa.

L’ attività che più mi ha emozionata è stata l’ immersione dei neonati, perché ho potuto vedere come il bambino prenda consapevolezza dell’acqua e tutte le sue espressioni.

L’ immersione si svolge:

1) ponendo il bambino di fronte a sé

2) soffiargli in bocca così che egli chiuda la laringe e possa affrontare l’ apnea

3) l’ immersione di pochi istanti ed infine

4) la riemersione del neonato che verrà abbracciato e coccolato.

Le prime immersioni è bene iniziare a farle prima dei sei mesi per una questione di frequenza cardiaca del neonato ed è inoltre importante aspettare almeno tre settimane per un bambino nuovo prima della prima immersione per poterlo stimolare e renderlo più propenso all’ apnea.

È bene non effettuare molte immersioni a lezione perché comunque bisogna tenere in considerazione che il bambino berrà dell’ acqua e l’ ingerimento eccessivo potrebbe causare qualche reazione a livello stomacale.

Fondamentale è parlare anche della vaschetta;genericamente sarebbe ideale un insegnante per quattro bambini, il tempo di lezione in acqua non dovrebbe superare i 45 minuti per una questione di temperatura interna del neonato e l’ acqua dovrebbe essere a 31,5 gradi, se fosse più elevata andrebbe ancora bene ma se scende di gradi diviene un problema perché il piccolo percepirà più freddo e avrà una sensazione di disagio.

Infine, per concludere, mi sono immersa nella lettura: “Acqua d’ amore” di Enza Ciccolo trovandolo molto interessante soprattutto sull’ argomento dell’ effetto che le vibrazioni positivizzanti delle acque hanno sulla materia vivente.

Vorrei condividere la mia esperienza nel tirocinio incrementando la mia tesina con delle foto che rappresentano una lezione in vasca chiedendo gentilmente la riservatezza di esse e la non pubblicazione in siti web. Ringrazio.

 

PARTE FINALE.

Vorrei ringraziare:

il Dr. Domenico Oliva per aver tenuto il corso di “acquamotricista neonatale”,

l’ istruttrice Claudia Zumbo per la sua disponibilità ed attività di tirocinio,

il “centro Naturabile” di Varallo Pombia come sede di tirocinio ed infine

tutti i genitori che mi hanno dato la possibilità di imparare e sperimentare le mie conoscenze all’ interno della vasca.

 

 

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