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LE TEORIE DEL CONTROLLO MOTORIO E L’APPRENDIMENTO DEL MOVIMENTO

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LE TEORIE DEL CONTROLLO MOTORIO E L’APPRENDIMENTO DEL MOVIMENTO

 

1.       INTRODUZIONE  –  L’IMPORTANZA DI AVERE UN MODELLO TEORICO:

I modelli teorici che spiegano lo sviluppo del controllo motorio sono fondamentali  dato che permettono di interpretare i vari processi che sottendono al movimento e al suo sviluppo corretto.  Su di esse si basano le metodologie di valutazione e di trattamento dei disordini dello sviluppo dell’età evolutiva. Il modello teorico risulta quindi una “griglia interpretativa”, una chiave di lettura per la valutazione e il trattamento ed è di conseguenza molto importante sia conosciuto dalle figure professionali che operano in età evolutiva soprattutto con disordini dello sviluppo o ritardi psicomotori.

 

2.       L’APPRENDIMENTO MOTORIO – CONCETTI FONDAMENTALI:

Wollacoot nel 1995 ci insegnava che l’apprendimento motorio viene definito come una modificazione adattiva del comportamento motorio che porta all’acquisizione stabile di attività, attuata attraverso un complesso processo percettivo-motorio-cognitivo, nella ricerca di una soluzione ad un compito che emerge nell’interazione tra individuo e ambiente.

La Fedrizzi nel 2004 scrisse che è, altresì, un processo di acquisizione di abilità che deriva dalla pratica e dall’esperienza di nuove strategie di percepire la realtà e di risolvere un compito e che porta a un cambiamento stabile nel comportamento. Viene distinto dalla performance motoria, che è, invece, una modificazione temporanea e variabile.

3.       LE TEORIE DEL CONTROLLO MOTORIO NELLA STORIA:

Sherrington e la Teoria dei Riflessi (inizi del 1900)

Ai tempi era l’unica teoria disponibile per spiegare lo sviluppo motorio e il suo controllo dal parte dell’uomo.  Si basa sul concetto che i riflessi arcaici siano dei mattoni che, messi insieme, vanno a creare un comportamento o movimento più complesso e quindi che, i riflessi più semplici, siano in seguito combinati o concatenati insieme in azioni più grandi che costituiscono il comportamento di un individuo.  I riflessi lavorano insieme o in sequenza per raggiungere un obiettivo comune.

Jackson e la Teoria Gerarchica (inizi del 1900)

Sulla scia di Sherrington si fa strada questa teoria, elaborata dal neurologo Jackson, che espone il funzionamento del sistema nervoso centrale come fosse un insieme di varie funzioni di varia importanza organizzate in maniera gerarchica. Secondo lui al di sopra di tutto stava la corteccia cerebrale, che aveva il controllo totale sulle altre strutture e a seguire venivano il mesencefalo, la medulla e, ultimo, il midollo spinale. Lo sviluppo è visto come un aumento della  “corticalizzazione” del sistema nervoso centrale.

La storia dello studio dello sviluppo del sistema motorio prosegue con gli studi effettuati nel Periodo Post Bellico, dove l’interesse era totalmente incentrato sull’addestramento dell’individuo. Ci furono molte ricerche sull’interazione tra uomo e macchina, e la macchina come sostituto dell’uomo per aiutare lo sviluppo motorio. Vennero anche eseguiti studi con impianto di microelettrodi in animali ai quali poi si chiedevano compiti funzionali per cercare di capire quali aree del cervello venivano attivate.

 

 

N. Bernstein e la Teoria dei sistemi o cibernetica (1967)

Bisogna innanzitutto ricordare che Bernstein, neurofisiologo Russo, fu il primo scienziato a occuparsi dello studio del movimento umano in modo globale, possiamo quindi affermare che sia il fondatore della “chinesiologia”. In sintesi, la sua teoria, che risulta essere tutt’ora valida,  sostiene che l’attività motoria degli organismi viventi è il manifestarsi di integrazioni  dell’organismo stesso con l’ambiente che lo circonda e che il controllo motorio è distribuito tra diversi sistemi che interagiscono fra loro cooperando per raggiungere un comportamento adeguato alle circostanze richieste: sistema nervoso, muscolare e scheletrico, le forze esterne, gravità e inerzia. Egli ha visto il corpo come un sistema meccanico che presenta molti gradi di libertà, che devono essere vincolati per poter lavorare insieme come unità funzionale. Poichè il sistema nervoso non può controllare tutti i gradi di liberta, l’evoluzione ha selezionato un repertorio di movimenti semplici o complessi che coinvolgono determinati gruppi muscolari o segmenti corporei che lavorano insieme; le cosidette sinergie. Il controllo di queste sinergie è distribuito attraverso molti sistemi che interagiscono, cooperando tra loro. Bisogna , quindi considerare, le caratteristiche del sistema che si sta muovendo, le forze interne ed esterne che agiscono sul corpo, e le variazioni rispetto alle condizioni iniziali. Le sinergie motorie sono quindi alla base della generazione di movimenti e la flessibilità dei sistemi neurali permette di manipolare queste sinergie per costituire delle strategie motorie e cioè la selezione di una sinergia particolarmente opportuna per raggiungere un determinato scopo.

J. Gibson e la Teoria Ecologica (1966)

Nello stesso periodo uno psicologo clinico, Gibson appunto,  studiava approfonditamente la percezione e sosteneva che le azioni motorie richiedono informazioni percettive specifiche e relative ad un’azione mirata, posta in un contesto ambientale. È la persona che deve selezionare e ricercare attivamente nell’ambiente le informazioni necessarie ad un determinato scopo. La novità risiede nella parola “attivamente” in quando risulta fondamentale un interesse da parte dell’individuo riguardo al compito che sta per compiere o allo scopo che dovrà raggiungere.

Ciò si pone in netta contrapposizione col metodo Doman nel quale si eseguono ripetizioni di movimento passivo con la finalità dell’acquisizione del movimento stesso da parte dell’individuo;  vediamo, inoltre, che le teorie di Doman sono prive di validazione scientifica e che la American Academy of Pediatrics ha lanciato avvertimenti riguardo tali teorie che si possono ritrovare nello studio scientifico che segue “1982, The Doman-Delacato treatment of neurologically handicapped children. Esse si basano su convenzioni superate e costituiscono una estrema semplificazione riguardo allo sviluppo del cervello. La stessa efficacia del metodo non è supportata da alcuna prova, e il suo uso appare quindi ingiustificato: l'unico documento scientifico pubblicato da Doman, nel 1960, contiene molti errori metodologici ed esagerazioni dei risultati; lo studio non aveva alcun gruppo di controllo, pertanto non era in grado di confrontare i progressi ottenuti con quelli che sarebbero naturalmente avvenuti nei bambini nel tempo, come frutto dell'accrescimento. Quando un gruppo di scienziati indipendenti confrontò i progressi fatti da bambini non trattati con i risultati di Doman, questi ultimi non apparivano singolarmente rilevanti).

Tornando a Gibson, quindi vediamo che la percezione è fondamentale nello sviluppo del controllo motorio. Si passa da un sistema senso-motorio a uno di percezione ed azione, con esplorazione attiva dell’ambiente per risolvere compiti adattivi.

 

Teoria dell’Elaborazione Distribuita e Parallela (autori vari)

Questa teoria descrive come il sistema nervoso elabori simultaneamente la stessa informazione in modi diversi al fine di produrre un’azione. Viene elaborato un modello in parallelo (percorso multiplo), dove troviamo più controlli discendenti, per cui molte cose possono accadere in parallelo (ad es il controllo della postura); e un modello distribuito dove non c’è un solo centro di comando da cui inizia tutto (come pensava Jackson nella sua Teoria Gerarchica), ma il controllo è distribuito in diverse zone del cervello e non abbiamo quindi un solo capo, ma molti direttori! Questa teoria è stata molto utile nel campo del trattamento dei neonati prematuri in quanto si è capito che troppe informazioni insieme vanno a sovraccaricare il sistema che nel caso del prematuro è appunto immaturo mandandolo in tilt (opposto di ciò che propone invece il Metodo Doman che si basa su un vero e proprio bombardamento sensoriale usato anche sui prematuri).

4.       CONCLUSIONI

Nel campo dei controllo motorio è necessaria, quindi:

·         una teoria basata sul compito, un vero e proprio “problem solving” , problema che il sistema nervoso deve risolvere per effettuare un movimento (vedi ad esempio gestire i diversi gradi di libertà disponibili a livello articolare descritti da Bernstein)

·         una visione più funzionale in cui il controllo del movimento sia organizzato attorno ad un obiettivo diretto ad un obiettivo o a un comportamento funzionale (ad es deambulare, afferrare o parlare)

Quindi quale è la migliore teoria del controllo motorio tutt’ora disponibile? La risposta è: nessuna in assoluto! Perché ogni teoria attuale in uso (t.dei sistemi, ecologica, elaborazione distribuita e parallela) è in un certo senso non finita in quando ci saranno ancora degli spazi per essere rivista e apportare nuove informazioni man mano ci saranno studi e strumenti nuovi a disposizione. Nella pratica clinica e soprattutto in riabilitazione vanno tenuti presente tutti i principi delle teorie conosciute in modo da avere un ampio scibile al quale attingere.

 

 

20 aprile 2014

Caterina Fiorini

Fisioterapista

 

 

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