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La fiducia nell'acqua e in se' stessi

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INTRODUZIONE
Quali sono le motivazioni reali che ci spingono a intraprendere un percorso? Quali sono i nostri obiettivi espliciti? Quali invece i meno evidenti? Come possiamo affrontare questa esperienza? Ce la faremo?
Tantissime domande possono attraversare la nostra mente quando pensiamo alle scelte e alle proposte che abbiamo raccolto nel nostro percorso di vita.

Sorprendentemente a volte riusciamo a trovare risposte a quesiti complessi e non alle domande più banali.
Alcune scelte sembrano inspiegabili, razionalmente ingiustificabili, istintuali.
Ci fidiamo dell’istinto.

FIDUCIA: Senso di affidamento e di sicurezza che viene da speranza o stima fondata su qualcuno o qualche cosa [1]
Ci fidiamo di noi. Ci ascoltiamo. Scolleghiamo il cervello e riusciamo a sentire ciò che viene da dentro.
Spesso è difficile, ma non impossibile….
 
L’ACQUA
L’acqua affascina l’uomo da generazioni,  la nostra sopravvivenza dipende direttamente dalla disponibilità di acqua, eppure anche ciò che ci è indispensabile può diventare fonte di paura e timore.
E’ sufficiente pensare al mare e alla pioggia, alla sensazione di piacevole rilassamento ed estraniazione che si può raggiungere quando ci si abbandona, ci si lascia cullare.

Oppure alla piacevolezza di una passeggiata sotto la pioggia, con il cielo di diversi colori, e spesso guardando l’arcobaleno, ci rendiamo conto della profondità dei nostri pensieri, del ritmo lento del nostro respiro e della tranquillità che ci ha pervaso.
Ma, immaginando il mare in burrasca o diluvi ed esondazioni, le emozioni e le sensazioni che si provano sono di tutt’altra natura, abbiamo paura, l’ansia rischia di sopraffarci, talvolta anche solo guardando dallo schermo di una televisione le immagini delle catastrofi naturali.
 
LA FIDUCIA NEL PERCORSO
Prima di iniziare qualsiasi percorso è opportuno interrogarsi sulla motivazione che ci porta in quella direzione, non sempre si giunge a una risposta soddisfacente, ma, anche il semplice fatto di porsi delle domande,  consente di fermarsi un attimo e riflettere sulla scelta.

La fiducia nella nostra capacità di affrontare quel preciso percorso è un elemento imprescindibile per poter ottenere risultati, non nella riduttiva considerazione di questi ultimi come il raggiungimento di obiettivi prefissati.
Nello specifico caso di un corso di acquamotricità, che sia prenatale o neonatale, è indispensabile instaurare un clima di fiducia. Sembra scontato e semplice, ma non lo è affatto.

Prima di poter chiedere agli utenti di aver fiducia nell’attività, nell’ambiente e nelle capacità dell’istruttore, è essenziale che sia l’operatore stesso ad analizzare la sua motivazione nei confronti del percorso che propone, il suo “sentirsi” o meno nell’ambiente acquatico, la sua convinzione nel trasmettere la “filosofia” in cui crede alle persone con le quali avrà a che fare.

E’ quindi utile mettersi alla prova, analizzando le motivazioni che ci hanno portato a contatto con l’acquamotricità, (in primo luogo anche la decisione di frequentare il corso per diventare acquamotricisti prenatali e neonatali), le emozioni che abbiamo provato e sulle quali dovremmo riflettere immediatamente dopo,  e anche nei giorni successivi all’esperienza.
Il nostro atteggiamento in acqua è stato spontaneo? Ci sono state forzature? Quali le emozioni preponderanti? Ci siamo concentrati su noi stessi o sul gruppo?

E’ stato facile eseguire le attività proposte? Siamo riusciti a centrarci sul nostro sentire?
Queste sono alcune delle domande che possiamo porci nei momenti successivi all’attività in acqua, senza dimenticare che ogni giorno è diverso dal precedente e dal successivo, che non si è sempre uguali. E’ come immaginare che ogni persona abbia con sé una tessera di colore diverso in base a ciò che la rappresenta meglio in quel momento , perciò dobbiamo considerare che ad ogni incontro ognuno porta il suo tassello colorato per completare il puzzle del giorno; ci saranno così giorni sgargianti e giorni che risulteranno più cupi, ma qualunque sia il risultato finale avremo dato, e ricevuto, emozioni ed energia.

Dobbiamo quindi esser fiduciosi sul fatto che il gruppo, nel percepire una nostra eventuale difficoltà, non sia giudicante, ma al contrario incoraggiante nel sostegno, ricordando di esser pronti noi per primi a supportare gli altri.
 
 
LA FIDUCIA IN NOI STESSI
Così come il bambino è competente, allo stesso modo anche gli adulti possiedono le capacità (o i mezzi per raggiungerle) per affrontare molteplici sfide incontrate durante tutto l’arco della vita. Ogni età e circostanza ci mettono di fronte a problematiche diverse, alcune prevedibili e altre totalmente impreviste.

L’ambiente che ci circonda fornisce un gran numero di stimoli che favoriscono l’espressione di abilità a volte sconosciute.
Se si è in grado di mettersi in gioco, con l’aiuto di stimoli esterni, di un ambiente favorevole, di un supporto emotivo e della curiosità nei confronti della nuova sfida si può scoprire un nuovo tratto della propria personalità fino a quel momento sconosciuto o sopito.

L’esperienza dell’acquamotricità richiede sicuramente la disponibilità al giocarsi da parte di tutti  i soggetti coinvolti.
In primo luogo l’operatore deve esser disponibile:
  • ad apprendere le nozioni necessarie per condurre un corso di acquamotricità, sia esso prenatale o neonatale;
  • a riflettere sul proprio rapporto con l’acqua e sulle competenze utili per lo sviluppo di una relazione di fiducia con mamme/papà e bimbi;
  • ad imparare dall’acqua, dalle gravide, dalle mamme, dai bambini e dai colleghi;
  • a fidarsi delle sue capacità di reazione di fronte a domande, imprevisti e manifestazioni emotive intense;
  • a calibrare il corso in base ai bisogni dell’utenza e di sé;
  • ad essere esempio e punto di riferimento per l’attività in acqua;
  • a raggiungere uno stato d’animo adeguato alla circostanza e trasmetterlo empaticamente.
Analogamente anche le donne gravide devono essere consce o acquisire consapevolezza riguardo alle proprie capacità, in un crescendo determinato dal susseguirsi degli incontri e con una maggiore conoscenza del proprio corpo e delle proprie sensazioni.
I neonati poi, supportati da mamma o papà, devono essere anch’essi tranquillizzati ed incoraggiati, con metodologie evidentemente diverse da quelle necessarie per la comunicazione tra adulti. Mai dimenticare che volume e tono della voce ed espressione del volto del genitore e dell’operatore sono elementi essenziali per rassicurare il piccolo ed aiutarlo nell’acquisizione di una sua sicurezza.

LA FIDUCIA NELLE RELAZIONI
La fiducia nelle relazioni ci consente di vivere serenamente la socialità, e questo aspetto non può che evidenziarsi con l’attività in acqua.
L’acqua infatti tende a mettere a nudo, a portare a galla problemi, preoccupazioni e timori.
E’ quindi di vitale importanza che si stabiliscano fin da subito delle relazioni basate sulla fiducia e sulla chiarezza, le donne, i bimbi , i genitori e gli operatori devono potersi fidare reciprocamente. Solo così sarà possibile esser soddisfatti e crescere insieme.
Per favorire l’instaurarsi di questo clima è necessario da parte dell’operatore:
  • esser chiari fin da subito con poche regole, ma precise;
  • cercare di mantenere lo stesso istruttore con il gruppo;
  • essere attenti alle variazioni di atteggiamento dell’utenza;
  • fare domande nel caso dei dubbi o delle difficoltà;
  • rispettare i tempi necessari a ciascuno per compiere l’attività;
  • invitare allo svolgimento dell’attività ma non imporre il singolo esercizio;
  • lasciare il tempo ad eventuali dubbi o comunicazioni;
  • riconoscere i propri limiti senza nascondersi.
L’operatore poi, nel caso di corsi prenatali, dovrà instaurare una relazione di fiducia con il genitore e il bimbo, stimolando gli utenti a entrare in relazione tra loro, a confrontarsi, a imitarsi e a rassicurarsi vicendevolmente.
Se il processo di fiducia si instaura correttamente nel giro di pochi incontri sarà possibile proporre attività anche complesse, e la maggior parte del gruppo sarà in grado di svolgerle autonomamente e consentirà all’operatore di dedicarsi agli ultimi arrivati oppure a chi ne ha bisogno.

Se la coppia genitore-bambino acquisisce fiducia nelle proprie capacità e potenzialità, l’operatore non sarà il protagonista dell’incontro, ma sarà un conduttore e facilitatore, lasciando così la possibilità a bimbi e genitori di METTERSI IN GIOCO liberamente.
Con un clima di FIDUCIA si instaura un circolo virtuoso che, partendo dall’operatore, si propaga in tutti i partecipanti, rendendo così positiva e costruttiva l’esperienza insieme.

 


[1] Dizionario Zanichelli
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