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L'acqua e' latte: viaggio iniziatico nelle acque

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...e, come ai tempi andati, potresti dormire nel mare.

Paul Eluard

 

“E se il sentimento per la natura risulta così duraturo per certi animi, ciò si deve al fatto che nella sua forma originaria esso è alla base di tutti i sentimenti. Si tratta del sentimento filiale. Ogni manifestazione d’amore contiene una componente dell’amore per la madre. […] La natura, per l’adulto, è una madre immensamente espansa, eterna, proiettata nell’infinito. Da un punto di vista sentimentale la natura è una proiezione della madre. Il mare rappresenta per gli uomini uno dei maggiori e costanti simboli materni.”    P.Bachelard

Dei quattro elementi solo l’acqua può cullare. L’acqua è sicuramente l’elemento che assume carattere femminile per eccellenza: culla come una madre. In letteratura, in poesia, nelle canzoni troviamo moltissimi esempi di come l’acqua materna venga innanzitutto percepita per la sua caratteristica sostanziale, la sua materialità, la sua dinamicità, ossia lo scorrere.

L’immagine della barca oziosa, una sorta di versione “dell’aratro alla maggese”, abbandonata anch’essa, ma nel cullare del mare, riporta proprio alla tenera sensazione dell’essere cullati, ricrea l’immagine della meccanica e monotona ritmicità delle braccia materne che portano, addormentano.

Il bagnante che all’interno di essa ritrova il suo ambiente, che ama ed assapora la leggerezza conquistata nelle acque, viene indotto ad immergersi in uno stato di assopimento sempre più profondo, sognante, sicuro, tra le cripte della terra, godendo di una conoscenza onirica, che preannuncia un infinito, dilatando il tempo, allentando l’attenzione. “In questa immensità s’annega il pensier mio, e il naufragar m’è dolce in questo mare.”(G. Leopardi “L’infinito”)

L’acqua ci restituisce la madre!

Eppure non può essere solo il semplice dondolio a ricondurci così schematicamente all’immagine materna; quell’immagine contiene molta più sostanza che forma. Ogni immagine deve necessariamente essere riportata ad un elemento primitivo per poter poi essere elaborata e arricchita di significato. E’ evidente che l’essere cullati dalle onde viene percepito diversamente dall’essere cullati da una sedia a dondolo. Questo accade proprio perché manca la metafora sostanziale, manca lo scorrere, manca l’acqua….. manca il latte.  Il vuoto materno non viene colmato!

Secondo Bachelard tutto ciò che scorre è acqua, ed ogni acqua è latte. Poco importa che il mare sia blu e il latte bianco, ciò che ci colpisce e che lega i due liquidi è solo successivamente il colore. Potendo lentamente scorrere, serenamente, con il tepore dell’aria e la dolcezza della luce, il mare diviene inevitabilmente il più antico benessere, il nutrimento più dolce, il latte, la prima fonte di conoscenza.

“Queste acque nutrienti sono dense di specie di atomi opimi, adatti alla molle natura del pesce, che pigramente apre la bocca e aspira, nutrito come un embrione al seno della madre comune. Sa forse quello che sta inghiottendo? A mala pena. Il nutrimento microscopico è come un latte che arriva  a lui. La grande fatalità del mondo, la fame, è solo per la terra; qui  prevenuta, ignorata. Nessuno sforzo di movimento, nessuna ricerca di cibo, la vita deve fluttuare come in un sogno”
[La mer, Michelet]

Non si tratta forse dell’emblema del sogno di un bambino sazio? nulla lo suggerisce oggettivamente, ma tutto lo giustifica soggettivamente.
La potenza dell’immagine non può che evocare il ricordo dell’allattamento. Questa percezione del latte che piacevolmente nutre, colma, imprime il codice umano per l’elaborazione di tutte le successive immagini, lontane nel tempo; così, guardando il mare, immergendoci, richiameremo sempre ed inevitabilmente, a livello più o meno inconscio, il ricordo di nostra madre.

L’immersione completa, l’apnea, su un piano totalmente archetipico rappresenta poi la discesa nell’inconscio, il viaggio iniziatico, mille volte rappresentato in libri e film attraverso labirinti, scale ecc, volto all’esplorazione delle parti più profonde e segrete del nostro ego, a cui segue la risalita, che porta con se una nuova consapevolezza, una crescita.

La donna gravida nell’acqua viene trasportata perché è “portata”: l’acqua porta la donna come per millenni le madri di tutto il mondo hanno portato il loro cucciolo. Sono infatti le caratteristiche fisiche intrinseche dell’elemento acqua, così come le sopracitate componenti archetipiche/psicologiche ad indurre nella donna un grande senso di leggerezza, di abbandono, di rifugio e accoglienza. E’ l’acqua a conformarsi al nostro corpo accogliendoci, se siamo concavi si fa convessa, tenendoci contenuti in quel lago che ci accoglie similmente a quanto ha fatto il liquido amniotico.

Tutto quanto elencato concede una duplice riflessione per la futura madre: 
Attraverso l’acquamotricità, la possibilità di combinare due elementi, l’acqua e il contatto continuo con l’altro, consente di ricreare le condizioni della vita prenatale, ossia l’utero che abbraccia e il liquido amniotico che avvolge.
Si ha così la fusione, l’identificazione della madre con il proprio bambino. Il “sentire materno” viene favorito dall’educazione all’ascolto del proprio corpo, del proprio bambino, dell’altro. 

La ricostruzione dell’unità simbiotica col figlio consente inoltre il recupero della propria madre (Nobili 1989). 

“Recuperare la propria madre” inteso come recupero dei ricordi/identificazione con la figura significativa femminile è di fondamentale importanza durante la gravidanza. Cio’ che determina il successo nel processo di attaccamento madre-figlio è infatti la possibilità per la donna di essere quella che Winnicott definirebbe “una madre sufficientemente buona”, ossia in grado di contenere il proprio figlio rispondendo adeguatamente ai suoi bisogni.

Questo può avvenire soltanto se a sua volta la madre è stata contenuta, se ha percepito cosa si prova a sentirsi accuditi e conosce qual è l’effetto della cura. Il recupero della madre è quindi funzionale all’accudimento, proprio perché consente il ritrovamento del codice affettivo materno, ponendo la donna nella condizione di offrirlo al proprio figlio. Il saper rispondere alla “preoccupazione materna primaria” è stato il primo elemento ad aver indubbiamente consentito la sopravvivenza della vita umana sulla terra..

BIBLIOGRAFIA

P. Bachelard, 2006 “Psicanalisi delle acque”

D. Winnicott, 2005  “Il bambino, la famiglia e il mondo esterno”

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