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Acqua musica e meditazione in gravidanza

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Corso per Acquamotricista Prenatale e Neonatale
svoltosi in data 31/01/2010 e 23/05/2010
a cura del Dott. Oliva Domenico

Centro Mammole
Attività maternoinfantili
Milano-Roma

Con certificazione dello CSEN-CONI e Federitalia Sport

 

Tesi
“Acqua musica e meditazione in gravidanza: tecniche congiunte agevolatori del doppio contatto con sé e con il proprio bambino”

a cura della
Dott.ssa Psicologa
Gaetana Basiricò

 

 

Indice: 

Premessa

La nascita psicologica: il piccolo

La psicologia della gravidanza: la mamma

Acqua musica e meditazione: la casa



 

Premessa
Se cerchiamo il significato del termine gravidanza o gestazione troviamo che si riferisce ad una condizione biologica della donna dal momento del concepimento all’atto del parto, in cui si dà alla luce il “frutto del concepimento”. 

Il termine in sé, deriva dal latino gravidus e significa “pesante” in quanto la donna porta in sé un carico, un peso che è quello del nascituro.

Mi sento di aggiungere che tale periodo oltre che a questa naturale condizione caratterizzata da specifici cambiamenti fisici e psicologici, è considerabile come un lasso di tempo in cui avviene una delicata trasformazione e la stessa donna si prepara ad un passaggio fisico e psicologico nonché ad una “evoluzione” naturale verso una nuova era della propria esistenza, verso “l’essere genitore”.

Dal punto di vista fisico la donna in gravidanza è sottoposta a variazioni corporee  tra i quali l’aumento del peso, la sospensione delle mestruazioni e cambiamenti ormonali dovuti all’annidarsi dell’embrione nell’utero materno e il suo successivo sviluppo  che si completerà dopo circa 280 giorni dall’ultima mestruazione.

Dal punto di vista psicologico i racconti delle donne ci dicono che quest’ultime vivono tutta una sfera di emozioni, le più nuove e varie, segnale di una strettissima e precoce relazione fatta soprattutto di emozioni.

Con questo lavoro vorrei porre l’attenzione sulla condizione della gestante e del bambino che diventano, come detto, l’uno indispensabile per l’altro entrando fin da subito in una simbiosi che li segnerà per sempre pur restando due esseri differenti che probabilmente devono imparare a stare in questa relazione simbiotica ma rispettando i propri confini, cambiando cioè, ciò che all’inizio è una simbiosi in un rapporto di “cura reciproca”, di scambio emozionale che con le giuste facilitazioni permetterà alla neo mamma di vivere questo nuovo ruolo nella modalità più serena e al nascituro di guardare il suo nuovo ambiente con un aiuto amorevole e sicuro.

Oltre all’addestramento fisico, dunque, obiettivo della maggior parte delle preparazioni pre-parto, è quello di affrontare le dinamiche relazionali, gli aspetti psicologici e soprattutto la relazione col bambino a partire dall’influenza psichica della madre che come detto sopra crea, già durante l’epoca gestazionale, un legame indissolubile tra lei ed il nascituro.

Rapporto che sarà determinante per la vita psichica di entrambi.

Alleati della relazione madre-bambino in gravidanza saranno allora, a mio parere, l’elemento naturale dell’acqua che già è il luogo di contatto tra madre e bambino, la musica come canale comunicativo tra madre e figlio ed infine la meditazione come tecnica di concentrazione su di sé. Un'autocentratura ed ancoraggio alle personali e naturali potenzialità, laddove potranno svilluparsi sin dal principio per il bambino le capacità fisico-sensoriali, per la madre capacità di caregiver e fiducia in sé.

E per entrambi nella relazione, un canale comunicativo diretto di ascolto attivo.

Per la mia esperienza professionale di psicologa e personale di neo mamma posso dire che tutto ciò è fondamentale per affrontare il nuovo e prezioso compito/dono della genitorialità.

Cercherò allora di fare un “viaggio” partendo dalla descrizione della nascita psicologica di un individuo, dedicandomi alla condizione del bambino, per poi conoscere il vissuto psicologico della madre, approdando all’esplorazione dell’ambiente madre-bambino in cui i benefici degli elementi acqua, musica e rilassamento caratterizzeranno “la prima casa” del nascituro.

 

La nascita psicologica: il piccolo
“Dite ad una donna incinta che il suo bambino sente la sua voce o percepisce il suo amore e lei ne sarà certa”.  (T. Verny, P. Weintraub, “Le coccole dei nove mesi”, 1996)

La vita psicologica ha inizio durante i nove mesi di gravidanza umana. Così come ben spiegato nel testo di Pier Luigi Righetti “Elementi di psicologia prenatale”, il feto sviluppa fin da subito capacità e competenze fisico sensoriali e psicologiche constatate ormai scientificamente grazie ai moderni strumenti ecografici. Il piccolo è capace di entrare in relazione con l’ambiente/organismo che lo circonda ed instaurare dei contatti (Perls, Hefferline, Goodman, 1997). L’autore del testo su citato, scrive che è stato studiato come il feto possa già alla ricezione di uno stimolo, elaborarlo e dare una risposta, spesso anche fare una richiesta. 

Ciò  mi fa pensare a quanto importante sia entrare in relazione con il piccolo affinché si possa instaurare con la madre un canale aperto dove l’uno possa accrescere le sue conoscenze, fare esperienza, formare il suo “carattere” e l’altra possa sentire la vita che vedrà. 

Dunque, la vita psicologica dell’individuo esiste a livello prenatale e mano a mano che la crescita procede e gli organi sensoriali si completano nel loro sviluppo, le abilità alla ricezione delle stimolazioni provenienti dall’ambiente intra ed extrauterino si perfezionano. Il sistema tattile, gustativo, olfattivo, visivo ed uditivo si formano e si organizzano del resto sin dalle prime settimane di gestazione e consentono più in là di ricevere rumori, luci, odori ecc... direttamente dalla cavità endouterina e indirettamente dall’esterno.

Il feto può discriminare stimoli tattili dolorosi, distinguere voci femminili da maschili, musiche diverse, dare risposte motorie differenti a seconda se percepisce gusti dolci o salati, luci intense o deboli, è capace quindi di entrare in contatto con il mondo.

Tutto l’ambiente intra ed extrauterino è un ambiente di stimolazioni ed il sentire fetale nello specifico è un sentire di tipo tattile per l’effetto che si ottiene dalla percezione corporea del liquido amniotico vibrante che tocca il piccolo.

“Ogni esperienza, ogni momento, l’essere rilassato, l’essere agitato, ogni attimo di vita intrauterina… rappresentano dei pezzi di esperienza che il feto memorizza; tutto questo viene organizzato e va a fare parte del bagaglio esperienziale del feto; ogni momento di vita fetale può essere considerato come un particolare “Stato dell’IO” (Berne, 1961).

Come racconta, P.L. Righetti, la gestazione rappresenta un pezzo della nostra vita, di ogni individuo, è il primo pezzo di esperienza umana, un periodo importante per lo sviluppo biologico, fisiologico, fisico per la costituzione dell’uomo come organo, ma soprattutto è importante per la nascita e lo sviluppo delle vita psichica.

Se durante la gravidanza, conclude Righetti, esiste una connessione e uno scontro di capacità tra nascituro, madre, padre e contesto ambientale extrauterino ed altri stimoli, allora, si può credere che esistano delle relazioni comunicative; quindi che un bambino non si sviluppa solo dal punto di vista senso-motorio ed intellettivo ma si sviluppano anche comunicazioni e relazioni significative per il processo esperienziale e fenomenologico di crescita.

Si tratta proprio di una sorta di “comunicazione prenatale” di nascita del Sé, di formazione della personalità.

La nascita psicologica è quindi determinata dalla relazione: non si sviluppa un bambino ma si sviluppano delle relazioni.

“In Psicoterapia della Gestalt si ritiene che ogni lettura gestaltica della realtà sia una lettura della relazione, una lettura del rapporto del soggetto con l’ambiente, del contatto organismo/ambiente. La relazione favorisce la crescita e la crescita stessa è una capacità di apprendere nell’esperienza” (Perls, Herrerline, Goodman, 1997).

Il bambino da subito inizia ad avere le sue prime esperienze di contatto verso l’interno e l’esterno e i gestaltisti ritengono che il termine contatto non è da intendere come contatto con gli oggetti fisici ma come un contatto con qualche cosa che non sono io che mi dà la consapevolezza dell’esistenza di me e dell’ambiente. 

“Tutto il contatto è adattamento creativo tra organismo e ambiente” (Perls, Herrerline, Goodman, 1997).

Mi sento di terminare, allora, questa  prima parte del mio lavoro sottolineando il fatto che tutte queste affermazioni e teorie sulla nascita psichica dell’individuo mettono in risalto le capacità creative e consapevoli del bambino fin dal concepimento mettendoci necessariamente nella condizione di riconoscergli una identità biologica, psicologica ed emotiva. Quest’ultima identità riconosciutagli mi porta a ritenere fondamentale il potenziamento di tutte le attività che possono agevolare lo sviluppo sereno del bambino e la relazione con la madre.

Dopo aver parlato del bambino continuerò il mio lavoro attraverso gli aspetti riguardanti condizione psicologica della gravidanza, dunque della madre altra metà della sfera che costituisce la prima relazione fondante della vita dell’individuo.

 

La psicologia della gravidanza: la mamma
In questa parte dedicata alla condizione della donna in gravidanza focalizzerò l’attenzione sulle modalità psichiche di avvio della gravidanza e le modificazioni emotive della gestazione.

P.L. Righetti, partendo dalle informazioni provenienti dalla letteratura scientifica, spiega molto bene che nella donna sono due i fattori prodromici alla gravidanza stessa: il desiderio di gravidanza e il desiderio di maternità. Il primo è ciò che spinge la donna a realizzare qualcosa che confermi la sua fisicità, la sua efficienza biologica; il secondo attiene all’identità, alla realizzazione di un proprio progetto, al divenire madre, al completamento di un ruolo.

Ogni donna, allora, giunge alla gravidanza con un background differente, per cultura, per morale, per educazione, per esperienza, per assunti individuali unici ed assoluti.

La psicodinamica gravidica è caratterizzata da due momenti: la maturazione ovvero la spinta al raggiungere il proprio “traguardo”, la spinta verso quella progettualità già citata, l’impulso a dare la vita, e la regressione la tendenza, cioè, a ritrovare esperienze passate da cui attingere supporto, fiducia ed affetto.

Nel momento in cui la persona si avvia ad un cambiamento ad una nuova realtà, fase  di maturazione, si rende necessaria una separazione dalla precedente condizione; ciò determina insicurezza e conduce alla necessità di recupero di esperienze passate, ad una  regressione finalizzata al ritrovamento della sicurezza di cui si ha bisogno.

Avverranno per la donna delle modifiche nel suo organismo che in parte vanno a ristrutturare la percezione del proprio Sé corporeo e giocano un ruolo preciso nel rinnovamento della propria identificazione, appunto nel re-identificarsi.

Mentre il lavoro, i successi personali e professionali o di altro tipo sono conferme della propria identità, la gravidanza non è solo una conferma di quanto si è, ma il definirsi di un nuovo ruolo, che contribuisce al realizzarsi di nuovi potenziali e relazioni affettive.

P.L. Righetti sottolinea che i due aspetti, la verifica del sentimento d’identità e la reidentificazione della persona sono tappe fondamentali per il mantenimento dell’equilibrio psichico della donna.

Ma cosa accade alla psiche della donna nel momento di una gravidanza?
Generalmente prima di sentire biologicamente la vita che si sta formando vi è la percezione mentale di questa. Si crea uno spazio, prima che fisico, mentale che accoglie il bambino e che determina dei cambiamenti emotivi via via che la gravidanza procede. 

Dal primo trimestre la labilità emotiva della donna è fortemente amplificata non solo da fattori endocrini, ormonali, ma anche da fattori relazionali riferiti al rapporto con il coniuge e con la famiglia, diventando la donna portatrice di qualcosa che non “appartiene” solo a se ma all’intera famiglia.

Nel secondo trimestre la donna attraversa una fase di relativa tranquillità e serenità, poiché acquista maggiore fiducia in sé stessa, fiducia intesa come convincimento di avere anche lei la capacità gestazionale. Non è da sottovalutare, in questa fase, che sono già passati i primi tre mesi, quelli notoriamente più critici. 

Questa situazione di benessere viene minata nuovamente durante il terzo trimestre a causa dell’affaticamento fisico, della constatazione della propria impossibilità a svolgere mansioni ed attività precedentemente di routine ed ancora più importante all’avvicinarsi della data del parto che comporta una ricomparsa della fragilità emotiva e una maggiore richiesta di affetto e protezione da parte del partner.

In tutto il periodo della gravidanza sentimenti come paura e amore vengono costantemente sollecitati ed espressi in maniera personalizzata in risposta a fattori intrinseci ed estrinseci.

 Se da un lato allora la gravidanza è un periodo di mutamento della vita della donna dall’altro è periodo di cambiamento che per sua natura determina una crisi dove si ridetermina il proprio senso di identità. Ci sono nove mesi per creare lo spazio mentale per accogliere il piccolo, il concetto di se come genitore e lo spazio fisico per accoglierlo nel mondo reale.

Conclude P.L. Righetti che quando la gravidanza è frutto di un comune desiderio non si tratta di creare, piuttosto di rendere accessibile nella mente uno spazio in cui il desiderio di avere un figlio era già espressione.

Questo teorizzare attraverso la descrizione di ciò che dall’utero materno si forma, e cioè l’esperienza pre nascita, la formazione di un sé corporeo, lo spazio mentale d’accoglienza di mamma e papà come genitori ecc… diventa realtà nel momento in cui, dice P.L. Righetti, si appoggia la mano sul ventre di una donna incinta: ogni semplice movimento del nascituro rappresenta una richiesta di attenzione, un momento di crescita, che indipendentemente dai modelli scientifici trova il suo divenire nell’esperienza emotiva che si viene a creare nei nove mesi d’attesa.    
 

Acqua musica e meditazione: la casa
Acqua, musica e meditazione possono essere elementi di naturale aiuto per la donna che attraversa questo viaggio iniziato nei nove mesi di gravidanza e sicuramente ormai senza termine.

L’acqua, elemento in natura fondamentale per la vita, ha un doppio valore per le sue naturali proprietà da un lato e per il suo potere simbolico dall’altro.

Gli effetti benefici dell’acqua si possono riscontrare a livello circolatorio e cardiaco: la pressione idrostatica infatti aumenta il flusso venoso verso il cuore, migliorando la circolazione sanguigna.

Tuttavia gli effetti dell’acqua possono variare a seconda della temperatura, della pressione e del tipo di attività che si esercita. Alcune attività eseguite a temperature basse, possono consentire all’acqua di agire soprattutto sul sistema termoregolatore e sul metabolismo; la stimolazione dovuta alla freschezza delle acque contribuisce inoltre a irrobustire il corpo e a proteggerlo da malattie da raffreddamento. Per avere benefici sull’apparato cardio-circolatorio e respiratorio, invece, sono adatte attività classiche, come il nuoto.

Dal punto di vista simbolico l’acqua viene usata nei contesti religiosi come elemento di contatto con Dio e un tempo, ma anche ancor oggi in alcuni Paesi del mondo, immergersi completamente in acqua ha un significato di purificazione del corpo. Col passare del tempo ha assunto sempre più un carattere corporeo che spirituale, per ritrovare la forma fisica e la salute. 

Oggi, immergersi nell’acqua è soprattutto ricerca di relax e benessere psicofisico. 

Come detto dal Dott. Domenico Oliva in occasione del corso sull’ “Acquamotricità prenatale”, l’acqua assottiglia noi come fa con le rocce che con il tempo si modellano togliendo gli spigoli e rendendo quest’ultime sempre più in armonia con l’ambiente.

L’acqua ha una grande capacità d’adattamento: si adatta all’interno di una bottiglia così come dentro un ventre materno, ha capacità dunque di adattarsi all’ambiente- persona e nel corpo umano che è concavo, l’acqua si fa “convessa”.

Simbolicamente il lavoro “con” ed “in” acqua, permette in vasca di tracciare simbolicamente un linea tra la parte più profonda di essa e la sua superficie. Ciò riporta inconsciamente al nostro essere con tutte le sue parti, all’inconscio ed al conscio della persona. L’acqua facilita la venuta “a galla” dell’inconscio perché l’esperienza dell’acqua ci “denuda” delle nostre tipiche modalità relazionali.

Con le donne in gravidanza l’acqua mantiene questa sua doppia funzione di agevolatore del benessere fisico e psichico come elemento di contatto con sé “dall’esterno” e “dall’interno”. 

Se da un alto la gestante immersa in acqua, infatti, si concede un rilassamento muscolare facendosi avvolgere da un caldo abbraccio percependo in maniera amplificata le proprie sensazioni corporee, dall’altro l’acqua che avvolge anche il suo bambino e già solo per questo la “connette” a lui, è ciò che li separa è nello stesso tempo ciò che la unisce al piccolo, una zona di confine dove i due diventano una sola cosa, un insieme olistico dato non semplicemente dall’unione dei due ma dal loro magico incrocio.

Ciò che la donna in gravidanza può sperimentare nell’immersione in acqua è un senso di distensione, difficile nella condizione in cui si trova; l’acqua agevola i movimenti  e grazie alla forza di gravità che sostiene il peso, aumentato in gravidanza, la donna può ritrovare la coordinazione e l’equilibrio. 

Le sensazioni provate sono di essere avvolti dal calore e il relax che si avverte avvolge ogni muscolo che si distende totalmente, le articolazioni si sciolgono e si alleggeriscono raggiungendo posizioni che a secco sono ormai impensabili. A livello fisico rimane il senso di leggerezza e distensione. 

Ma cosa rimane a livello psicologico?

Con l’acqua, proprio per il potere simbolico che questa contiene si riesce cullando la donna in galleggiamento ad introdurla in una condizione estatica e meditativa.

Uno stato che scioglie ed energizza allo stesso tempo e che le permette di percepirsi maggiormente e di creare quello spazio mentale dedicato al suo piccolo.

Durante questi momenti di “coccole” dell’acqua la donna può dedicarsi ad immaginare il piccolo a come questo fluttua nella “sua acqua”, mentre lei si fa sorreggere trovando in essa, nell’acqua, un sostegno; mamma e bambino probabilmente in quel momento fanno la stessa cosa, “stanno”. Si, stanno, senza pensiero, solo sperimentando l’esperienza e portandola con se nel proprio bagaglio come capacità di affidarsi a qualcosa di molto più grande: la natura.

Tutto ciò, inoltre, potenzia la condizione psicologica della donna che in questo modo non solo si concede un luogo dove aprirsi alla sua nuova condizione, alle sue nuove sensazioni ed emozioni ma anche si prepara al parto come momento di coronamento di un periodo di magica naturalità.

L’acqua, ancora, permette il propagarsi del suono e proprio per questo, in un contesto dove la donna si apre ad un contatto con sé, la musica diventa il canale per sperimentare stati profondi dell’essere ed entrare in contatto con il proprio bambino già durante i nove mesi stabilendo un canale comunicativo speciale.

Il benessere che trarrà la madre è da ricercare nelle potenzialità della musica che come ormai risaputo permette di percepire in maniera più attutita sforzi fisici e sensazioni dolorose. 

Nel nostro caso, la musica permetterà alla donna in gravidanza soprattutto in fase di parto di gestire meglio la situazione dalla gestione del respiro,  al ritmo del battito cardiaco, al rilassamento muscolare, alla percezione del dolore.

Per il feto gli effetti benefici dell’ascolto della musica, tramite il ventre materno che funge da cassa di risonanza, si rilevano dal rilascio di sostanze che stimolano positivamente il piccolo e dagli effetti che l’ascolto della musica a livello di vibrazioni armoniche ha sul piccolo; vi è una stimolazione delle capacità motorie, del senso di armonia e di alcune attitudini.

Diventa importante, a mio parere, introdurre la musica non solo quando la donna lavora in acqua ma proporre a quest’ultima l'utilizzo delle musiche di proprio gradimento, dolci, armoniche che magari le evocano ricordi affettivi positivi e anche gli elementi della natura ogni volta che vuole entrare in contatto con sé durante il viaggio della gravidanza.

In uno studio del 1997 citato da P.L. Righetti nel testo “Elementi di psicologia prenatale” sulle donne in gravidanza e l’ascolto di musica new age durante tutta la gestazione si è riscontrato, nelle donne sottoposte allo studio, una maggiore capacità di rilassamento, una percezione del dolore come sopportabile, una durata del travaglio da 1 a 3 ore, un migliore contenimento dello stress e della fatica, una buona risposta fetale, in termini di movimento del feto e collaborazione di quest’ultimo durante la fase espulsiva del parto ed infine dai movimenti emessi dai feti e dai neonati durante l’ascolto della musica è possibile ipotizzare un “riconoscimento” della musica.

L’ascolto della musica, in acqua e non, aiuterà la donna a contattare le proprie emozioni, piacevoli e spiacevoli e a servirsene per un potenziamento della propria condizione ed eventualmente a consapevolizzare le emozioni spiacevoli emergenti.

Così come l’acqua con le sue caratteristiche e proprietà si rende mezzo di propagazione della musica, quest’ultima agevola le capacità meditative dell’uomo in generale e nello specifico della gestante che in ultima istanza, può recuperare tramite stati meditativi sensazioni corporee registrate tempo prima, percezioni sottili ed istinti lontani, quell’innata saggezza che verrà in soccorso nel giusto momento alla donna che consapevole di sé,  si affida alla naturalità di ciò che le sta accadendo.

Nella società moderna in cui viviamo, presi dalla frenesia del fare quotidiano ci dimentichiamo spesso di essere presenti a noi stessi, come se in quest’epoca di produttività fosse improduttivo lo stare, il “far nulla” che nulla non è ma che si riferisce al sentire profondo del proprio essere nel mondo.

La gestazione rappresenta una occasione per la donna di raccoglimento con se, una riscoperta del proprio corpo, del proprio sentire, un momento di crescita personale interiore, una meditazione.

Stare allora in meditazione significa stare nel qui ed ora che pur nella sua apparente semplicità implica un impegno ed una volontà profonda nel volere contattare se stessi. Alla base della meditazione è il respiro, l’ascolto del proprio respiro. E cos’è più profondo e semplice di ciò, visto che respirare è la prima cosa che abbiamo imparato a fare venendo al mondo e ciò che faremo salutando questo stesso mondo. Il respiro è il ponte di collegamento con la vita e vi sono diverse teorie e pratiche che si basano sulla pratica del respiro come attività di recupero delle energie vitali (ad esempio il Rebirthing).

Fare meditazione, allora, implica essere consapevoli del proprio respiro e giovare della serenità, della quiete e dell’energia che da ciò si produce, consapevoli della realtà che ci circonda e che è presente dentro di noi.

 

CONCLUSIONI
Acqua, musica e meditazione possono essere quindi mezzi per l’acquamotricista prenatale per entrare in relazione con la gestante in un rapporto di fiducia ed accoglienza ed essere trasmessi alla donna come elementi naturali di contatto con sé e con il proprio bambino.

Nella mia esperienza di professionista psicologa, di specializzanda in psicoterapia della gestalt ad approccio integrato, utilizzo spesso la meditazione come canale di connessione con me stessa e mi sento di poter dire che attraverso questa pratica possono affiorare alla coscienza, ricordi, immagini, profumi, suoni e colori che in qualche modo ci dicono qualcosa su dove stiamo nel mondo e dove stiamo volgendo rendendoci consapevoli, quindi più “esperti” di noi stessi.

Durante l’attività di tirocinio per il corso neonatale, ho potuto assistere anche a corsi prenatali, di preparazione delle gestanti, dove ho potuto osservare come le donne in gravidanza traggono benefici dallo stare in acqua e riescono a registrare l’esperienza che nella maggior parte dei casi torna utile sia nel momento del parto sia dopo, nella gestione del nuovo ruolo di genitore.

Questo lavoro mi ha permesso di raccogliere allora le mie conoscenze ed esperienze come bagaglio da portare nella mia professione e nella mia vita personale.

Mi sento ancora di aggiungere qualcosa sulla mia esperienza di formazione che parte lo scorso anno a Barzanò con il corso prenatale condotto dal Dott. Oliva che è stato per me l’aprirsi di un nuovo modo di approcciare a tematiche relative la prenatalità e che ben si è “miscelato” alle mie prospettive di riferimento, la Gestalt, la psicoterapia transazionale, le pratiche meditative ed altro. Tale percorso è andato avanti con la partecipazione  al corso Neonatale e l’esperienza di tirocinio che mi ha permesso di vedere tutto ciò che si riferiva alla neonatalità.

Non vorrei sembrasse inutile tutto questo ripercorrere tali tappe “formative” ma lo considero fondamentale per me visto che queste stesse tappe sono state accompagnate da stati diversi del mio essere, da formanda attenta ed  interessata nel corso prenatale e“neo gestante” nel corso neonatale, per parlare adesso da neo mamma della splendida Viola Maria che  voglio ringraziare per il tempo che mi ha concesso per dedicarmi a questo lavoro.

 

A cura di Gaetana Basiricò

 

Bibliografia

  • T. Verny, P. Weintraub, “Le coccole dei nove mesi”, 1996
  • P.L. Rigetti “Elementi di psicologia prenatale”, 2003
  • Perls, Hefferline, Goodman,“Teoria e pratica della terapia della Gestalt. Vitalità e accrescimento della personalità umana”, 1997
  • E. Berne, “Analisi transazionale e psicoterapia. Un sistema di psichiatria sociale e individuale”, 1970
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