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L’ISTRUTTORE DI ACQUATICITA’:

COME CAMBIA IL SUO RUOLO

A SECONDA DELLE FASI DI CRESCITA DEL BAMBINO”

 

Di

Elena Finessi

 

ACQUATICITA’ INTESA COME PIACERE DI STARE IN ACQUA

 

Acquaticità riguarda il sentirsi a proprio agio nell’acqua, non significa saper nuotare o riuscire a rilassarsi nell’acqua, ma significa saper stare nell’acqua in qualunque posizione e in qualunque situazione. La difficoltà dell’essere acquatici nasce dall’abitudine a stare in acqua in un certo modo, modo che ci siamo costruiti nel corso del tempo e spesso ciò che ci ostacola sono le idee che abbiamo riguardo l’acqua o la concezione che abbiamo di essa, oppure ancora quello che ci è stato insegnato e che “dobbiamo fare” in essa (tecnica degli stili di nuoto, respirazioni, apnea…), senza verificare se il nostro modo di pensare è in sintonia con ciò che proviamo nel nostro corpo e con le nostre emozioni.

Tutti i bambini fino a tre anni circa non galleggiano sulla superficie perché hanno un peso specifico troppo elevato rispetto alla loro superficie corporea; avvertono la loro paura ma la novità del galleggiamento li spinge a giocare con le loro paure, un bimbo nel suo stato naturale impara prima dell’adulto perché è curioso della novità, è libero da ogni preconcetto, non ha aspettative e impara direttamente dall’esperienza coinvolgendo tutto il suo essere: mente, corpo, emozioni. La grazia che appartiene ai bambini in stato di innocenza non viene ottenuta con la pratica e provando e riprovando gli esercizi, ma con la spontaneità; più un bimbo è libero nei suoi gesti, più acquisisce autocontrollo con movimenti spontanei, coordinati, efficaci.

Il ruolo di un adulto (genitore prima, educatore poi) è quello del “tramite”, cioè di rendere consapevole il bambino dell’esperienza acquatica.

Cosa ci proponiamo quando immergiamo un bimbo molto piccolo in acqua?

Sicuramente non gli insegnamo a nuotare, il nostro scopo non è quello della prevenzione dall’annegamento, ma ci proponiamo che riconosca all’acqua la caratteristica del piacere.

Qual è il modo migliore per ottenere questo risultato?

La qualità del comportamento spontaneo del bambino, del suo atteggiamento esplorativo, del suo naturale adattamento è in relazione al rapporto con l’adulto. Con i piccolissimi noi educatori possiamo mettere in condizione il genitore di rendere acquatico il proprio figlio; l’osservazione e il contatto con i sentimenti è indispensabile, se teniamo in considerazione le emozioni di un bimbo diventa importante comprendere le emozioni del genitore e le nostre emozioni.

C’è quindi uno stretto rapporto tra il senso di sicurezza dato dalla madre attenta ai sentimenti del figlio e le prove di rischio del neonato, il giusto grado di frustrazione. Il sentimento di tenerezza e di empatia prepara così alla futura indipendenza.

 

 

IL RUOLO DELL’ISTRUTTORE: IL GRUPPO DEI PICCOLISSIMI…

 

La mansione più palese è quella della conduzione della seduta, fornendo una vera e propria assistenza alla famiglia che fa dell’attività ludica naturale e spontanea, in compagnia di altre famiglie, orientandola nell’ambito della normale progressione del bambino in ambiente acquatico, con proposte di giochi, materiali, suggerimenti nel giusto momento del bisogno.

Giocare nell’acqua con i propri figli presuppone un impegno, un coinvolgimento personale tutt’altro che neutro ed asettico da parte del genitore. In queste situazioni di serenità famigliare in cui i rapporti sono ottimali il ruolo dell’insegnante è molto semplificato, si tratta di creare un ambiente positivo in cui la famiglia possa muoversi in sicurezza e libertà di azione anche con le altre famiglie.

È naturale agli inizi dell’attività dover prestare assistenza diretta alla mamma con il primo bimbo alle “prime armi”…svestire, lavare, rispettare i tempi di attesa, sono operazioni che per molti neonati è già difficile fare in casa, figuriamoci in un posto nuovo!

È anche possibile trovare bambini in particolari situazioni di attaccamento, o casi di bambini che passano momenti particolarmente disagiati a causa di sconvolgimenti domestici (trasloco, lutto, fine allattamento, nido, ripresa lavorativa della mamma, ecc), in questi casi l’assistenza deve essere ancora più importante e l’interscambio di informazioni con il genitore tale da permettere di risalire alle eventuali cause di disagio.

Al momento dell’ingresso in vasca dobbiamo consigliare al genitore di non entrare velocemente in acqua, proprio per permettere al bambino e alla sua mamma di entrare lentamente in “clima” dall’esterno della vasca, girandoci intorno, osservando il gruppo, conoscere i giochi e sceglierne uno, poi finalmente entrare in acqua! Una volta immersi la prima cosa che dobbiamo suggerire di fare è quella di fermarsi un attimo ad osservare attivamente il proprio figlio e le sue prime reazioni al nuovo ambiente. Ad un certo punto è lo stesso bambino a farci capire che è pronto per intraprendere altre attività e da questo momento è pronto per iniziare la seduta. Se tutto ciò non avviene immediatamente, consiglieremo il genitore di avvicinare a se il bambino e rassicurarlo abbracciandolo e parlando con lui, cercando di non trasmettere al piccolo eventuali paure ed insicurezze, per poi provare a immergerlo nuovamente non appena il momento di “crisi” sarà passato.

Durante le prime lezioni l’educatore non dovrà intromettersi con invadenza nel rapporto privilegiato tra mamma e figlio, ma dovrà rispettare la diade, suggerendo al genitore le manovre e le prese da effettuare, eventualmente creando un ambiente più raccolto e circoscritto nel quale far meglio ambientare il piccolo. Sarà poi il bimbo stesso che in un secondo momento lancerà segnali di maggiore apertura verso l’ambiente esterno, i piccoli e grandi giochi, gli altri bambini all’interno del gruppo, solo allora potremo intervenire con nuove proposte che lo porteranno sempre più verso una maggiore autonomia acquatica.

Ricordiamo che è fondamentale il lavoro in gruppo, ambiente naturale per lo sviluppo sano e completo del bambino, è possibilità di confronto tra grandi e piccini, possibilità di misurarsi con i propri pari, arricchirsi ed arricchire attraverso l’interscambio.

Proprio per questo deve essere propria dell’insegnante la capacità di animatore, che deve mantenere alto il livello di interesse nell’attività, proponendo nuove situazioni che coinvolgano la famiglia.

La capacità di osservazione deve essere viva nell’insegnante; l’osservare ci permette di capire quali sono le zone di interesse dei bimbi, quali le caratteristiche comportamentali, i rapporti che si instaurano all’interno del gruppo.

Un altro compito importante è quello del moderatore. Possono capitare durante la lezione momenti di poca armonia, inadeguatezza delle richieste e risposte all’interno del rapporto mamma-bimbo, alte aspettative da parte del genitore nei confronti del figlio, piccole regole non rispettate, troppa rilassatezza da parte del genitore, situazioni che prevedono il fermo e deciso intervento dell’educatore per riportare il giusto equilibrio.

Si tratta di momenti cruciali dell’apprendimento perché entrano in gioco fiducia reciproca ed equilibrio emotivo che permettono al bambino di affrontare l’attività in modo proficuo.

A questo scopo è molto utile stabilire poche e chiare regole di comportamento all’interno del centro dovranno essere ben conosciute dai genitori e dai bambini non appena siano in grado di capire il significato della regola.

Del resto è risaputo che la vita del bambino di primissima infanzia è un piccolo caos e se vogliamo aiutarlo a crescere sano ed integro come persona, avrà bisogno di piacevoli ed ordinate esperienze di vita.

 

CON I “PICCOLI CAMMINATORI”

 

Nell’acqua bassa i bambini iniziano a camminare e a muoversi autonomamente, possono sostare in piedi o seduti ed effettuano giochi manuali o partecipano a piccoli percorsi preparati dall’insegnante dove verranno sollecitati a gattonare, arrampicarsi, sollevarsi, scivolare…tappa fondamentale per mettere il bambino in condizione, se interessato di provare le sue prime autonomie ed eventualmente avventurarsi da solo verso le prime immersioni volontarie.

Prestiamo attenzione al fatto che i genitori non si “dimentichino” dei propri figli, ma ricordiamo sempre loro che si tratta pur sempre di un momento di condivisione di un’esperienza con il proprio piccolo, che anzi merita maggiore attenzione proprio per il fatto che inizia a sentirsi padrone delle proprie capacità motorie e dell’ambiente, ma ha pur sempre quello stato di incoscienza tipica della sua età che non gli consente ancora di valutare i reali pericoli della vasca.

 

 

IL RUOLO DELL’ISTRUTTORE CAMBIA QUANDO I BIMBI CRESCONO…

 

In questa più che in altre situazioni l’istruttore di acquaticità si deve metter in gioco, deve essere pronto ad adattare il suo comportamento alle situazioni continuamente variabili che i bambini creano, deve saper dimenticare insieme a loro lo spazio ed il tempo, ricreando un mondo fantastico nel quale diventa attore insieme ai suoi piccoli amici.

Deve imparare di nuovo a comunicare con il “linguaggio corporeo”, spesso dimenticato, fatto di carezze, abbracci, sorrisi, che saprà elargire e ricevere con uguale spontaneità e con giusta misura (dialogo tonico).

Deve saper trovare quel giusto equilibrio tra fantasia e realtà che gli permetterà di raggiungere gli obiettivi prefissati senza provocare traumi e paure o creare insicurezze.

Questo nuovo ruolo dell’istruttore fa si che egli diventi un educatore, un maestro che, con le opportune metodologie guida i bambini verso l’autonomia.

L’autonomia è l’obiettivo finale di una splendida attività: autonomia nell’acqua ma soprattutto autonomia nella persona, che rende il bambino cosciente delle sue capacità di azione e capace di interagire con gli altri, verbalizzando le proprie esperienze e comprendendo le richieste che gli vengono rivolte; obiettivo fondamentale che si snoda lungo un percorso di fiducia e reciproca sicurezza.

Il rapporto con l’istruttore che i bambini trovano in piscina, inizia anche in questo caso fin dallo spogliatoio. Egli sarà il pronto ad accogliere i suoi piccoli allievi con un atteggiamento aperto e disponibile, palesemente soddisfatto del ruolo che in quel momento ricopre, attento ad ogni particolare che emerge dall’osservazione di ogni singolo bambino e del gruppo.

Farà con loro un giro della piscina, compresi servizi e docce, dando con semplicità alcune indicazioni sul comportamento da tenere (attenti si scivola, andate piano).

L’allegra chiacchierata con qualche scherzetto, i primi contatti con i giocattoli, aiuteranno a stabilire un primo rapporto tra educatore e bambino e a trasformare l’impatto con questo ambiente nuovo ambiente in un momento ludico e rassicurante.

Nonostante ciò, probabilmente alcuni bambini si rifiuteranno ancora di entrare in acqua se non accompagnati dai genitori.

È opportuno lasciar loro il tempo di maturare una decisione.

Con grande tranquillità, sicurezza e fantasia l’istruttore dovrà cercare di stabilire con essi un rapporto di fiducia, inserendoli nei giochi come aiutanti, usando un linguaggio non verbale fatto di sorrisi, gesti misurati, tono della voce persuasivo, contatto corporeo rassicurante.

 

 

IL LINGUAGGIO DELL’INSEGNANTE DI ACQUATICITA’

 

L’istruttore entra a fare parte del mondo infantile assumendo un ruolo propositivo: non è colui che presenta soluzioni già pronte, ma colui che invita a trovare le soluzioni, assecondando la fantasia dei bambini e la loro creatività, guidandoli ad ascoltare e verbalizzare il loro benessere o il loro malessere in acqua.

Il suo linguaggio si avvale di frasi semplici che i bambini sono in grado di decodificare immediatamente, di parole che ricorrono nel loro quotidiano (famiglia, scuola e gioco), di immagini fantastiche popolate permettono loro di compiere per imitazione dei movimenti e gesti e di verbalizzare o esternare con il loro linguaggio corporeo paure e incertezze, ma anche il piacere, la soddisfazione, la gioia di riuscire.

Il linguaggio gestuale dell’educatore ricopre un ruolo di fondamentale importanza; i bambini infatti, percepiscono l’atmosfera affettiva ed emozionale che li circonda, perciò ogni accenno o sguardo dolce, in risposta ad una loro azione, diventa stimolo, premio, rinforzo positivo.

Un rinforzo negativo (dissenso), invece, blocca l’apprendimento errato e deve comunque essere sempre seguito da una chiara spiegazione: l’alternativa.

Il cosiddetto feedback sia positivo che negativo è fondamentale per qualsiasi forma di apprendimento.

 

 

DECALOGO PER L’ISTRUTTORE

 

Alcuni suggerimenti utili per un corretto rapporto con i bambini e per un sereno svolgimento del lavoro:

  • Valutare costantemente il comportamento da tenere in relazione ai mutamenti di situazione e/o di umore dei bambini e a contingenze particolari.

  • Ridurre al massimo il rischio di inconvenienti sul bordo vasca (cadute e scivoloni) e in acqua (bevute e spaventi).

  • Osservare le reazioni emotive dei bimbi, ascoltare i loro dialoghi, scambiare opinioni con i genitori.

  • Non dimenticare che le capacità di concentrazione dei bambini è breve e l’attenzione è ancora labile, per cui attività troppo complesse e protratte nel tempo possono rivelarsi noiose ed affaticanti.

  • Persuadere alla partecipazione (senza costringere) affidando il compito di “rompere il ghiaccio” ai bambini meno timorosi, dando dei ruoli di “ assistente di bordo” ai bambini esitanti e, ruoli di fiducia a quelli che oppongono un rifiuto, valorizzando comunque tutti i ruoli affidati, e assicurandosi che nessun bambino rimanga escluso.

  • Seguire tutti i bambini con cura e tenerezza, invitandoli a superare le paure non attraverso inutili spiegazioni, ma conquistando la loro fiducia e rendendoli consapevoli delle loro capacità.

  • Non risolvere le situazioni per loro, ma lasciare autonomia e libertà di risposta.

  • Affrontare ogni problema che si presenta mediante capacità di osservazione, esperienza intuizione e fantasia, essendo comunque sempre disponibili a porsi in discussione e a porre in discussione il programma stabilito e il metodo di attuazione.

 

La “crescita acquatica”, intesa come costante acquisizione di nuove abilità, deve andare di pari passo col percorso evolutivo del bambino.

Anche il ruolo dell’istruttore si adegua alle nuove competenze acquisite dai bambini e alla loro evoluzione psicofisica.

All’inizio infatti l’insegnante si adatta ai bisogni e alle richieste dei bambini (facciamo lo scivolo, possiamo usare il salvagente, facciamo il girotondo) successivamente e gradatamente, i bambini divengono sempre più disponibili ad ascoltare le proposte dell’insegnate che si avvale di un linguaggio più specialistico sia riguardo alla tecnica natatoria (galleggiamento, apnea, spinta, scivolata, tuffo), che alle funzioni e alle parti del loro corpo (respirazione, braccia, mani, capo, gambe).

Il bambino di 4 anni non è più quell’essere egocentrico che era all’inizio, ma ha acquisito coscienza di sé nel rapporto con gli altri e ha sviluppato quell’autonomia che era l’obiettivo primario del piano di lavoro.

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 11 Luglio 2011 20:54 )  
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