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L'apnea acquatica: un allenamento psicologico di introspezione

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CORSO DI ACQUAMOTRICISTA PRENATALE ( ROMA, 28 NOVEMBRE 2010 )
Ostetrica Giulia Giorgi

 

INTRODUZIONE
L’acqua è un elemento carico di significati cosmici, simbolici, mitici.
Nei sogni è simbolo dell’inconscio e del mondo emotivo, ma soprattutto rappresenta il femminile, la fertilità, l’energia materna e accogliente del contatto con il liquido amniotico.

Il contatto con l’acqua ci rigenera, ma non solo: fa parte del nostro io più profondo.
In questa tesina vorrei approfondire un aspetto, molto importante a mio parere, del rapporto tra la gestante e l’acqua: l’ Apnea.

L’interesse verso l’apnea è nato da alcuni esercizi che ho svolto al corso per Acquamotricista Prenatale a Roma (28 Novembre 2010), che mi hanno portato a riflettere sull’importanza delle sensazioni interiori che l’acqua suscita, soprattutto in una gestante, poiché,  la preparazione al parto nel dolce abbraccio dell’acqua, permette alla donna di scoprire come l’immersione stimoli la percezione sensoriale del corpo, indirizzandola verso una dimensione di particolare benessere.


CHE COS’E’ L’APNEA?
L’apnea non è solo “l'arresto volontario della respirazione” ma, se inquadrata in una cornice più ampia, può divenire un viaggio dentro se stessi alla ricerca di quella serenità interiore che tutti vorremmo ritrovare.
Tra i “viaggi”  più affascinanti che il genere umano può vivere, quello dello sviluppo dell’embrione e poi del feto nel liquido amniotico, è senza dubbio e fisiologicamente parlando, il più interessante.
L’acqua rappresenta l’oceano primordiale da cui trae origine la vita, ed è dunque preziosa sia per il bambino che per la madre. Durante la gestazione per la donna è necessario ripristinare l’equilibrio psicofisico che oggi sempre più frequentemente è compromesso dai ritmi della quotidianità.

Come ci è stato insegnato nel corso che ho frequentato, è importante che una gestante apprenda le tecniche di respirazione nel movimento in acqua, e solo  successivamente si presti ad imparare esercizi più rilassanti, effettuando delle brevissime apnee statiche.

Gli esercizi in apnea si eseguono rilassando tutti i muscoli del nostro corpo, lasciando andare gli arti, la testa, il bacino.
Inizialmente sembrava a tutti noi abbastanza difficoltoso eseguire esercizi senza respirare o espirando sott’acqua, poi, con la ripetizione e l’impegno, l’apnea è risultata anche piacevole.
Occorre eliminare tutte le resistenze e solo allora, così come ho personalmente apprezzato, si entra in un altro mondo, dove tutto il resto, l'ambiente esternodiventa inesistente.

Questi brevi esercizi in apnea seguendo delle adeguate precauzioni, non provocano alcun danno al feto,infatti le modeste modificazioni dei gas nel sangue (ossigeno e anidride carbonica) sono condizioni assolutamente alla portata delle capacità del feto.

D'altro canto, lo stesso meccanismo del parto è caratterizzato da significative modificazioni del flusso ematico placentare apportati dalle contrazioni uterine e dalla meccanica del periodo espulsivo nella progressione nel canale del parto.

Gli esercizi in apnea proposti nel corso di formazione, stimolavano all'abbandono ad una nuova realtà, dove il presente si confrontava con il profondo del personale vissuto.
Alcuni espperienza in piscina richiamano alla mente la perfetta quiete del feto nel liquido amniotico, permettendo fenomeni di regressione e di immedesimazione nella condizione del feto.

APNEA E PSICOLOGIA: GUARDIAMO DENTRO DI NOI
All’inizio del corso, non riuscivo a comprendere esattamente il significato nonché l’utilità degli esercizi di rilassamento in apnea.
Interessata all’argomento ho approfondito l'argomento documentandomi e scoprendo un nuovo mondo.

Uno degli aspetti fondamentali dell’apnea parte proprio dall’ascolto di noi stessi, del nostro corpo, per imparare a gestire le nostre paure, le nostre tensioni accumulate, lo stress quotidiano. 
Superare la paura di lasciarci andare, di affidarci.

In questo modo, non solo la realtà quotidiana potrà essere affrontata più serenamente, ma anche il parto risulterà un’esperienza più consapevole e meno terrificante, dal momento che si è più preparate alla regolazione della respirazione, della concentrazione (periodo dilatante ed espulsivo), dell’attenzione.

Nell’apnea si vivono stati molto simili a quelli della meditazione: il corpo passa da un comportamento ergotropico, cioè di dispendio di energia, a una modalità trofotropica, di salvaguardia dell’energia.
Il battito rallenta, l’attività cerebrale si fa più lenta e sincronizzata, il metabolismo si riduce.

Tutto per ottimizzare il consumo di ossigeno grazie al diving reflex, una reazione che ci accomuna ai mammiferi acquatici e che, unitamente ad altre particolari caratteristiche umane, sono per alcuni ricercatori, la prova delle nostre origini acquatiche (teoria evoluzionistica di Sir Alister Hardy 1960).

Per entrare in comunione con l’acqua e per praticare in maniera ottimale le tecniche di rilassamento mediante l’apnea, è importante che ogni gestante si disponga favorevolmente a superare alcune personali credenze limitanti.

Entrare ed affidarsi all'acqua significa approcciarsi ad un ambiente nuovo nel quale cambia non solo la temperatura e la pressione dell'ambiente, ma anche l’equilibrio, le sensazioni propriocettive,le emozioni, lo spazio, il tempo...

Attraverso l’apnea è possibile relazionarci con la paura ed i suoi meccanismi di difesa, la sua manifestazione permette la sua conoscenza ed esplorazione, percependo e accettando la personale vulnerabilità.
Scivolando lentamente ed in profondità nella paura, si crea uno spazio interiore per sentire, per osservare, per accettare e crescere.

Se riusciamo a contattare le emozioni e a liberarle dalla loro carica eccessiva, capiterà di sentirsi più concentrati e rilassati.

L'esplorare in profondità l'acqua equivale alla modalità con cui affrontiamo l'eplorazione dei personali vissuti interiori.

L’apnea è un profondo momento di introspezione, che permette, attraverso l’ascolto del proprio corpo, di riponderare vecchi disagi.
Ed il rilassamento che ne consegue, testimonia la bontà del percorso effettuato.

LA PAURA DELLA GESTANTE
Nella quotidianeità del lavoro di ostetrica, sovente ci chiediamo quali siano le reali paure di una donna in gravidanza: che cosa temono?

Le paure che albergano nella mente delle donne in gravidanza sono interpretate come eventi generati da profondi meccanismi ancestrali.
Il concetto della nascita assume in sé il senso della separazione, e tale percezione è da sempre legata ad angosce profonde.
Diversi studiosi Freudiani, quali la Deutsch (1945), Langer (1951), Soifer (1977; 1985), concordano nell’affermare che anche nella donna le angosce relative al proprio parto possono venire ricondotte all’angoscia di separazione.
Il dolore e la fatica durante il parto simboleggiano perfettamente il percorso che la donna affronta durante il travaglio, che le permette una piena elaborazione della separazione tra sé ed il bambino.

Studi svolti dallo psicoanalista Fornari e dal ginecologo Miraglia sull’inconscio di una donna in gravidanza, hanno rilevato che i sogni nell’ultimo trimestre rappresentano i vissuti delle gestanti: mare e acqua sono interpretati come regressioni della personale nascita.

Acque calme o agitate rappresentano l'aspetto duale dell'acqua e della vita.

Attraverso i sogni le donne in gravidanza scaricano le proprie paure e timori, utilizzando meccanismi di rielaborazione onirica, mentre la soppressione di tali funzioni (reprimendo ed interiorizzando le proprie emozioni e le proprie ansie) sono condizioni che aumentano il rischio di Depressione Post Partum (PPD).

Tra le principali paure vissute dalle gestanti si annovera il timore che il bambino possa subire danni durante il parto e/o che possa nascere con malformazioni o con gravi pregiudizi per la sopravvivenza o la futura salute.

Le paure personali riguardano la minacciosità del parto per le possibilità di lesioni e danni locali (traumi vaginali) o generali (es. la paura di morire).
Inoltre a ciò sovente si aggiunge anche il timore di non essere competenti nel ruolo biologico materno nel saper affrontare adeguatamente l'esperienza del parto, della sopportazione del dolore, o del saper partecipare attivamente alle spinte espulsive.

Successivamente nel puerperio, possono insorgere preoccupazioni legate alla competenza materna nell'accudire adeguatamente il proprio piccolo.

Questa breve esperienza di Acquamotricità Prenatale mi ha svelato alcune sottili relazioni tra lo stare in acqua ed il vivere alcune esperienze di rielaborazione dei vissuti personali, tra l'immergersi ed alcuni meccanismi regressivi, tra il muoversi nell'acqua ed alcuni meccanismi fisiologici psicomotori analoghi all'esperienza della nascita.

Validi argomenti per un interessante percorso professionale e personale.

BIBLIOGRAFIA

(1) www.psicolinea.it

(2) www.veronapnea.it

(3) www.apneanationalschool.it

(4) Apnea Accademy sez. psicologia, anni 1 numero 2, a cura di Lorenzo Manfredini

(5) Patrizia Forleo, Anna Paola Cavalieri, Francesca Morelli, Marta Podda, Valeria Brancato, Romano Cataldo Forleo, “ Paure e timori in gravidanza ”.

(6) Lorenzo Manfredini, “ Apnea consapevole, disciplina mentale e corporea ”.

(7) Ammaniti M. “La gravidanza fra fantasia e realtà”. Il Pensiero scientifico Ed., Roma 1992

(8) Fornari F. “l codice vivente, femmilità e maternità nei sogni delle madri in gravidanza”, Boringheri Ed. , 1981

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