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Il seno, il latte, l’acqua: il nettare della vita

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“Dalla terra nasce l'acqua, dall'acqua nasce l'anima…"
(Eraclito)

 

L'origine acquatica della vita è stata da sempre riconosciuta da tutte le culture che hanno popolato la terra, la simbologia legata all'acqua ha dato vita a un ricco e variegato mondo popolato di divinità, miti, leggende, luoghi sacri e figure misteriose che incarnano di volta in volta gli aspetti particolari di questo elemento e la sua centralità nella vita dell'uomo. Basti pensare al poema babilonese Enuma Elish: il dio Marduk dà origine alla terra inferiore tagliando in due Tiamat, dea delle acque cosmiche.

Nella mitologia indiana, invece, l'acqua terrestre è manifestazione delle acque celesti e fonte di vita da cui traggono origine i mondi. Su di esse galleggiava beata Narayana mentre dal suo ombelico spuntava l'albero cosmico, simbolo della vita che nasce dalla quiete della notte cosmica.

Nella tradizione puranica dalle acque spunta invece un loto da cui nasce Brahama. Così, se la pianta e l'albero diventano elemento ricorrente nel simboleggiare la vita, essi non nascono mai direttamente dalla terra, ma dal petto di un mostro marino, da un vaso o da altri elementi legati all'acqua, a sottolineare che è proprio l'acqua il fondamento primario di ogni creazione.

La stessa centralità dell'acqua nella creazione del mondo si ritrova nella tradizione dei Dogon in Africa, secondo cui l'acqua è il seme divino che feconda la terra.

Ma senza acqua non si sarebbe potuta creare neanche la terra, perché essa è stata impastata con l'acqua che è fonte di vita. Anche nella Genesi Dio dà origine al mondo partendo dalle acque e creando il firmamento "che le tiene separate"; da quelle inferiori viene generata la terra.

Per i greci il più antico dio dell'acqua è Oceano , figlio di Gea (la terra) e di Urano (il cielo). Oceano è sia la divinità dell'acqua sia il fiume che circonda la terra. Dall'unione tra Oceano e Teti - l'umidità che tutto pervade e nutre, hanno origine i tremila fiumi della terra e le Oceanine. Oceano è chiamato da Omero 'origine del tutto' a sottolineare proprio la nascita della vita terrena dall'acqua.

L’acqua è il liquido amniotico in cui si sviluppa il feto, è la pioggia che cade sui campi, è la fonte che disseta. L’acqua purifica il corpo da malattie e umori nocivi, permette gli scambi e i commerci che si svolgono sul mare.

Tra gli aspetti più importanti dell'acqua per la vita degli uomini c'è, tuttavia,  la sua capacità di fecondare la terra e fornire il sostentamento indispensabile al nutrimento.
Così, la pioggia diventa in molte civiltà il simbolo dell'elemento celeste e divino che feconda i campi donando prosperità.
Lo spiega chiaramente l'I Ching sostenendo che la pioggia è espressione del principio attivo celeste da cui tutte le manifestazioni cosmiche traggono la loro esistenza.
E lo confermano le tradizioni americane degli Aztechi secondo cui la pioggia è il seme del dio della tempesta Tlaloc.

Uno dei miti più rappresentativi della capacità fertile dell'acqua e del legame tra cielo e terra nella creazione della vita è quello greco di Danae.
Essa viene rinchiusa dal padre Acrisio nella torre più alta della città per impedire che si avverasse la profezia, secondo la quale egli sarebbe stato ucciso dal nipote.
Ma della bella Danae si era invaghito Zeus che, per sedurla, si trasforma in una sottile pioggia d'oro che riuscì a penetrare le chiusure ermetiche della torre e a fecondare la fanciulla generandole un figlio: Perseo che un giorno avrebbe involontariamente ucciso il nonno Acrisia.

Ma è con il filosofo greco Talete nel 600 a.C. che i miti legati all'acqua si condensano in un vero e proprio discorso filosofico in cui l'arché, il principio primo di tutte le cose, è l'acqua sulla quale galleggia la terra.
Teoria ripresa probabilmente dai diversi miti orientali sull'origine della vita.
Talete trae le sue conclusioni dopo aver osservato che tutti i semi e i nutrimenti sono umidi e sostiene che l'acqua è alimento. L'umido fa vivere il caldo, la scomparsa dell'umido produce la morte e la sua presenza porta allo sviluppo e alla crescita del seme: per questo motivo ogni cibo è umido.

E' ciò che sta alla base di tutte le cose, ciò che le tiene unite. Senz'acqua non si ha umidità e, conseguentemente, non si può avere la vita perché questa è conservata dall'acqua - la terra poggia sull’acqua  - l'acqua sostiene la terra, la quale senza di essa non esisterebbe.
Acqua e terra sono un po' come anima e corpo: la terra rappresenta la pesantezza e l'inerzia, al contrario dell'acqua  è simbolo del movimento e della forza.

La forza dell’acqua è proprio quella di ridurre ai minimi termini, di convertire ogni cosa del mondo in essenza: lo scoglio in sassi sempre più piccoli, poi in sabbia fino a disintegrarli del tutto e a farli scomparire includendoli nell’immenso e sconfinato mare.
Il cibo digerito viene scomposto in minimi termini, micronutrienti e sali minerali catalizzatori del metabolismo, per essere disciolti nell’acqua che li porterà a contatto delle membrane cellulari; qui per effetto della diversa pressione osmotica, potranno penetrare la membrana cellulare (semipermeabile) e raggiungere il centro della cellula dove verranno bruciati per produrre energia: "l'acqua è il principio di tutte le cose; le piante e gli animali non sono altro che acqua condensata e acqua torneranno ad essere dopo la morte".

L'acqua è per i bambini un naturale elemento familiare in cui si sono sviluppati, che li ha accolti proteggendoli dal mondo esterno e diventa una forma di gioco e di divertimento; una materia che offre loro possibilità di vivere sensazioni piacevoli, perché legate alla vita intrauterina, di conoscere, di esplorare...ed è così che l’acqua diventa affettività, ricordo, emozione, diventa chiave per comprendere i fenomeni della natura e i processi vitali.

Per il bambino l’acqua è nutrimento anche dopo la nascita, attraverso il latte materno: latte che sazia, riempie, consola, protegge, che fa crescere.
Il seno, il latte, ancora l’acqua: il nettare della vita

“quel piccolo mostro prese il mio seno e vi si attaccò: e tosto fiat lux. All’improvviso mi sono sentita veramente madre… questo piccolo essere non conosceva assolutamente altro che questo mio seno, non vi era nel mondo che questo piccolo punto illuminato, lo amava con tutte le sue forze, non pensava che a questa fonte di vita, lo raggiungeva per dormirgli sopra, si svegliava per ritornarvi. Le sue labbra avevano un amore inesprimibile, e, quando vi si accollavano, manifestavano allo stesso tempo piacere e dolore: un piacere che andava fino al dolore e un dolore che finiva nel piacere. Non saprei esprimere quella sensazione che il seno irradia in me fin dalle più intime origini, poiché esso sembrava il centro da cui si dipartivano mille raggi che raggiungevano il cuore e l’anima. Far figli è nulla, ma nutrirli significa essere madre ogni momento. Le carezze degli amanti non valgono quelle di due piccoli mani rosse che si sporgono docilmente come per aggrapparsi alla vita". Così diceva Honorè de Balzac.

Nel passato le discussioni sull’utilità dell’allattamento materno furono molto numerose, coinvolgendo non solo medici, ma anche filosofi e legislatori.
Viene spesso messo in risalto come il latte materno possa trasmettere al figlio il carattere della madre ”il sangue è latte che imbiancò e, per il latte, vengono al bambino trasmesse somiglianze del corpo e dell’anima”(Favorino).

Nel corso dei secoli l’aumento progressivo delle nutrici fece insorgere una questione a riguardo.
Sorano afferma che le madri non dovevano cominciare l’allattamento prima di tre settimane dal parto: un inizio precoce era considerato dannoso, sia per la delicata condizione della madre dopo il parto, che per l’incapacità del bambino di gestire il colostro.
Erano, quindi, consigliabili le nutrici e, in attesa di iniziare l’allattamento, i seni dovevano essere spremuti manualmente in maniera da conservare lo stimolo della lattazione.

Le nutrici avevano un ruolo di primo piano sin dall’epoca della città ideale di Platone e, nell’antica Roma, uno spazio del mercato era riservato alle donne che trafficavano il loro latte. I requisiti ideali di una buona nutrice erano, secondo alcuni testi: 25 anni di età collo grosso e forte, petto largo, carni sode, bel colorito somiglianza di fattezze alla madre naturale, perfetta salute perché le nutrici malate fanno morire i bambini prima del tempo.
Talora, donne nobili preferivano ricorrere alla nutrice per evitare che l’allattamento danneggiasse la bellezza del loro seno.

La diffusione incontrastata delle nutrici spinse, però, i medici nel XV secolo verso una nuova questione sulla positività dell’allattamento naturale operato o meno dalla madre. Rousseau allora, nella Francia del XVIII secolo impose una nuova concezione.
Nell’Emilio, infatti, difende strenuamente l’allattamento materno appellandosi soprattutto alle relazioni emotive tra madre e figlio e fu così che, grazie a Rousseau, quasi improvvisamente il Nursing divenne moda e le madri cominciarono a nutrire i bambini al seno anche negli strati sociali più elevati.
Solo in caso di malattie veniva ammessa, su consiglio del medico, la presenza della nutrice.

Così, nella originaria tradizione dei popoli si ritrova che il significato primordiale della funzione materna non si limita alla procreazione, ma continua, quindi, con l’allattamento: funzione di protezione e di iniziazione ai misteri della vita.
Osservando la funzione dell’allattamento presso molte popolazioni primitive, si evidenzia un fatto incontestabile: tutta la struttura psicofisica della donna celebra costantemente il ruolo materno in ogni istante della vita quotidiana.
L’atto stesso di allattare non è ripartito ad intervalli fissi nella giornata, ma il bambino è sempre attaccato al seno vivendo quasi in simbiosi con la madre, perché esso è ancora parte di lei, poiché entrambi si nutrono del medesimo pasto.

L’allattare, quindi, sul livello fisico è un atto nutrizionale, ma in un contesto più ampio è la rappresentazione del plasmare la vita, con ciò che è misteriosamente scaturito dalla trasformazione del sangue materno: il prodotto del concepimento.
È, infatti, la madre stessa che nutre di sé il figlio con un alimento anch’esso frutto della misterica trasformazione del proprio sangue.
Ecco perché il latte è considerato in tutte le culture l’alimento primordiale, l’archetipo alimentare, che trova nel calice del seno il luogo più idoneo per la trasformazione alchemica del sangue materno.

Freud scriveva che “quando si è visto un bambino sazio abbandonare e cadere nelle braccia della madre e addormentarsi felice con un sorriso sulle labbra rosse, non si può dire che questo immagine non rappresenti il modello e l’espressione della soddisfazione sessuale che conoscerà più tardi.
Gros asseriva che “il piacere, il dolore o l’indifferenza nel corso dell’allattamento non sono del tutto innocenti”. Per allattare al seno con piacere bisogna amare il proprio corpo in sintonia con il mondo, i propri seni gonfi pieni di latte, e il bimbo che succhia la vita.
La relazione carnale ed effettiva che si stabilisce durante l’allattamento tra madre e bambino.

E sul latte nettare di vita, ne è piena anche la storia e il mito: nell’antico Egitto la dea Iside è rappresentata, alcune volte, mentre allatta il figlio Horus divenuto ormai adulto.
Allo stesso modo Ercole, nutrito da Giunone, viene rappresentato come un uomo maturo e barbuto.
La nutrizione degli adulti con latte di donna veniva effettuato in passato in quasi tutte le civiltà, ma naturalmente, la sua pratica era sempre legata a particolari situazioni individuali. Sebbene nella letteratura latina si trovino solo scarsi accenni, e solo indiretti, alla nutrizione al seno da parte degli adulti, questa singolare forma di alimentazione è chiamata Carità Romana.
In generale l’allattamento al seno degli adulti deve essere considerata più una curiosità che un fatto scientifico.
Esso sembra sia stato praticato anche in Cina; secondo la leggenda, durante la dinastia Tang, la nobile signora Tang viveva con la propria suocera, che molto anziana, aveva perso tutti i denti ed era incapace di mangiare anche un singolo chicco di riso; la nobildonna accudiva affettuosamente alla sua persona, la lavava tutti i giorni e l’allattava al seno, così che la sua salute migliorò e la sua vita fu prolungata di molti anni.

… ma la vita è come l’acqua, scompare, affonda, e poi riaffiora dove può, dove deve.

Ed è così che tutto combacia, che l’elemento acqua, origine della vita e suo adempimento, chiude il cerchio della nostra esistenza: “….ogni cosa è diventata mare.
Noi abbandonati dalla terra siamo diventati ventre del mare, e il ventre del mare è noi, e in noi respira e vive.
Io lo guardo ballare nel suo mantello splendente per la gioia dei suoi propri occhi invisibili e finalmente so che questa è la sconfitta di nessun uomo, giacchè è solamente trionfo del mare, oceano mare, potente sopra ogni potenza e meraviglioso sopra ogni meraviglia, la terra si inchina al suo passaggio e lambisce con labbra profumate l’orlo del suo mantello, grembo di ogni nuovo nato, inizio e fine, orizzonte e sorgente, perché non v’è cielo che in lui non si specchi e si perda e non c’è terra che a lui non si arrenda, a lui si inchinano gli uomini tutti poiché lui è dentro di loro e in loro cresce, ed essi in lui vivono e muoiono, e lui è per loro il segreto e la meta e la verità e la salvezza e la strada sola per l’eternità, e così è, e così continuerà ad essere fino alla fine dei giorni…….”
Oceano Mare

 

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