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Il gioco spontaneo, strumento pedagogico

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Il gioco spontaneo, strumento pedagogico.

di Giovanni Brizzolara

 

Il gioco è conoscenza e apprendimento.

Negli ultimi anni si è dimostrato che i feti, anche di poche settimane, sono in grado di giocare con il proprio corpo all’interno del loro universo-utero; associando tra loro situazioni e stimoli diversi e memorizzando le esperienze.
L’utero è la prima “casa” del bambino, il suo primo mondo da sperimentare come ambiente ospitale od ostile e dove si creano le predisposizioni per la sua vita a venire.

Il feto fluttua nel liquido amniotico, si sente contenuto, avvolto e protetto e la sua salute è in parte costruita durante la vita entra-uterina.
L’acqua è l’elemento naturale che lo accoglie e filtra tutti i rumori e le emozioni materne che modificando biochimicamente l’ambiente uterino, si riflettono sul bimbo con conseguenze immediate e a lungo termine.

A partire dalla vita uterina il feto verifica processi di apprendimento e la memoria di alcune esperienze pre natali può modificare il comportamento post natale.
Al crescente numero di movimenti vermicolari passivi dell’embrione presenti alla VI / VII settimana di gestazione, dalla VII / IX settimana, si aggiungono movimenti di flesso-estensione degli arti e del corpo, anche se non ancora efficaci per cambiare posizione all’interno dell’utero.
Dalla X settimana il feto si distende nel suo sacco amniotico e compie dei “salti” verso l’alto.
I movimenti “ a scatto” danno inizio allo sviluppo motorio perché permettono al feto di cambiare posizione, e sono possibili per l’assenza della  forza di gravità all’interno dell’utero.

Dalla XVI settimana, il feto aggiunge ai suoi “scatti” i movimenti di rotazione del capo e del tronco e i movimenti degli arti, utili a favorire il cambio di posizione.
Da questo momento si svilupperanno movimenti motori primari entro la XX settimana, senza apparente destinazione funzionale e altri automatismi  rispondenti a un programma genetico con una loro logica; preparando il feto ai movimenti che compirà successivamente in fase natale.
Il feto impara la “camminata fetale” iniziando a sfregare i piedini contro la cavità uterina e continuando una sorta di marcia sulla superfice interna per sperimentare la posizione migliore per il parto e per far “pratica” degli essenziali movimenti per la locomozione quando sarà nato.

La propulsione fetale è il movimento di spinta del feto contro le pareti uterine e si verifica dalla XVIII settimana; il feto punta i piedini ed il capo cercando di estendersi al massimo: questo movimento di estensione sarà ancora presente dopo la nascita e si verifica ad ogni stimolazione plantare con gli arti inferiori flessi posteriormente.

Tanti altri movimenti vengono eseguiti dal feto quali succhiare il dito, scalciare, puntare le gambe. ed hanno tutti, dal punto di vista del feto, una valenza ludica.
Si procura piacere giocando ad esplorare il suo universo...utero.
Il processo continua dopo il parto e per tutta la sua crescita.

Il nascituro è un essere emotivamente attivo, vive delle emozioni  materne e ogni mamma dovrebbe comportarsi di conseguenza sin dal concepimento.
I  messaggeri emotivi del cervello (neuropeptidi) vengono trasmessi a mezzo del flusso sanguigno attraverso la barriera placentare e finiscono nel flusso sanguigno del feto, incidendo sugli stati d’animo del nascituro/bambino.

Il bambino plasma il proprio essere non soltanto a seconda delle nostre parole o delle nostre azioni ma lo plasma a seconda della nostra disposizione d’animo, i nostri pensieri, i nostri sentimenti.

Alla nascita i neonati sono dotati di una serie di connessioni neuromuscolari già costituite con cui rispondono in via riflessa a diversi stimoli o situazioni interne.
Questi riflessi dipendono dalla presenza di circuiti  nervosi abbastanza semplici che si basano su un recettore (sensibile al tatto, al dolore, a stimoli visivi e acustici, alla concentrazione di anidride carbonica nel sangue alla distensione della vescica ecc.) e un effettore, in genere un muscolo che si contrae quando uno stimolo arriva al recettore.

I riflessi sono controllati dal midollo spinale e dal midollo allungato, la parte di transizione tra il midollo spinale ed il cervello.
Il neonato, grazie a meccanismi geneticamente programmati, respira, tossisce, urina, si sottrae a stimoli sgradevoli in via riflessa, orienta il capo verso la mammella, afferra il dito della mamma, trasale se ode un forte rumore, protende le braccia in avanti se ha la sensazione  di cadere.
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Sono reazioni istintive che gli garantiscono la sopravvivenza.
Tra gli altri riflessi esistono di più complessi in quanto implicano una coordinazione del tronco e degli arti: il riflesso alla deambulazione, stimolato dal sostegno sotto le ascelle in posizione verticale; il riflesso del nuoto, ogni qualvolta il neonato viene immerso in acqua sostenuto con una mano sotto la pancia, attiverà gli arti inferiori con gambate coordinate al tronco e alle braccia. 
Queste azioni riflesse sono destinate a scomparire o a trasformarsi in atti volontari in concomitanza con la maturazione della corteccia da cui dipendono.

Con un pò di assistenza e qualche esercizio, sfruttando la presenza di questo riflesso, un neonato sano può muoversi agevolmente in piscina.
Il piccolo non ha bisogno di imparare e nuotare, usufruisce di un comportamento istintivo che ha lontane radici evolutive, le stesse che consentono a un cane, a una tigre o a un castoro di nuotare immediatamente, senza dover imitare alcun modello.
Invece chi inizia a nuotare quando i movimenti delle braccia e delle gambe sono ormai sotto il controllo della corteccia cerebrale, deve imparare tutto da capo: deve pensare a come muoversi e rifarsi a un modello.

Un altro riflesso molto importante è quello di chiusura dell’epiglottide: durante l’allattamento e quando è sottoposto a stress, il bambino chiude l’epiglotide per evitare che il latte lo soffochi. Lo stesso riflesso si attiva istintivamente quando prima di immergerlo con un movimento che mima la percezione di improvvisa discesa, si genera “una reazione di sorpresa-difesa”.
E’ possibile determinare un riflesso condizionato di chiusura dell’epiglottide associandolo all’esperienza.

Se un bambino viene immerso più volte, velocemente e per breve tempo in acqua, in futuro egli svilupperà velocemente la capacità consapevole di effettuare un’apnea indipendentemente dalla velocità dell’entrata in acqua.
L’apnea stimola i capillari superficiali e profondi che diventano più numerosi ed elastici e irrorano meglio tessuti e organi.
Coinvolgendo il neonato in un percorso di acquamotricità si favorirà lo sviluppo psicomotorio.

In acqua, i bambini sono in grado di sperimentare progressivamente tutte le posture possibili: da quella orizzontale sostenuta a quella verticale, dal galleggiamento all’immersione,  giocando spontaneamente, assistito e protetto dal genitore.  
Il bambino può elaborare, con i suoi tempi, le varie fasi “dell’attaccamento” al genitore, acquisisce un sentimento fondamentale di fiducia e di allegria o al contrario di sfiducia.

Un buon attaccamento è inteso come la relazione  che consente di sentirsi significativi agli occhi dell’altro; fa sentire sicuri ed ha effetti positivi sia fisici che psico-emotivi, sia immediati che a lungo termine.
Nella dinamica dell’attaccamento, la mamma offre al bambino un clima in cui sono possibili sia l’esplorazione creativa, sia la verifica della realtà, sia il graduale distacco per aquisire maggiori spazi di autonomia.

Prima di raggiungere questa fase maturativa, il bambino può vivere intense situazioni di angoscia  se la mamma, figura di attaccamento, si allontana e non è sostituita da altre figure  a lui familiari ( VII-VIII e XVI-XVIII mesi di vita).
E’ importante che i genitori comprendano le esigenze del bambino ed entrino in sintonia profonda giocando.

Tramite il gioco, la reciprocità con i propri genitori e con il liquido e dolce elemento condiviso, si svolge il processo lento e graduale che porta il bambino a rendersi autonomo.
L’acqua è l’elemento naturale fondamentale per la vita del nostro pianeta.

Il nostro corpo è composto in gran parte da acqua e nel bambino raggiunge circa il 65-70%. Le forme di vita animale nascono in ambiente ricco di acqua sia per i mammiferi che per gli uccelli o per i pesci.
L’evoluzione consente di continuare a vivere in questo elemento o a terra o nell’aria; ma la formazione della vita animale, sul nostro pianeta, avviene in acqua.
In acqua si crea uno spazio pressoché privo di gravità risultando ridotta di circa sette volte rispetto a terra ferma.

La natura è spinta ad elaborare determinate forme e strutture atte a sopportare al meglio l’azione della forza di gravità.
La grande potenzialità creativa della natura necessita però di un ambiente caratterizzato da gravità ridotta,  per i mammiferi  è l’utero riempito di liquido amniotico che accoglie, contiene e sviluppa il feto.

La capacità dell’acqua di conservare e amplificare  informazioni, consente di utilizzarla sul piano energetico; se si vuole utilizzare tale energia, bisogna cercare di predisporsi al meglio per riceverla, attraverso un corretto atteggiamento in mancanza del quale, la maggior parte dell’energia stessa sarebbe dispersa. 
Creando dal cuore e con i gesti, l’ambiente di energia positiva influenza e pervade tutti i presenti.

Lo sviluppo del bambino nell’età evolutiva si realizza attraverso il gioco che assume funzioni e significati molto differenti nelle varie età della mente.
E’ fondamentale  che l’attività ludica sia: divertente e procuri piacere, sia spontanea, scelta liberamente e volontaria, non finalizzata ad un obiettivo pratico e che implichi un coinvolgimento emotivo e fisico del bambino.

Il gioco  è visto come un modo di scaricare energia, sperimentazione della realtà,  modalità di interazione e socializzazione.
Nei primi mesi di vita, il gioco ha una funzione comunicativa e adattativa all’ambiente, con la sperimentazione del proprio corpo e l’ esplorazione del mondo circostante.
In età pre-scolare le esperienze ludiche sono  legate allo sviluppo motorio-percettivo.

Il gioco fisico permette di sperimentare, padroneggiare e sviluppare le capacità motorie acquisite secondo l’età e in base all’ambiente.
Esso si basa sul piacere di usare i sensi e padroneggiare le abilità acquisite.
In questa fase, il bambino trae grande piacere dal maneggiare acqua, sabbia, terra, creta.

L’acqua si presta come strumento privilegiato per l’attività ludica: schizzare, spruzzare, bagnare, bere, sputare, sono attività divertenti e istruttive.
Il  gioco sociale consente al bambino di acquisire capacità di interagire con i pari, sperimentando la reciprocità e la cooperazione.
Inoltre consente di esplorare e mettere in atto i ruoli sociali che apprendono dalla realtà circostante.

La strutturazione del gioco è correlata alle età:

  • da 0 a 2 anni, il bambino si diverte con un gioco di “esercizio”; esplora il mondo circostante utilizzando azioni casuali e semplici, integrate progressivamente dalle informazioni pervenute dal mondo esterno.
  • da 2 a 7/8 anni il bambino si diverte con il gioco “simbolico”, aggiunge al gioco di “esercizio” una dimensione simbolica della funzione dell’azione.
    Tipico è: “giochiamo a fare finta di...” oppure all’uso di una simbologia magica con super-poteri.
  • dai 7/8 anni si diverte con giochi di regole caratteristici della fase di socializzazione, inizialmente nascono come gioco di imitazione dei bambini più grandi, poi si organizzano secondo regole e funzioni definite e condivise.

Nella prima infanzia non si può parlare di gioco senza considerare il significato dell’ “oggetto transizionale” che comporta necessariamente un progressivo distacco dalla madre.
In questa fase il bambino, accanto al piacere di sperimentare in autonomia il mondo circostante, vive una sorta di paura e di “solitudine”.

Per superare questa difficoltà egli si serve di un oggetto transizionale che possa rappresentare, ricordare e psicologicamente sostituire la figura materna.
La  funzione dell’oggetto transizionale è quella di aiutare il piccolo ad adattarsi alla realtà circostante, la quale può essere diversa dal suo immaginario.

Soprattutto con i bambini molto piccoli, l’attenzione è focalizzata maggiormente sul proprio corpo piuttosto che sui giochi presenti in vasca; bisogna considerare che  le “reazioni circolari primarie e secondarie” in acqua possono esprimersi al meglio ed è naturale che il bambino sia attratto dalle azioni/reazioni che il movimento del proprio corpo produce.

Per far rilassare il bambino, può essere utile chiedere alla mamma di portare in acqua alcuni dei giochi preferiti per rendere più familiare l’ambiente inizialmente nuovo e diverso.
Lo stato emotivo, le espressioni e le reazioni della madre rappresentano per il bambino, l’unico filtro attendibile ed elaborato a cui far riferimento per apprendere e reagire a sua volta.

La comunicazione non verbale nella diade bambino genitore, ha un potere condizionante che va oltre la comunicazione verbale e la coerenza tra le due comunicazioni, rappresenta motivo di incoraggiamento al gioco e all’esplorazione cognitiva, fisica ed emotiva.
Il bambino è facilmente condizionabile, è compiacente nei confronti del genitore per evitare di scontrarsi/allontanarsi da lui (situazione conflittuale).

Se portato a compiere “imprese” per le quali non è ancora maturo; le pressioni affettive rafforzano la dipendenza dal genitore rallentando il raggiungimento dell’obiettivo primario che è l’autonomia.
E’ consigliabile proporre al bambino unicamente situazioni adatte al suo livello di sviluppo psico-motorio, rispettando tempi, ritmi e personalità e tenendo conto del peculiare vissuto con i propri genitori.

Al bambino vengono proposte situazioni nelle quali non sono necessarie dimostrazioni o spiegazioni verbali, bisogna stimolarlo ad esprimersi con tutto se stesso.
Le sole comunicazioni verbali utili sono gli elogi, gli inviti “a fare” o semplici parole di incoraggiamento e di accompagnamento alle sue azioni.
Con un coinvolgimento emotivo genuino, spontaneo e senza aspettative il genitore infonde sicurezza e autonomia.

Il bambino apprende l’acqua nello stesso modo in cui impara a camminare e a parlare, grazie alla propria capacità di adattamento alle nuove esperienze, stimolato dalla relazione affettiva del genitore e dall’ambiente adeguatamente predisposto.
Fuori dall’acqua, i bambini riescono a muoversi dopo alcuni mesi dalla nascita, prima strisciando, rotolando, carponi e successivamente camminando in posizione eretta.
In acqua, invece, si muovono subito, sin dalla nascita e  con movimenti specifici.

In questo modo consumano ed esauriscono le energie ma recuperano velocemente con il riposo beneficiando di un maggiore appetito e migliore qualità del sonno.
Se si pratica attività fisica in acqua gli apparati migliorano, l’esercizio fisico è fondamentale; quando si mette un bambino in acqua, lo si osserva compiere movimenti diversi da quelli che fa a terra; un neonato sgambetta e  muove le braccia nuotando e dirigendosi  dove preferisce, all’età di quattro mesi mette le mani sul bordo della piscina, vi si appoggia , si sposta e si arrampica a suo piacimento.

I movimenti che esegue a terra uniti a quelli nuovi e più precoci scoperti in acqua, determinano un più rapido sviluppo sia fisico sia psico-emotivo.
In acqua si riesce ad accelerare il processo di acquisizione delle capacità motorie perché impara più movimenti contemporaneamente e prima dei coetanei che li svolgono solo a terra.

L’Acquamotricista spiegherà ai genitori l’importanza dell’attività basata sul gioco, sottolineando il valore della loro presenza attiva e quanto beneficio reciproco possano trarre dalla relazione privilegiata che si instaura.
Fornirà al genitore le informazioni relative all’approccio con il bimbo osservando le loro manifestazioni affettive ed il modo di rapportarsi alla valutazione delle capacità psicomotorie del bimbo.

L’ascolto empatico è basilare per poter suggerire e guidare i genitori verso una dedizione amorevole e incondizionata, tale condizione favorisce lo sviluppo dell’autonomia psico-fisica e della conseguente autostima.
Il materiale ludico utilizzato in vasca deve essere sicuro, di dimensioni adatte alle possibilità di manipolazione del bambino; colorato (prevalenza giallo e rosso) e disinfettato.

I giochi devono rappresentare per il bambino uno stimolo alla curiosità, alla sperimentazione e all’esplorazione.
Il materiale di sostegno rappresentato da bacinelle, ceste, tubi galleggianti, bilancieri, ciambelle, braccioli, non devono essere usati sistematicamente, né per lunghi periodi; i sostegni da valorizzare  sono le braccia del genitore e verranno privilegiati i galleggianti che stimolano maggiormente il bambino all’autonomia, scegliendo quei sostegni che  permettono una maggiore mobilità scapolo-omerale e la capacità prensile delle mani.

Cerchietti, bastoni e sostegni di  varia forma rappresenteranno gli appigli per essere sollevati, dondolati e tuffati dai genitori.
Pupazzetti, palline, giocattoli ed oggetti casalinghi, saranno a disposizione anche in vasca.
L’ambiente che accoglie genitori e figli dovrà essere funzionale per i genitori e accogliente e sicuro per i bimbi.

Negli spogliatoi e sul piano vasca si predisporranno fasciatoi e tappetoni allo scopo di permettere ai genitori di cambiare, massaggiare e allattare i bambini, sono inoltre necessari seggiolini e box nei quali   lasciare il bimbo in condizioni di sicurezza mentre il genitore si prepara o fa la doccia.

In una zona a bordo vasca, si predisporrà l’allestimento di una piccola “area gioco” a secco e con vaschetta di ambientamento, in modo da permettere un adeguato momento di ambientamento ai bambini che hanno maggiore difficoltà ad adattarsi alla nuova condizione, potendo così giocare con l’acqua vicino alla vasca nella quale altri bambini sono alle prese con esperienze di livello più avanzato.

Per stimolare il bambino al gioco esplorativo saranno utili delle bottigline di plastica trasparente riempite con vari materiali colorati e ben sigillate, cubi, giochi geometrici, cuscinoni,  palloni, sonagli.
Utili anche i giochi terrestri quali macchinine a pedali oppure casette e tende dove giocare. Nella vasca  bassa (50-70cm) è possibile porre dei giochi dove i bimbi possono nascondersi, arrampicarsi e scivolare finendo nell’acqua.

Le zattere galleggianti saranno: barche per i più piccoli, oppure delle pedane-scivolo per tuffarsi ed interpretare i personaggi di una fiaba o di un racconto avventuroso.
Praticare l’acquaticità crea una spirale di crescita positiva che coinvolge  i bambini e i loro genitori, in una dimensione ludica.

 

"Il seme di un albero da frutto, vedendo dei bambini soffrire per la fame decide di diventare albero.

Saggiamente ha pensato che per essere di aiuto agli altri, prima deve crescere coltivando sé stesso.”

 

BIBLIOGRAFIA

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Vecchiato M. - Il gioco psicomotorio. - 2007 - Armando Editore - Roma.

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Balsamo E. - Sono qui con te. - 2007 - Il leone verde - Torino .

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Coles R. - Intelligenza morale dei bambini. - 1998 - Rizzoli - Milano.

Bottaccioli F. - Psiconeuroimmunologia. - 2006 - Red Edizioni  - Milano.

Meier Scott T. e Davis S. R. - Guida al counseling. - 2005 - Franco Angeli - Milano.

Boris Guinzbourg, Andrea Lucca - Aquananda. - 2006 - Tecniche Nuove - Milano.

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