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Meditazione, consapevolezza corporea e visualizzazioni in acqua: riflessioni teoriche e pratiche

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"Meditazione, consapevolezza corporea e visualizzazioni in acqua: riflessioni teoriche e proposte pratiche".

Alessandro Rosati

INTRODUZIONE
Questa tesina intende trattare l'aspetto maggiormente legato alla consapevolezza corporea ed emozionale della gestante, piuttosto che quello legato al movimento fisico o al fitness.
Sono d'accordo con Domenico Oliva con il fatto che non dovremmo presentare queste tecniche di consapevolezza come qualcosa di didattico da apprendere in modo meccanico con l'obiettivo di riutilizzarle poi al momento del parto.

Questo genera ansia da aspettativa e da prestazione e finisce con l'arrecare maggior problema alla gestante.
Il rilassamento, la consapevolezza del corpo e del respiro, il contatto relazionale con l'altro, le visualizzazioni toccano la sfera più profonda della donna.
E' la sfera delle sensazioni corporee, degli istinti lontani che affondano le radici nella nostra storia filogenetica, delle emozioni profonde, delle percezioni sottili.
La presenza dell'acqua rende il tutto ancora più ancestrale e più "onirico".

E' possibile lavorare su questi aspetti emozionali profondi in modo positivo senza passare dalla parte mentale e razionale del linguaggio verbale.
Proprio come abbiamo vissuto nell'esperienza pratica a Legnano (corso del 17 giugno 2007).
Quindi come suggeriva Domenico Oliva, nel lavoro su questi aspetti, sarà opportuno dare meno spiegazioni possibili del tipo: "Questo esercizio serve per...e si fa così...".
Tanto meno proporre una serie di tecniche preconfezionate da tirare fuori in sala parto.

Ciò che passa attraverso il corpo diventa esperienza.
E ciò che diventa esperienza rimane acquisito per sempre, anche se non è stato spiegato a livello verbale e mentale.
La nostra innata saggezza saprà riutilizzare al meglio le cose positive imparate al momento in cui ce ne sarà bisogno.

MEDITAZIONE, CONSAPEVOLEZZA CORPOREA E VISUALIZZAZIONI: RIFLESSIONI TEORICHE.
Se possiamo schematizzare la personalità umana nei suoi tratti essenziali, possiamo dire che essa sia formata da: corpo, emozioni e mente.
Queste tre realtà spesso, per non dire quasi sempre, non sono armonizzate tra loro.
Questo è  vero soprattutto per le persone che vivono nelle società post-moderne occidentali. L'uomo post-industriale di oggi vive generalmente una vita che è all'antitesi della consapevolezza.
Corre tutto il giorno come un matto, fa più cose contemporaneamente, mentre fa una cosa ne pensa un'altra, e soprattutto, non è presente a se stesso, non sente il suo corpo, non percepisce il suo respiro, preso com'è ad inseguire col corpo i desideri della sua mente, o, come la chiamano con un'espressione efficacissima gli orientali, "la scimmia impazzita".

In questo correre all'impazzata, il corpo, le sensazioni e le emozioni ed i pensieri, pur essendo in un unico individuo, sembrano letteralmente appartenere quasi a tre persone diverse. I risultati di questo processo disgregativo sono sotto gli occhi di tutti: ansia, stress, depressione generalizzate, montagne di psicofarmaci o tentativi di fuga in paradisi esotici con l'illusione di trovare un momentaneo sollievo a tanta sofferenza interiore.

In questo quadro generale cosa può portare una maggior consapevolezza corporea ? Intanto c'è da dire che anche la gestante non vive in un mondo a sé, ed anche lei è figlia della nostra civiltà.
C'è da auspicarsi quindi che il periodo che sta vivendo rappresenti per lei un'occasione di maggior raccoglimento con se stessa, una parentesi intima di riscoperta del proprio corpo e del proprio sentire, un momento di crescita interiore per lei e per il bambino che porta dentro.

Consapevolezza del corpo è semplicemente essere, come ormai è diventata espressione comune, "nel qui ed ora".
Ciò vuol dire sentire il proprio corpo, essere in contatto con esso, cioè sentire chiaramente il respiro, avere la mente concentrata su quello che si sta facendo.
Da queste apparentemente semplici condizioni deriva una forte riduzione dell'ansia, il respiro si fa calmo e regolare, la mente si placa, il volto è più sorridente, la persona è più disponibile alla relazione con l'altro.
In una parola: maggior serenità.

Nei monasteri buddisti si insegna a servirsi del respiro per arrestare la proliferazione mentale e sviluppare il potere della concentrazione e della calma. Il grande maestro spirituale Thich Nhat Hanh (1992: 26) dice: " Il vostro respiro dovrebbe essere lieve, regolare e fluido come un rivolo d'acqua che scorre nella sabbia. E dovrebbe essere molto silenzioso, così silenzioso che chi si siede accanto a voi non possa udirlo.
Il flusso del respiro dovrebbe procedere con l'eleganza di un fiume, di una serpe d'acqua, non come una catena di picchi frastagliati o un cavallo al galoppo. Essere padroni del respiro significa tenere le fila del corpo e della mente ".

Essere consapevoli del proprio respiro significa fare meditazione e ciò porta ad una quiete profonda della mente e del corpo.
Si tratta di una situazione assolutamente diversa di quando ci troviamo mezzi addormentati.
Anzi, la meditazione associa emozioni di calma e serenità ad una mente sveglia e vigile. La meditazione non è un'evasione, è un sereno incontro con la realtà.

Anche la visualizzazione ha la finalità di generare uno stato di profondo benessere. Più che sulla consapevolezza del respiro e del corpo, mira a stimolare una serie di immagini mentali che coinvolgono tutti i sensi.
Si possono immaginare ad occhi chiusi, quasi come un sogno in stato di veglia, situazioni in cui si percepiscono suoni, colori, sensazioni tattili, ecc..
Anch'essa, come la meditazione, attiva in modo particolare la funzione dell'emisfero destro del cervello con la produzione delle onde α.
Il corpo si rilassa e si distende, la razionalità lascia il posto all'intuizione, affiorano stati di calma e benessere profondi.
Quando il pensiero razionale lascia il posto a quello intuitivo, sorgono spontaneamente nella persona delle capacità psico-fisiche insospettate, la persona diventa creativa ed aperta alla relazione con l'altro, il cuore si apre, il volto sorride ed il benessere si irradia in tutte le direzioni.

LE PROPOSTE PRATICHE.
Cosa proporre dunque alle nostre gestanti che si muova in questa direzione, che possa essere loro utile per pacificare la mente ed il corpo, ma che non abbia la forma di un pacchetto "usa e getta" finalizzato solo al parto?

Le proposte pratiche che seguono nascono dall'integrazione fra l'esperienza pratica vissuta allo stage di Legnano (corso del 17 giugno 2007) con gli esercizi psico-corporei che propongo agli adulti ed ai bambini nel mio lavoro di formatore. Gli autori ai quali mi ispiro e dai quali prendo spunto per i giochi e gli esercizi del mio lavoro sono principalmente: Vopel (2000), Manes (1998) e Platts (1998).

Ecco alcune proposte pratiche da utilizzare in acqua:

1) Intanto possiamo prendere spunto dall'esperienza vissuta durante lo stage in acqua a Legnano (corso del 17 giugno 2007).
Le gestanti saranno distese in posizione supina, con due tubi galleggianti, uno sotto la nuca e l'altro sotto le ginocchia.
Ad occhi chiusi le inviteremo ad ascoltare semplicemente il respiro.
Si tratta di un esercizio semplice, ma è un autentico esercizio di meditazione che porta calma, distensione del corpo e della mente e che, se praticato con regolarità, porta a sviluppare un'attitudine consapevole nella vita. Si può proporlo come momento rilassante dopo un po' di attività fisica e sarebbe da riproporre ad ogni incontro come momento fisso.

2) Potremmo poi utilizzare in acqua un esercizio di consapevolezza proposto dal maestro Thich Nhat Hanh (1992: 27): "Mentre inspirate, contate mentalmente 1, e mentre espirate contate 1. Inspirate e contate 2, espirate e contate 2. Continuate così fino a 10 e poi ricominciate da capo. Contare è una specie di filo che lega l'attenzione al respiro ".
Un possibile adattamento in acqua potrebbe essere il seguente.
In posizione seduta con un tubolare sotto le natiche e tenuto con le mani alle estremità (come quando si fa la "bicicletta"), si potrebbe fare appoggiare le gestanti con la schiena alle pareti della piscina, in modo che possano mantenere la posizione verticale per tutta la durata della meditazione, che potrà essere di qualche minuto.

3) Camminare per la vasca in modo lento e consapevole. Questo esercizio di consapevolezza potrebbe essere proposto  con molte varianti.
Intanto si potrebbero invitare le gestanti a prendere consapevolezza del respiro man mano che camminano nella vasca. A questo si potrebbe aggiungere un esercizio che associ il movimento del camminare con il ritmo del respiro.
Un altro punto di consapevolezza potrebbe essere quello di sentire l'appoggio dei piedi al suolo mentre si cammina. Oppure, sentire la resistenza dell'acqua al movimento del corpo. Altre possibilità sulle quali porre l'attenzione potrebbero essere quelle di sentire il flusso dell'acqua che avvolge e scorre sulle parti del corpo che sono immerse, oppure la differenza di temperature tra le parti immerse e quelle emerse.

4) Si potrebbe poi realizzare una camminata consapevole di gruppo.
In fila indiana, seguire contemporaneamente le proprie sensazioni date dal contatto dei piedi con il  fondo della vasca e contemporaneamente porre attenzione alla camminata della persona che ci precede, sincronizzando la propria andatura e ritmo con la sua.

5) La seguente visualizzazione dinamica permette anche un lavoro sulla respirazione.
Suggeriremo alle gestanti di immaginarsi di essere delle spugne.
La spugna respira con tutti i suoi pori, attraverso i suoi piccolissimi buchi fin dentro la profondità del suo corpo. Le gestanti saranno guidate ad immaginarsi di essere queste spugne che si stanno muovendo nell'acqua, e le inviteremo a camminare lentamente per tutto lo spazio della vasca. Le inviteremo dunque a seguire in modo consapevole il respiro mentre si spostano.
Dopo qualche minuto potremo anche aggiungere anche degli elementi utili al rilassamento corporeo.
Potremo far loro, per esempio, cercare di far contrarre in modo gentile i muscoli dei piedi e delle gambe durante la fase di inspirazione e di farli rilasciare durante l'espirazione.
Dai piedi e le gambe potremo quindi passare alle altre varie parti del corpo, la nuca, le spalle, le braccia, il viso ecc.., sempre associando l'inspiro alla contrazione e il respiro alla distensione.

6) Questo esercizio allenta l'ansia e comporta anche un lavoro sulla respirazione. In galleggiamento in posizione supina, con i tubolari sotto la nuca e sotto le ginocchia, inviteremo le gestanti a fare qualche inspiro ed espiro ad occhi chiusi, invitandole a cercare di abbandonarsi con fiducia al sostegno dell'acqua.
Dopo qualche minuto, quando vediamo che cominciano a rilassarsi, suggeriremo loro di immaginare una grande lavagna nera e le inviteremo a disegnarvi sopra qualcosa che fa loro paura.
Potrà essere un volto, una situazione, un ricordo, una persona, una parola, ecc..
Qualsiasi cosa verrà loro in mente in modo istintivo andrà benissimo.
Le inviteremo quindi a cercare di sentire bene dentro di loro le varie sensazioni ed emozioni che tale immaginazione suscita.
Dopo qualche istante le inviteremo a respirare profondamente, sentendo bene la potenza di questo respiro dentro il loro corpo, e faremo in modo che trattengano bene il respiro per qualche istante. Poi le inviteremo a rilasciare il respiro sul disegno della situazione immaginata, pensando che questo respiro lo dissolva e con esso spariscano anche l'ansia e la paura associate a quella situazione.

7) Anche questa proposta abbina una visualizzazione rilassante ad un esercizio respiratorio. Potremo far rilassare le gestanti con la schiena appoggiata alla parete della vasca, con le ginocchia piegate ed un buon contatto con il pavimento.
Le braccia potranno essere distese lungo tutto il corpo. Le inviteremo a chiudere gli occhi, fare qualche respirazione completa e ad assumere un atteggiamento interiore di raccoglimento e rilassamento.
Le inviteremo quindi a seguire con consapevolezza il proprio respiro lasciando il loro ritmo in quel momento, senza forzature.
Quindi diremo loro di immaginare di disegnare qualcosa con il loro respiro in questo modo: prima ci sarà l'inspirazione, e poi, durante la fase di espirazione immagineranno di fare il loro disegno. Durante la fase di disegno potranno immaginare le dimensioni, i colori, le forme ecc..

8) Questo esercizio abbina un lavoro sull'apnea con una visualizzazione che intende rafforzare la sensazione interiore di amicizia e di sostegno reciproco. Lavoreremo a coppie, magari dopo un lavoro fisico intenso in cui le gestanti siano un po' stanche ed abbiano bisogno di recuperare delle energie psico-fisiche.
Una sarà distesa prona con il viso nell'acqua in apnea senza movimento.
Dovrà sentire tutta la sua stanchezza fino quasi a sentire che è stremata e che non ce la fa più.
In questa situazione di disagio e di difficoltà arriverà un delfino (la partner), che dolcemente, prendendola in groppa (potrà, per esempio, infilarle da sotto e prenderla per le braccia), la porterà a riva (per esempio, la parete laterale della vasca). Quando la persona distesa dovrà respirare, segnalerà il suo bisogno alla partner con un breve gesto corporeo, per esempio un stretta di mano. Alla fine, dopo essersi ringraziate, si provvederà allo scambio dei ruoli all'interno della coppia.

9) Vorrei chiudere queste brevi proposte operative con un'esperienza regressiva che può avvicinare sensibilmente la madre con il suo bambino dal punto di vista emozionale e profondo.
L'esperienza sarà fatta in due parti. La prima sarà più legata alla fisicità e all'apnea, la seconda alla visualizzazione ed al rilassamento.
Per la prima parte e per coloro che se la sentono, inviteremo le gestanti a scendere in apnea sul fondo della vasca e rimanere lì qualche istante in posizione fetale.
Dopo qualche immersione e dopo che avremo constatato una maggiore dimestichezza con questa consegna, potremo indicare loro di prestare attenzione ai suoni ovattati, alla luce che si percepisce, alle sensazioni della pressione sulla pelle e sul corpo, a sperimentare le differenti sensazioni di un' immersione ad occhi chiusi o ad occhi aperti, o alle diverse percezioni in relazione alle diverse posizioni assunte dal corpo.

A questa prima fase di vissuti corporei di tipo dinamico, potremo quindi far seguire una fase di distensione statica, per esempio con i soliti due tubolari, uno sotto la nuca e l'altro sotto le ginocchia.
In questa posizione, ad occhi chiusi e dopo aver fatto prendere contatto con il respiro, inviteremo le gestanti ad immaginare di trovarsi nel grembo materno, prima della loro nascita. Diremo loro di immaginarsi l'acqua tiepida che contiene e massaggia il loro corpo, l'utero materno che le contiene e le protegge, il battito del cuore della madre che pulsa in modo lento e regolare. Le inviteremo ad evocare sentimenti di serenità e protezione.
A questo punto si potrà aggiungere, se lo si desidera, una musica rilassante e dolce e lasceremo ancora del tempo alle partecipanti in modo che l'esperienza sia vissuta in modo profondo e piacevole. Trascorsi alcuni muniti, faremo loro riprendere lentamente e gradualmente il contatto con il respiro, e faremo loro risentire le varie parti del corpo e quindi, molto gradualmente, le inviteremo a fare dei movimenti corporei e a riaprire gli occhi.

BIBLIOGRAFIA.

Thich Nhat Hanh, 1992 - Il miracolo della presenza mentale, Ubaldini Editore, Roma.

G. Cella, 1999 - Avere un figlio, Fabbri Editori, Milano. F. Zanchi

R. Pisano, M. Siccardi, 2000 - Acquaticità, Sperling & Kupfer Editori S.p.A., Milano.

K.W. Vopel, 2000 - Bambini senza stress, 5 vol., Editrice Ellenici, Leumann (Torino).

S. Manes, 1998 - 83 giochi psicologici per la conduzione dei gruppi, Franco Angeli, Milano.

D.E. Platts, 1998 - I giochi di Findhorn, Macro Edizioni, Cesena- Forlì.

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