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La gravidanza: un mondo da esplorare

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di Clapis Federica


Ho partecipato al corso indetto dall’Università dell’Acqua per quanto concerne l’acquaticità prenatale nel mese di ottobre 2008. Ho trovato l’esperienza formativa ed introspettiva.

Il piccolo gruppo mi ha premesso di conoscere e confrontarmi con altre persone che hanno avuto esperienze di vita differenti dalle mie. Inoltre, le attività effettuate in acqua hanno giocato un doppio ruolo : conoscere gli esercizi adeguati da far svolgere alle “future mamme”, ma soprattutto provare a sentire il proprio corpo, il proprio io, come farebbe una donna in procinto di divenire madre.

A tal proposito avevo pensato di strutturare una relazione sulla “percezione di sé in gravidanza”.

Purtroppo tale tema è poco trattato e nonostante le diverse ricerche bibliografiche effettuate, non ho trovato alcuno spunto da cui poter partire.

Fortunatamente in questi ultimi due anni diverse amiche sono diventate mamme, con loro ho parlato e le ho osservate : ognuna di loro è bella, interessante, coinvolgente, attenta. Ma tutto è strutturato sulla base dell’età, alla propria personalità e soprattutto, disegna il “suo essere madre” sulla base di vissuti più o meno consci. Spesso fuoriescono paure e ansie dettate dall’inesperienza, dal futuro incerto, ma anche da emozioni inconsce che fanno capolino al cambiamento di status sociale : da donna a madre. Quando si diviene madre, tale ruolo resta per tutta la vita.

Ho pertanto,  dedotto che forse proprio per il fatto di essere così diverse, così mutevoli, così misteriose, che non è possibile definire a livello universale come una donna in gravidanza si percepisce.

La relazione che pertanto strutturerò qui di seguito riguarda il significato di essere madre, i cambiamenti psico-fisici per una donna e la comunicazione con il futuro nascituro.

Cosa significa “diventare madre”? La madre è colei che dà la vita e per permettere ciò, due differenti si fondono insieme per formarne uno.

Diventare madre e vivere la maternità è un’esperienza affettiva ed emotiva molto intensa e straordinaria.

Ciò inoltre, prevede un mutamento della propria identità che si evidenzia a livello sociale.

Pertanto, oltre alle sensazioni provate a livello psico-fisico, la maternità ha dei risvolti nell’ambito della società : la donna vive un rito di passaggio per sé e per la coppia. La donna si separa dal suo status precedente per inserirsi in quello che durerà per tutta la vita, il ruolo della madre. Inoltre, la gravidanza è un momento intenso per la coppia : uomo e donna decidono di ampliare la famiglia, decidono di raggiungere un  progetto di “vita adulta”, parlano del futuro nascituro e fantasticano su di esso.

Ciò permette di vivere ancora più intensamente questo momento magico.

Ovviamente in tutti questi mutamenti la donna cambia il suo modo di vivere : si mette in ascolto del nascituro, rallenta i suoi ritmi, modifica i suoi impegni per rendere adeguato l’ambiente interno al feto.

Il feto, inserito nel liquido amniotico, recepisce tutti i movimenti e le sensazioni che la madre prova nella sua realtà. In questo modo il futuro nascituro attraverso i movimenti, comunica con la madre il suo stato di benessere o di agitazione.

Madre e feto sono un’unica entità che procede per simbiosi. Una simbiosi che durerà anche nel periodo postnatale, quando il bambino necessiterà delle amorevoli cure materne per poter evolvere in senso neuro-psicologico.

Questo rapporto intenso permette alla futura madre di rivivere i suoi vissuti d’infanzia sedimentati nel suo inconscio: ella diviene una madre-bambina e in questo modo è in grado di mettersi in sintonia con i bisogni del futuro nascituro. Tale fusione, prepara entrambi ai  momenti postnatali.

Questo mettersi a disposizione e in ascolto dell’altro non fa parte di tutte le donne. Alcune vivono questo passaggio da donna indipendente e autonoma a madre, come un momento difficoltoso nel quale il feto è solo un “parassita” che disturba la realtà precedentemente costruita.

Purtroppo tali sensazioni vengono provate da diverse donne che non sono pronte ad abbandonare i propri “sogni” per costruirne uno, forse perché la maternità è un continuum di vita, è un progetto a lungo termine che va costruito nel tempo e necessità la “messa in discussione” del proprio essere.

Con la maternità viene messo da parte il proprio egoismo per donarsi a un altro essere che cresce nel ventre, da questo nasce e accompagnerà la famiglia per sempre.

Il figlio non voluto, non desiderato percepisce già a livello fetale tali sensazioni.

Il bambino amato, desiderato e immaginato, costruisce durante l’infanzia una buona percezione e fiducia del sé.

Ogni gravidanza è un mondo a parte. Ogni donna vive tale stato in modo diverso e si approccia alla realtà di coppia in modo differente.

Vi sono donne che cercano un bambino per sentirsi più sicure e per dimostrare alla propria madre di essere migliori rispetto a quanto quest’ultima abbia fatto.
Per altre il bambino arriva inaspettatamente e allora si accetta di divenire madri anche se non fortemente desiderato.

E così ogni donna impara ad amare quel piccolo essere che giorno dopo giorno crescerà dentro di lei o purtroppo, mai lo farà.

Sarebbe bello che anche da parte dei servizi socio sanitari ci fosse più attenzione nei confronti delle donne che si preparano a vivere la gravidanza, poiché alcune donne nascondono le angosce solo per paura di essere giudicate.

Spesso in televisione o sui giornali ci giungono notizie di infanticidio. E scavando nella psiche di queste donne si scopre che vi era una depressione latente, accompagnata da crisi di panico con atteggiamenti ossessivi-compulsivi. E allora ci si chiede perché e come mai le persone più vicine a queste donne (compagno, genitori, fratelli, ma anche medici…) non hanno mai agito adeguatamente per aiutale.

Forse ogni donna dovrebbe avere il diritto di sentirsi libera di esprimere le proprie emozioni siano esse belle o meno belle, a specialisti di cui potersi fidare. Essi potrebbero così, aiutare le madri a comprendersi e a comprendere le paure, le ansie e i cambiamenti della vita prenatale, perinatale e postnatale.

In questo modo, forse, si potrebbe rendere sereno il futuro di colui o colei che a breve tempo entrerà a fare parte della vita reale.

Ogni bambino ha il diritto alla vita e ha il diritto di ricevere le cure adeguate per poter evolvere in senso psico-emotivo e neuro-psicologico.

 

BIBLIOGRAFIA

“Il linguaggio della pelle ” – A. Montagu – Ed. Vallardi (Salute) ;

“ Nell’intimo delle madri : luci e ombre della maternità “ – S. Marinopoulos – Ed. Feltrinelli ;

“ Psicologia della maternità “ – A. Scopesi, P. Viterboli – Ed. Carrocci ;

“ Psicologia della maternità “ - F. Simeti – Ed. Cortina ;

“ Psychomedia "Attaccamento prenatale e vita psichica prenatale“ – A. Della Vedova - .

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