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L'acqua e la regressione. Dall'affermazione di Balint...

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L’ACQUA E LA REGRESSIONE.  DALL’AFFERMAZIONE DI BALINT:
“Il potere curativo dell’acqua risiede in una certa misura nella capacità di stimolare la fantasia regressiva”.

di Tedesco Raffaella
Ostetrica

“Usò dolcezza, carezze, parole di miele.
Si sedette accanto alla Rosa che piangeva
e le asciugò il volto con le mani, l’accarezzò,
le massaggiò la pancia e intanto
cominciò a raccontare con la sua cantilena dolce”.

U. Riccarelli, Il dolore perfetto

 

“…Forse il significato simbolico dell’acqua e dell’aria, come esempi tipici degli spazi-amici, potrebbe spiegare un certo numero di curiose e vecchie applicazioni terapeutiche che non sono mai state veramente comprese e ancor meno verificate scientificamente, nonostante si siano dimostrate efficaci in una quantità di malattie sorprendentemente diverse.

Mi riferisco ad esempio alla credenza del potere curativo di certe acque che in tedesco, in modo quanto mai caratteristico, sono dette Heilwasser.
L’inglese non ha un termine specifico, e le chiama semplicemente waters.

È da notare che, tutto considerato, è la stessa acqua a venire utilizzata sia per i bagni termali che per bere.
La farmacologia ha cercato, da quando sono stati introdotti dei metodi scientifici, di scoprire quale potesse essere il potere curativo di queste acque; in periodi diversi si è pensato che fosse dovuto alla temperatura, al contenuto di sali, poi, con l’avvento della teoria degli ioni, ai vari cationi e anioni, o alla loro particolare combinazione, al tasso di alcalinità o acidità, e poi alla radioattività, ma tutto senza successo.

L’unico risultato di questo periodo di analisi scientifiche estremamente rigorose è che tutte le acque minerali in commercio devono avere un’etichetta che attesti il contenuto di minerali in modo che ognuno sappia se è più o meno efficace.
Alcune acque poi recano una dicitura stupenda: “Acqua oligominerale” che, in parole povere, significa che sono prive di tutto, cioè è acqua pura.

Malgrado tutto, per quanto molto ridimensionata, tuttora continua ad esserci la convinzione che il bagnarsi o il bere dell’acqua di un certo tipo sia una prassi terapeutica efficace per numerose malattie.
Secondo me, l’effetto terapeutico consiste in fantasie regressive che accompagnano l’esistenza in acqua o l’assorbire acqua, sempre però a condizione che l’acqua sia pura, cioè priva di oggetto-rischio.
Le nostre credenze sul potere curativo dell’aria pura hanno una storia simile…

... Il bisogno di pensare che l’aria prescritta sia “pura” indica, secondo il mio punto di vista, che il suo potere terapeutico è basato sul medesimo meccanismo citato a proposito delle acque.

In tutti e due i casi questo ipotetico potere curativo è strettamente connesso con la purezza.
Purezza, tradotta ai termini della mia teoria, significa un’assenza totale di oggetti sospetti, di oggetti-rischio, cioè qualcosa che è il più possibile materialmente vicino all’ “armoniosa mescolanza” o agli “spazi-amici”……definisco gli spazi-amici come la forma di interazione  più primitiva con l’ambiente circostante...

... Per iniziare dalla realtà biologica, sappiamo che la dipendenza del feto dal suo ambiente è massima, sicuramente molto più forte di quella del neonato o dell’adulto.
Di conseguenza perché il feto possa stare bene e svilupparsi regolarmente , è essenziale che le risposte dell’ambiente siano molto vicine alle esigenze del feto. Delle grosse discrepanze tra bisogni e risorse possono avere gravi ripercussioni e perfino mettere in pericolo la vita del feto.
Tuttavia questo ambiente è probabilmente indifferenziato: da una parte non contiene ancora alcun oggetto, e dall’altra è quasi privo di strutture, in particolare non ha ancora confini definiti; ambiente e individuo si compenetrano a vicenda e coesistono in una “armoniosa mescolanza”.
Un esempio significativo di questa armoniosa e compenetrante mescolanza è il pesce nel mare (uno dei simboli più arcaici e più comuni).
Sarebbe una domanda oziosa chiedersi se l’acqua che si trova nelle branchie del pesce faccia parte del mare o del pesce; esattamente lo stesso vale per il feto. Feto, liquido amniotico e placenta costituiscono una complicata mescolanza tra feto e madre-ambiente che si compenetrano reciprocamente...

... Le parti del mondo esterno che percepiamo come stabili, resistenti e ben circoscritte vengono chiamate con un termine speciale, in un certo senso aggressivo, e cioè “oggetti”: questa denominazione suggerisce sia la resistenza verso i nostri desideri che lo scopo e la meta delle nostre lotte. Altre parti del mondo esterno, non solide, non molto resistenti e senza dei contorni ben definiti, sono chiamate con termini non aggressivi tipo “sostanza”, che sembrano avere affinità con “soggetto”, termine che utilizziamo riferito a noi stessi. Un terzo vocabolo di uso comune, “materia”, che si riferisce a quelle parti del mondo che non sono così ben definite e che offrono una minor resistenza, deriva da una radice che indica la madre. L’inevitabile deduzione è che, un tempo, nella nostra mente deve esserci stata un’armoniosa mescolanza tra noi e il mondo circostante, nella quale era coinvolta nostra “madre”. Questa mescolanza può sembrarci infantile e primitiva, ma dobbiamo ammettere che precede la nostra visione del mondo “moderna”, “adulta” o “scientifica”, visione che, per così dire, scaturisce dalla prima e innegabilmente ne conserva alcune caratteristiche primitive…

... sostanze ed individuo si compenetrano a vicenda: vivono quindi una armoniosa mescolanza...

... Un “oggetto” si può rompere, danneggiare o distruggere.
Una “sostanza”, una “materia”- come l’acqua, la sabbia- non possono essere rotte, danneggiate o distrutte.
In qualità di sostanze non offrono resistenza o ne offrono pochissima: si possono far loro e con loro cose di tutti i generi, cose assolutamente irrealizzabili con gli oggetti.
A differenza di quanto avviene con gli oggetti ci si può divertire senza bisogno di controllare la propria aggressività... offrire liberamente  acqua susciterà senz’altro minori sensi di colpa e di inibizione, e una maggiore possibilità di liberare l’aggressività...

... Le parole hanno un posto di confine tra questi due mondi. Da un lato appartengono al mondo delle sostanze, sono indistruttibili, non si possono manipolare: come l’acqua scivolano via tra le dita.
Dall’altro,  sono decisamente circoscritte rispetto al tempo; è facile decidere dove inizia e dove finisce una parola. Nonostante la loro natura immateriale, sembrano avere un qualche potere magico che influenza il mondo degli oggetti; se sono usate correttamente, succede realmente qualcosa...

... Il silenzio può anche essere una tranquilla e calma esperienza di armonia, un’atmosfera di fiducia, di accettazione e di pace, un periodo di crescita tranquilla e di integrazione e quindi uno “spazio-amico"...

... Credo che attualmente si possa dare per scontato che i sogni di volare e il sentimento oceanico devono essere considerati come una ripetizione del primissimo rapporto madre-bambino, o di ancor più precoce esistenza intrauterina durante la quale formiamo davvero un tutt’uno con il nostro universo, e davvero galleggiamo nel liquido amniotico senza dover portare praticamente nessun peso...

... L’amore primario è un rapporto in cui uno solo dei due partner può fare richieste e avere pretese; l’altro partner (o gli altri partner, cioè il mondo intero) non deve avere interessi, né desideri, né richieste proprie.
C’è – e ci deve essere – un’armonia completa, cioè una completa identità di desideri e di soddisfazioni. In questo caso il detto “ciò che vale per l’uno deve valere anche per l’altro” è letteralmente e assolutamente vero; l’ambiente dev’essere in perfetta armonia con le richieste ed i piaceri degli individui…… L’amore primario ha le seguenti caratteristiche: è una relazione che compare molto presto, è uno stadio necessario dello sviluppo mentale, non è legato ad alcuna zona erogena ed ha come fondamento biologico l’interdipendenza pulsionale tra madre e feto...

... L’immagine che ci si può presentare, in una regressione ad un certo stadio molto remoto dello sviluppo, è quella di un’armonia primitiva, di una condizione nella quale è di diritto non avvertire alcuna mancanza, dove esiste un’identità perfetta tra soggetto e ambiente, uno stato che forse può essere rivissuto nelle fiabe, nei momenti di estasi e nell’orgasmo; non c’è alcuna differenza, tutto è identità. Tutti gli stati regressivi rappresentano un tentativo di ritornare alla condizione dell’ ”amore primario”...

... Probabilmente alla base della fantasia regressiva c’è l’idea che tutto il mondo, fatta eccezione per poche situazioni rischiose, sia una specie di mamma buona che tiene il figlio al sicuro in braccio o il mare privo di strutture che offre, con gli spazi illimitati, lo stesso ambiente amichevole...

... Il nuovo inizio significa: a) ritornare a qualcosa di “primitivo”, ad un punto precedente l’inizio dello sviluppo “difettoso” che potrebbe essere descritto come regressione e b) nel contempo scoprire una modalità nuova, più adeguata, che equivale ad un progresso. Ho chiamato il sommarsi di questi due fenomeni fondamentali “regredire per progredire"...

... L’analista di solito tollera che nella situazione terapeutica vi siano altre comunicazioni oltre quelle espresse verbalmente. Questa politica “tollerante” comporta determinate conseguenze. Forse la più importante è quella di aprire la porta alla regressione, in quanto la parola è sempre una forma di comunicazione più adulta dell’azione o del gesto……… in certi momenti deve fare tutto quello che è in suo potere per non diventare un oggetto separato dai contorni netti, o per non comportarsi come tale.
In altre parole, deve permettere ai pazienti di entrare in rapporto o di esistere con lui come se egli fosse una delle sostanze primarie. Ciò significa che dev’essere disposto a sostenere il paziente non in modo attivo, ma come l’acqua sostiene il nuotatore e la terra chi cammina: deve “ essere lì” per il paziente pronto a venire utilizzato senza opporre troppa resistenza.
A dire il vero una certa resistenza non solo è permessa, ma è indispensabile. Tuttavia l’analista deve badare che la sua resistenza crei quel tanto di contrasto necessario perché il trattamento progredisca, ma assolutamente non di più, altrimenti il progresso può divenire troppo difficile a causa della resistenza dell’ambiente. L’analista deve soprattutto essere presente, esserci sempre, e dev’essere indistruttibile, come l’acqua e la terra………. accettare il ruolo di sostanza primaria vera e propria, che è là, che non può essere distrutta, che sostiene, che non si preoccupa di mantenere dei confini rigidi e, non essendo un oggetto nel vero senso della parola, non si preoccupa della sua esistenza indipendente………. deve fondersi nel modo più totale possibile con gli “spazi-amici” che circondano il paziente…”.

(dal libro “La regressione” di Michael e Enid Balint – Prima edizione: 1995).

Mi accosto con interesse particolare, ma anche con molta umiltà, all’argomento complesso, cosciente di non avere solide basi in materia e competenza professionale specifica.
La sorpresa più gratificante, al termine della lettura del libro, è stata scoprire e sentire di avere finalmente compreso i fiumi di parole ascoltate e lette nel tempo, riferite all’ “effetto benefico” che l’acqua procura al fisico e alla mente, e di poter dare davvero una spiegazione interiore alle sensazioni, alle emozioni e alle esperienze che lo “spazio-amico-acqua” mi ha sempre regalato.

Balint spiega le sue teorie applicate alla patologia psichica, intercalate nel mondo della psicoanalisi, ma è facile capire che tanti riferimenti riguardano in realtà tutti noi e che l’acqua è come una radice per l’uomo; è per eccellenza l’ambiente che riporta alla positività e all’armonia.

Lo stato di tranquillità generato dall’immersione in acqua permette di essere meno reattivi, concede una minor preoccupazione per la propria immagine, sia corporea che psichica, garantisce un maggior tempo-psichico o spazio-mentale per potersi permettere e concedere “uno sguardo fuori” che è il passaggio immediatamente precedente e che favorisce la regressione.

Offrire acqua significa migliorare una qualità della vita come lo stato generale di benessere che è favorito dall’allegria, dallo stimolo al gioco; una relazione ludica ma responsabile che permette alle parti inespresse della persona di emergere con decisione.

Permette di spegnere i relais di contatto con la vita turbinosa quotidiana e di liberarsi temporaneamente delle preoccupazioni che invadono la mente; concede di ampliare il nostro punto di vista, di incanalare le energie positive riducendo l’impatto di quelle negative e di potenziare il nostro capitale più prezioso: il benessere.

Il movimento muove l’acqua che, a sua volta, imprime sul corpo un massaggio dolce e ritmato. Una pressione naturale che risale, impercettibilmente, verso il cuore e poi verso la mente.

Il termine “regressione” , d’uso frequente nel linguaggio psicologico e psichiatrico, è stato elaborato per la prima volta in ambito psicoanalitico da Sigmund Freud.

Sotto il profilo psichiatrico la regressione può essere genericamente definita come la tendenza da parte della personalità a tornare a qualche metodo o forma di espressione propria di una fase precedente del suo sviluppo.

Freud considerava teoricamente distinte:

-         la regressione topica;

-         la regressione temporale;

-         la regressione formale.

La regressione topica, che fa riferimento al punto di vista topico dell’apparato psichico, è particolarmente evidente nei sogni, dove l’energia, che nello stato di veglia andrebbe ai muscoli e sarebbe scaricata in azione, viene costretta dalle inibizioni operanti nel sonno a regredire negli organi di senso provocando allucinazioni.

La regressione temporale si riferisce a un ritorno del soggetto a fasi superate dello sviluppo libidico, alla relazione oggettuale, nei processi di identificazione.

La regressione formale fa riferimento a un ritorno a modi di espressione e di comportamento meno differenziati rispetto alle funzioni psichiche più complesse e più strutturate che sono state raggiunte.

Nonostante questa suddivisione, Freud riconosceva che erano tutte “fondamentali e si presentavano di regola insieme; poiché ciò che è anteriore nel tempo ha forma più primitiva e nella topografia fisica sta più vicino all’estremità percettiva”.

In altre parole, la regressione permette all’essere umano di comportarsi, in qualsiasi momento, attraverso modelli d’apprendimento precedenti, dal punto di vista evolutivo, appartenenti al proprio passato.

Freud leggeva nella regressione fondamentalmente un processo difensivo, per cui il soggetto cerca di evitare l’angoscia di fronte ad una situazione mediante un ritorno a uno stadio precedente del suo sviluppo.

Convenzionalmente la regressione viene considerata un processo finalizzato, un semplice meccanismo di difesa inconscio in cui nella persona si verifica un ritorno parziale o totale a precedenti modelli di adattamento.

Per diverso tempo si è convenuto sul fatto che le nostre esperienze passate determinano effettivamente chi siamo e come agiamo: i ricordi vengono registrati e immagazzinati durante la crescita acquistando un’influenza sempre maggiore.

Fu Anna Freud – la figlia di Sigmund – per prima, ad intuire ed affermare che la regressione è un processo “al servizio dell’adattamento come difesa e/o come ausilio per mantenere lo stato di normalità”.

Da Balint impariamo che si va incontro a una regressione quando la persona, ritornando a stadi precedenti, ha l’occasione per ripartire verso una nuova organizzazione psichica (regredire per progredire); i problemi della vita possono avere a che fare con quanto appreso nel proprio passato, che può ostacolare l’evoluzione del presente, così come con ansie e incertezze relative al proprio futuro. Non sempre è necessario regredire ad uno stadio evolutivo precedente per risolvere un problema; quanto è maggiormente importante, è permettere alla persona di utilizzare i propri processi interni (tra cui la regressione) in maniera funzionale alla propria maturazione personale.

Michel Odent aveva richiamato l’attenzione sull’interpretazione della gravidanza e del parto come eventi biologici sottratti al controllo del neocortex (della corteccia cerebrale), totalmente dominati dalle modificazioni ormonali indotte nel paleocortex (la parte più arcaica del cervello umano): “Favorire la regressione nella donna che partorisce, interferendo il meno possibile con ciò che spontaneamente avviene e quindi attivando in lei il minor numero possibile di circuiti neuronali collegati alla neocorteccia, è ciò che di meglio un operatore può e deve saper fare”.

Il “cervello arcaico” è quella parte di tessuto cerebrale (sistema limbico, talamo, ipotalamo) che regola i meccanismi istintivi, è il luogo dove originano le emozioni più profonde, luogo privilegiato della comunicazione regressiva, più istintiva sessuale, nutrita della memoria profonda.

Regredire significa, quindi, dal punto di vista neurologico, liberare il dominio di quella parte dell’encefalo centro di elaborazione delle emozioni e degli istinti: il paleocortex.

Offrire l’ambiente acquatico in gravidanza significa donare momenti di intimità e di abbandono, la capacità di regredire, la ricerca di sensazioni ed anche il palesarli con comportamenti spontaneamente disinibiti, spesso sfumatamente infantili.

La regressione infantile in gravidanza è un processo fisiologico che ha cause, funzioni e obiettivi specifici ed è essenzialmente promossa e sostenuta dall’alternarsi di alcuni ormoni: progesterone, estrogeni ed endorfine.

Il progesterone è un ormone a struttura steroidea, il principale tra quelli definiti progestinici. È sintetizzato dall’ovaio e dal surrene. Nella donna viene secreto in quantità modesta dall’ovaio nella prima metà del ciclo mestruale; dopo l’ovulazione, durante la seconda fase del ciclo, detta appunto luteinica o progestinica, il corpo luteo ne produce quantità elevate.
In quel momento il progesterone esercita la sua fondamentale funzione permettendo la creazione delle condizioni adatte alla fecondazione dell’uovo e al suo annidamento nell’endometrio, eventi che costituiscono l’inizio della gravidanza.
Questo ormone esplica anche altre funzioni quali la modificazione di struttura e di attività funzionale delle tube e della mammella.
Durante la gravidanza il progesterone è prodotto in grande quantità dalla placenta: promuove un processo di introversione nella gravida, ne rallenta i ritmi della vita quotidiana, inibisce la contrattilità uterina (la madre protegge la vita del suo bimbo e la sua crescita in utero), rallenta i movimenti della muscolatura intestinale (migliora l’assorbimento delle sostanze nutritive), favorisce lo sviluppo della ghiandola mammaria (la madre prepara cibo futuro), agisce sul centro nervoso del respiro aumentando il livello di ossigeno.

Gli estrogeni sono i composti steroidei producenti l’estro, gli ormoni sessuali femminili. Vengono prodotti nell’ovaio, nella corteccia surrenalica, nei testicoli, nell’unità feto-placentare.
Sono responsabili dello sviluppo dei caratteri sessuali secondari e producono un ambiente favorevole alla fecondazione, all’impianto e alla nutrizione dell’embrione.
Con l’aumento degli estrogeni in gravidanza aumenta il trofismo dei tessuti, il volume plasmatico, la gittata cardiaca e l’attività delle ghiandole endocrine. Gli estrogeni promuovono l’aumento dei liquidi nei tessuti, nel collo uterino, nella vagina e negli organi genitali nonché le riserve di proteine e zuccheri.

Sostengono lo sviluppo delle mammelle e ammorbidiscono il corpo della madre e in sinergia con la relaxina (principio idrosolubile simil-proteico prodotto dal corpo luteo durante la gravidanza) aumentano la cedevolezza delle cartilagini e delle articolazioni. Promuovono assieme alle endorfine l’apertura della madre verso la sua sfera emozionale; la donna entra in un processo di espansione che si esprime: nel suo corpo, nel suo universo psicologico, nella sua sfera emotiva e la rende adatta al contenimento e all’accudimento ma anche simile al suo bambino. La madre comincia a “sentire il suo bambino” e a comunicare consapevolmente con lui.

Le endorfine sono un gruppo di composti endogeni di natura polipeptidica presenti nel sistema nervoso centrale capaci di legarsi ai recettori degli oppiati in varie regioni cerebrali innalzando in tal modo la soglia del dolore. Promuovono i processi emozionali e la sintonizzazione della madre sulle emozioni del bambino, proteggono la madre e il bambino dal dolore del travaglio e dal trauma del parto e sostengono l’attaccamento alla nascita.

Questo cocktail ormonale conduce la mamma nel suo intimo e questo le è di aiuto per avvicinarsi al mondo del suo bimbo, un mondo fatto di emozioni e di capacità di ascolto.
Entrare in se stessa significa anche venire in contatto con la parte più profonda e più intima che deve imparare a coniugare le aspettative del suo bimbo sognato con la creatura reale che cresce in lei e che deve essere accettata in quanto tale. Nonostante la donna continui ad assolvere i compiti abituali manca in lei una certa partecipazione intima per ciò che fa, in un certo senso le sue energie psichiche vengono ritirate dal mondo esterno in favore della salvaguardia di ciò che avviene dentro di se.

La gravidanza è un periodo della vita che ogni donna vorrebbe trascorrere in maniera serena e ricca di sensazioni positive, concentrata su quel momento magico e meraviglioso che è il parto, con la nascita di un bimbo forte e sano.

Il corpo è indirizzato fisiologicamente verso quegli istinti che generano gioia e amore; potremmo dire che è costruito per raggiungere questo obiettivo.

Accade purtroppo di frequente che la mamma sia troppo concentrata sul momento ed il significato del parto e perda così di vista l’importanza dei tanti mesi di gravidanza, durante i quali è necessaria una costante preparazione del corpo e della mente, lungo quel sentiero che produce gioia e amore.

Ma è solo di alcune future mamme questa modalità di approccio alla gravidanza?

Ho lavorato in Sala Parto per alcuni anni e anch’io, come ostetrica, ho corso il rischio di vivere il “prima” e il “dopo” con distrazione.
L’acqua interviene, durante la gravidanza, come elemento importante e fondamentale nell’aiutare la mamma a far emergere e a rafforzare la sua nuova sensibilità; rende la donna capace di ampliare le proprie potenzialità e di sviluppare nuovi metodi per affrontare le difficoltà: permette di “partire dall’inizio”, dalle origini che accomunano madre e bambino.
La donna può liberamente oscillare in un ritmo emozionale tutto suo, tra l’apertura di sé e l’autoconservazione, tra l’abbandono e il resistere, affermando così la propria individualità.

L’acqua è frequentemente associata ad immagini positive, creatrici, regressive, archetipiche. Induce in molte donne uno stato di beatitudine e di positività nel proprio pensiero.
L’acqua è l’elemento naturale alla base della vita, rivitalizzante per lo spirito; dona emozioni che colorano la vita e permettono di esprimere i diversi aspetti della personalità.
Anche solo quando guardiamo l’acqua: il suo colore, il suo movimento, il ritmo, il rumore,…ci evoca immagini e percezioni piacevoli, rilassanti ed attraenti.

In acqua calda, è facile migliorare ed elaborare disturbi fisici, energetici ed emozionali, senza fare nulla, senza sforzo, senza intenzionalità, lasciando che accada; ricordo l’espressione balintiana: “senza dover portare praticamente nessun peso…”. Piace molto l’idea del “non fare” perché ricorda l’importanza dell’essere, contrapposta alla solita abitudine che tutti abbiamo di fare tante cose, invece di concentrarci sulle poche veramente importanti.

L’immersione permette di vivere emozioni e sensazioni molto personali ed intime che è importante memorizzare e non necessariamente verbalizzare; Balint ci ricorda che anche il silenzio è uno “spazio-amico”, dove imparare ad ascoltarsi per crescere e dove ogni sentimento profondo trova una voce propria e non può venire espresso o trasmesso con parole esterne.

Il periodo di gestazione può essere considerato come un allenamento e preparazione per arrivare alla meta nel migliore dei modi. Tra le attività dolci che la donna in gravidanza può scegliere di fare, quelle acquatiche sono tra le più indicate poiché l’acqua rappresenta l’oceano primordiale da cui ha origine la vita, in quanto dà protezione prima al germe vitale, poi all’embrione e quindi al feto. Inoltre, questo liquido, essendo in continuo movimento, culla il bambino con un ritmo regolare come l’ondeggiare del mare e vi trasmette tutti i messaggi più intimi dell’animo materno. Balint descrive il “sentimento oceanico” come la ripetizione di questo primissimo rapporto madre-bambino.

Trovo molto interessante il profilo con cui Balint descrive “l’analista” e lo accomuna, nel suo essere, a una sostanza primaria e quindi all’acqua.
Leggere queste pagine del libro però, è stato, per me, come riascoltare e rivedere qualcosa di molto conosciuto: un atteggiamento e un’inclinazione spontanea ed intuitiva che si ritrova nell’assistenza e nell’essere di molte ostetriche.

In gravidanza, nel parto e dopo la nascita, l’acqua diventa quindi uno “spazio-amico” importante perché aiuta a mantenere un contatto profondo e stretto, sia fisico che interiore ed intimo, tra mamma e bambino: permette di lavorare per mantenere sempre aperta la porta del cuore.

MICHAEL BALINT: vita e opere
Cenni biografici

Michael Balint nacque nel 1896 a Budapest, dove si dedicò agli studi di medicina e si laureò nel 1920. Nel 1921 si spostò a Berlino dove intraprese un training psicoanalitico con Hans Sachs, studiando nel frattempo anche chimica.
Collaborò inoltre con il Kaiser Wilhelm Institute di Biochimica e con la Prima Clinica della Carità presso l’Università di Berlino.
Nel 1924 si laureò anche in filosofia, nella stessa Berlino. Tornato a Budapest, dove portò a termine il percorso analitico con Sandor Ferenczi (la cui influenza determinerà il mantenimento di una linea freudiana nelle successive innovazioni tecniche), lavorò come assistente alla Prima Clinica Medica dell’Università.
Diventato analista didatta nel 1926, diede inizio a seminari per i medici generici dell’Istituto di Psicoanalisi ma dovette imbattersi in una diffidenza di stampo politico che gli impose il controllo sistematico dei poliziotti, e fu perciò costretto a sospendere l’attività.
Nel 1948 andò a vivere in Inghilterra, dove insieme alla moglie Enid (appartenente alla scuola di Winnicott) organizzò i primi gruppi di formazione per operatori sociali e successivamente, dal 1950, furono indirizzati anche ai medici (l’utilizzazione della psicoanalisi nella formazione di medici e operatori sociali è l’aspetto dell’attività di Balint che ha portato alla più estesa conoscenza di questo autore).
Questi gruppi furono poi conosciuti in tutto il mondo sotto il nome di “gruppi Balint”. Dal primo di essi, svoltosi dall’ottobre del 1950 alla fine del 1952, Balint elesse a collaboratori 14 medici che gli rimasero a fianco dal 1953 al 1955. “Medico, paziente e malattia” (1957) è il libro che riporta i risultati di questa unione professionale.
Quest’opera contiene principi universalmente validi, applicabili in qualsiasi paese e contesto.
Balint morì nel 1970.

Opere di Balint

Oltre a “Medico, paziente e malattia”, nella biografia di Balint troviamo anche “L’amore primario” (1952), “Situazioni-brivido e regressioni” (1959), “Il difetto fondamentale” (1968), “Tecniche psicoterapiche in medicina” (con la moglie Enid, 1961), e “Psicoterapia focale” (1972).

“L’amore primario” ha come tema l’amore oggettuale primario e le relazioni che ne derivano, partendo dalla sessualità fino al riscoprirne le strutture e le caratteristiche attraverso l’analisi psicologica.

L’oggetto di “Situazioni-brivido e regressioni” è invece un’attenta osservazione della regressione nella situazione analitica, al fine di comprendere la natura, il ruolo ed i processi elaborativi inconsci che da essa scaturiscono.

“Il difetto fondamentale” è un trattato in cui vengono messe in luce le tecniche di analisi della regressione, la posizione dell’analista e la sua conseguente modalità di interpretazione dei contenuti.

“Tecniche psicoterapiche in medicina” rappresenta, insieme a “Medico, paziente e malattia”, l’approccio psicosomatico insito nella concezione balintiana della professione medica; questo libro infatti, costituisce un prezioso invito ad una rivisitazione del singolo sintomo fisico e ad un’esplorazione dell’universo psichico individuale, significativo per la piena comprensione di particolari stati patologici.

In “Psicoterapia focale”, infine, Balint ricalca nuovamente l’importanza dei principali nuclei regressivi rintracciati all’interno della personalità del paziente, poiché è solo concentrandosi su questi fondamentali aspetti che sarà possibile aiutare il soggetto a gestire e modificare le proprie parti carenti, inadeguate o comunque problematiche.

Bibliografia

  • La regressione – “The Basic Fault” “Thrills and Regressions”- Michael e Enid Balint. Prima edizione:1995.   Raffaello Cortina Editore.
  • Atti del Convegno   Internazionale “In acqua in gravidanza, parto e dopo” 25/26/27 Ottobre   2003 – Marina di Carrara (MS)
  • Nascere: manuale per la preparazione in acqua al   parto. Elena Uber – Marco Carini – Paolo Mazzocconi. Edizioni la   meridiana.
  • http://anepitalia.blogspot.com
  • http://www.psicologi-roma.com
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