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I Delfini e la Gravidanza: la magica relazione tra i mammiferi e l’acqua

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I Delfini e la Gravidanza: la magica relazione tra i mammiferi e l’acqua

Ostetrica Sansone Silvia

Il mare origine della vita. La scienza ha ormai confermato senza lasciare adito a dubbi quanto la sapienza antica dei miti e delle leggende aveva immaginato.
Il mare è quel grembo primordiale che ha nutrito, accudito e dato alla luce ogni forma di vita che si sia sviluppata sulla terra.
Mentre la scienza è in grado di ricostruire il processo in base al quale le prime molecole organiche si sono sviluppate dall’acqua, i miti ci raccontano come l’uomo ha immaginato o, come accade in alcune culture cosiddette “primitive”, continua a immaginare, il processo attraverso il quale, dalla materia indifferenziata si siano sviluppate forme di vita sempre più complesse fino ad arrivare all’uomo.

E  ancora oggi il mare evoca emozioni profonde: l’impressione di essere accolti, sostenuti, cullati come nel grembo materno, ma anche il terrore delle invisibili profondità e dei mostri che vi si possono celare, il senso di totale impotenza di fronte alla furia di una tempesta.
Il mare è stato rappresentato come luogo misterioso e pericoloso eppure ha sempre avuto anche un fascino irresistibile. Nonostante i pericoli, reali e immaginari, affolliamo il mare con natanti per mete di piacere e d’avventura e rimaniamo stregati ad osservare la meravigliosa ricchezza di forme, di colori e di vita che si sviluppano nelle barriere coralline.

Una delle immagini più significative e romantiche di questo “mare amico” è il DELFINO.

Presente nei miti dell’antichità greca e romana, e in quelli di tante popolazioni primitive come gli aborigeni australiani, gli esquimesi e persino gli indiani d’america, il delfino con il suo aspetto sorridente e il suo comportamento amichevole verso l’uomo, è diventato simbolo degli aspetti gioiosi e giocosi del contatto con il mare.

Egli è amico fedele di giovani compagni di gioco, per i quali è disposto perfino a morire: basti ricordare il delfino del Lago Lucrino nel racconto di Plinio e il delfino di Iaso citato da Eolide.
Entrambi, dopo che il loro amico umano era morto, sono rimasti a lungo ad aspettarlo nei luoghi dove erano soliti incontrarsi e infine si sono lasciati morire.
Il delfino è inoltre salvatore di persone in procinto di annegare e su questo tema abbondano non solo i miti antichi, ma anche le testimonianze moderne e documentate.

Altro aspetto di grande rilievo nei miti è quello del delfino intermediario tra l’umano e il divino, all’origine dell’arte e del linguaggio.
Apollo, il dio che ha insegnato all’umanità le arti, ha attraversato il mare in groppa a un delfino per fondare Delfi, divenuta così sede dell’oracolo e luogo sacro per eccellenza.
L'immagine del delfino la si ritrova nella religione egiziana, dove incarna il principio femminile, fonte magica della fecondità e della trasformazione.

Gli esempi mitologici e storici potrebbero moltiplicarsi all’infinito.
Rimane l’impressione che il delfino rappresenti per l’uomo, in tutte le epoche e a tutte le latitudini, un amico, un salvatore, e qualcosa in più: una creatura di grande intelligenza ed empatia, capace di portarci a più stretto contatto con la divinità o, forse, con le parti più creative e comunicative del nostro essere [ 1 ].

Forse proprio questa profonda risonanza emotiva, questo senso di comunione è quello che aiuta le persone che incontrano i delfini a scoprire nuove dimensioni di sé e delle relazioni con gli altri.

Oltre ai vissuti legati alla mitologia e al fantastico dell’uomo, alcuni dati biologici possono essere utili per capire in che modo si sviluppano le interazioni tra esseri umani e delfini. Il cervello del delfino è tra i più simili a quello dell’uomo per peso, sviluppo della corteccia e connessione tra i due emisferi.
L’ intelligenza di questi mammiferi è stata recentemente studiata con criteri rigorosamente scientifici (Herman).
E’ stato dimostrato che sono capaci di riconoscere fino a cinquanta suoni o simboli corrispondenti ad altrettante parole, e che sono in grado di comprendere anche la struttura della frase agendo in modo diverso a seconda dell’ordine in cui queste “parole” vengono loro poste.

I delfini sono in grado di individuare e mantenere in superficie persone in difficoltà, ma diversamente da quello che farebbero con i compagni della loro stessa specie, spingono questi essere umani verso riva, come se capissero il loro bisogno di raggiungere la terra ferma.
Oltre a questo soccorso “fisico” i delfini influenzano positivamente anche la psiche umana.
Coloro che hanno nuotato con i delfini hanno avuto quasi sempre l’impressione che essi interagissero con le persone immerse come se comprendessero il loro umore: timidi e distanti con chi ha timore, giocosi con chi è eccitato, carezzevoli con chi è rilassato.

Dagli effetti positivi sulla psiche umana nasce la DELFINOTERAPIA , messa in pratica fin dagli ottanta negli USA da B. Smith e D. Nathanson entrambi docenti presso la Florida Int. University di Miami.
Tra le ipotesi sui motivi per cui questi animali sembrano avere un effetto “curativo”, emerge quella di Nathanson, il quale ritiene che  la risposta sia da ricercarsi nelle variazioni delle onde cerebrali che denoterebbero soprattutto una notevole riduzione dello stress.
Horace Dobbs e diversi studiosi australiani ritengono che siano soprattutto i suoni e ultrasuoni, emessi dai delfini, i responsabili dei cambiamenti negli esseri umani.

Tuttavia l’ipotesi attualmente più accreditata è quella che attribuisce l’efficacia della delfinoterapia ad un  complesso di fattori, che vanno dall’immersione nell’acqua al contatto fisico e allo scambio giocoso con gli animali.
L’immersione nell’acqua è di per sé un ‘esperienza particolare, per il legame concreto e l’acqua salata aiuta a sciogliere alcune rigidezze corporee che spesso corrispondono a blocchi emotivi; fornisce un sostegno che facilità l’equilibrio, la fluidità del movimento e le sensazioni di rilassamento che ne derivano.
Il flusso dell’acqua, infine, offre una stimolazione tattile che migliora la percezione del proprio corpo. La presenza dei delfini sembra moltiplicare gli effetti positivi del contatto con l’acqua [ 2 ].

Il rapporto che si crea tra mammiferi, come uomini e delfini, e l’acqua è quindi senza dubbio affascinante, si tratta di un legame magico in cui l’acqua regna come splendida sovrana.
E’ riferito da molti operatori che i delfini siano particolarmente attratti, dalle donne in gravidanza, esaminano infatti ripetutamente il loro addome con gli ultrasuoni.
Grazie ad un sistema di sonar congenito, i delfini sentono la presenza del bambino nel ventre della madre in attesa e molti pensano che possano essere utili agli esseri umani durante la gravidanza e il parto. Forse l’assonanza delle parole che in greco antico stanno per delfino ( delphis ) e utero ( delphys)  non è solo una coincidenza.

Igor Carkovskij, ricercatore e istruttore di nuoto sovietico, ha passato molti anni facendo indagini sulle relazioni esistenti tra i mammiferi e l’acqua.
Ha scoperto che, se vengono abituati gradualmente, anche mammiferi come i gatti, noti per la loro antipatia verso l’acqua, possono partorire e allattare la prole in un ambiente acquatico.
Carkovskij ritiene che la stretta affinità dell’uomo con i mammiferi acquatici può essere spiegata dalla comune origine acquatica.

L’idea di introdurre l’acqua nell’ambiente del parto fu concepita e attuata, per la prima volta a Mosca, proprio da Carkovskij negli anni Sessanta.
Le sue prime ricerche riguardavano la capacità dei mammiferi di adattarsi a un ambiente acquatico.
Scoprì che vari mammiferi potevano essere indotti a partorire e nutrire i propri piccoli sott’acqua e osservò che l’acqua rendeva più facile il parto e migliorava lo sviluppo del neonato.

Inoltre in più occasioni sostenne che l’acqua avesse una forte capacità di accrescere la vitalità dei neonati e incominciò a interessarsi al parto acquatico degli esseri umani.
Installò nel bagno delle case delle partorienti una vasca di vetro piuttosto profonda, che potesse ospitare la donna durante il travaglio e che le consentisse di immergersi quasi completamente.
Nel corso degli anni assistette molte madri che partorirono nella sua vasca.
Alcuni di questi primi parti nell’acqua vennero documentati fotograficamente e pubblicati in Occidente, dove provocarono moltissimo interesse.
Le donne che videro queste fotografie furono affascinate dall’immagine di una madre che, nuda, teneva  fra le braccia il suo bambino allattandolo per la prima volta nell’acqua.

Igor Carkovskij nei frequenti soggiorni sul Mar Nero, incoraggia le gestanti a sviluppare un rapporto con i delfini e a passare un po’ di tempo nuotando con loro nel mare, superando i timori iniziali.
Carkovskij sostiene, infatti, che i delfini aiutino le future mamme a rilassarsi.
Il lavoro di Carkovskij presenta aspetti contrastanti ed eccezionali ma occorre riconoscere che questo ricercatore è stato il primo ad attirare l’attenzione sulle affinità  che abbiamo con i mammiferi acquatici. Egli ha sollevato diverse questioni che rimangono tutt’ora aperte, circa i vantaggi e l’importanza dell’acqua nell’evoluzione della vita umana, specialmente nel periodo primario.

Oltre a Carkovskij anche altre persone che hanno nuotato con i delfini hanno raccontato come questi animali sembrino avere la capacità di cambiare lo stato d’animo degli esseri umani , facendoli rilassare.
Heathcote Williams descrive la capacità dei delfini di rilassare gli esseri umani nel suo poema Falling for a Dolphin ( Innamorarsi di un delfino ). Racconta l’esperienza di nuotare nel mare con un delfino e le vibrazioni ad alta frequenza che il delfino trasmette al suo compagno:

“E quando le fibre invisibili dei suoni
ad alta frequenza ti pervadono,
sembrano abilmente spogliarti di antiche armature,
inconsistenze stressanti.

La presa che hai sul piccolo cestino
delle manie umane
che impugni così fermamente si rilassa…”

Alla luce di tutte queste considerazioni e delle esperienze positive di chi ha provato, l’uso dell’acqua durante la gravidanza, il travaglio e il parto è un’importante, nuova possibilità che non può essere trascurata e che non si può definire mania o moda bizzarra [ 3 ].

Bibliografia

[ 1 ] Convegno “Maris  Monstrum”- Riccione 29-08-1998.

[ 2 ] “La delfinoterapia” – Nunzia Coniglio – Università degli Studi di Torino –Facoltà di Psicologia A.A. 2003-2004.

[ 3 ] Manuale del parto in acqua – J. Balaskas e Y. Gordon – 1990.

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