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Dall'esplorazione al gioco: L'acqua mezzo di sperimentazione

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-Introduzione

-Il gioco e lo sviluppo cognitivo per Piaget

-L’evoluzione del gioco: fase esplorativa, giochi sociali nel 1° e 2° anno di vita

-Principali forme di gioco nei bambini 0- 3 anni

-Sperimentazione del gioco in acqua

- Bibliografia

  

INTRODUZIONE
Gran parte del tempo dei bambini è trascorso giocando.
I bambini giocano da soli, fra compagni e con gli adulti.

A partire dagli anni ’90 il gioco è stato considerato come una fra le situazioni privilegiate attraverso il quale studiare il pensiero infantile del bambino, proprio perché l’accesso alle funzioni mentali è reso più difficile dalla limitatezza dei mezzi comunicativi ed espressivi di cui egli dispone.
 

IL GIOCO E LO SVILUPPO COGNITIVO PER PIAGET
Molti sono gli studiosi che si sono occupati del gioco e delle sue funzioni.
Possiamo sicuramente ricordare Piaget che colloca nel gioco una funzione simbolica in quanto il bambino si confronta con una realtà immaginaria. Tramite il gioco i bambini creano simboli per evocare eventi o situazioni non presenti nella realtà.
Il gioco è governato dall’assimilazione quel processo mentale attraverso il quale i bambini trasformano la realtà esterna in funzione del proprio mondo interno.

Il gioco ha una duplice funzione:

-          consolida capacità già acquisite attraverso la ripetizione e l’esercizio;

-          rafforza il poter agire sulla realtà perché nella fantasia non esistono insuccessi.

 

Per Piaget la costruzione delle conoscenze avviene attraverso tre processi: assimilazione, accomodamento e adattamento.
L’assimilazione è quel processo attraverso cui si incorporano negli schemi mentali già posseduti i dati relativi all’esperienza.
L’accomodamento è il processo inverso per cui una volta entrati in contatto con le nuove informazioni, gli schemi già posseduti subiscono una modificazione per poter essere adattati.

L’adattamento rappresenta il processo base che garantisce l’equilibrio tra assimilazione e accomodamento.
Per l’autore lo sviluppo cognitivo del bambino passa attraverso 4 stadi.
  

 1° STADIO: va dalla nascita a 2 anni circa. E’ chiamato periodo SENSO- MOTORIO.

Il bambino comprende il mondo in maniera limitata alla capacità di agire su di esso mediante gli schemi che possiede.
Due sono le importanti conquiste di questo periodo:

a)      LA PERMANENZA DELL’OGGETTO. Si intende la capacità del bambino di ritenere che l’oggetto esiste anche se non lo vede più ed è nascosto. Es. il bimbo vede un gioco, successivamente viene coperto da un fazzoletto, il bimbo lo scopre per ritrovarlo.

b)      ACQUISIZIONE DI INTENZIONALITA’. Si intende la capacità del bambino di organizzare schemi motori per raggiungere uno scopo. Es. rotolare su un fianco per arrivare a prendere la palla.

 

2° STADIO: è denominato periodo PRE OPERATORIO. Va dai 2 ai 7 anni circa. La caratteristica fondamentale di questa fase è proprio la comparsa della funzione simbolica. Il pensiero è EGOCENTRICO. Rispetto al linguaggio il bambino può descrivere in maniera chiara eventi accaduti senza dire nulla sul luogo e sulle persone coinvolte in quanto è convinto che l’altro abbia le sue stesse informazioni.
Un’altra caratteristica di questo stadio è la RIGIDITA’ che si esprime attraverso il tenere in considerazione una sola caratteristica della realtà cui è sottoposto.

3° STADIO: va dai 7 agli 11 anni circa ed è rappresentato dal PERIODO DELLE OPERAZIONI CONCRETE.
Il bambino acquisisce certe strutture logiche che gli permettono di compiere varie operazioni mentali: operazioni matematiche, inclusioni di classi, la capacità di cogliere le relazioni tra gli oggetti.

Una conquista del periodo è la CONSERVAZIONE: un bambino osserva 2 contenitori che contengono lo stesso quantitativo di acqua e sono identici in altezza, larghezza e profondità. Viene travasato uno solo dei due in un terzo contenitore diverso per grandezza in modo che l’acqua occupi un livello diverso. Di fronte alla domanda “ se la quantità di acqua è cambiata” il bambino che conserva dirà di no, quello che non conserva dirà di si.

Per lo studioso in ogni caso tutte e due le risposte sono da considerarsi giuste perché rispecchiano le condizioni cognitive di quel momento.
 

4° STADIO: è rappresentato dal PERIODO DELLE OPERAZIONI FORMALI e va dagli 11 ai 15 anni circa.
Piaget valuta la presenza del pensiero formale con la prova del pendolo. Il ragazzo, posto di fronte ad un oggetto legato ad una corda che viene fatto cadere e oscillare, si chiede cosa determini la velocità di oscillazione: la lunghezza della corda, il peso dell’oggetto, l’altezza da cui viene fatto cadere…

Il pensiero formale è caratterizzato dall’uso di un metodo ed è intuitivo, ipotetico, flessibile, logico e astratto.

L’EVOLUZIONE DEL GIOCO: FASE ESPLORATIVA, GIOCHI SOCIALI NEL 1° E 2° ANNO DI VITA
Agli inizi il gioco è un semplice esercizio di schemi.

Nel 2° e 3° mese compaiono i primi comportamenti ludici così definiti perché presentano alcune caratteristiche tipiche del gioco come l’attesa dell’effetto, il riso e il sorriso.
I bambini giocano con la testa, le mani, le braccia, i piedi e le gambe.

Le mani vengono portate spontaneamente nel campo visivo.
Compare la coordinazione testa- braccia- mani che rappresenta la base di alcune funzioni come la prensione o manipolazione che seguiranno nei mesi successivi.
I bambini giocano molto anche con le gambe e i piedi e presto riescono a coordinarli con le mani.

Infine vocalizzano e traggono piacere da questa pratica.
Sempre nel corso del 2° mese sostengono lo sguardo con l’adulto e rispondono col sorriso alle sue sollecitazioni.
Mamma e bambino rispettano l’alternanza dei turni e il bimbo risponde con vocalizzi agli stimoli della madre.
Questa pratica viene definita con il termine PROTODIALOGHI poiché rispetta cicli di attività e pause in alternanza tipici del dialogo.

Nel primo semestre sono importanti le INTERAZIONI LUDICHE FACCIA A FACCIA: sguardi, vocalizzi e sorrisi da parte della madre nei confronti del bambino che a sua volta risponde. Qui comincia il gioco vero e proprio che porta il piccolo ad una massima eccitazione seguito da una fase decrescente che riporta ad una situazione di calma.

Tra il 5° e il 6° mese compare il gioco sociale così definito perché prevede la presenza di almeno 2 persone e di regole.
I giochi sociali sono importanti perché aprono la strada al dialogo.

Fra i 9 e i 12 mesi il vocabolario comunicativo dei bambini si amplia notevolmente e questo permette ai bambini di compiere gesti comunicativi come mostrare, richiedere e nominare.

Nel 2° anno di vita, grazie alle competenze motorie acquisite, il bambino è in grado di prendere delle iniziative nei confronti del partner.
Già nel primo anno di vita i bambini interagiscono fra loro prevalentemente attraverso gli oggetti, imitandosi.
Nel secondo anno sono in grado di compiere delle azioni complementari, come dare e ricevere un gioco, gioco del no, nascondersi e farsi trovare.

I tempi dell’esplorazione e del gioco non coincidono mai e la fase ludica comincia quando si ha esaurito la fase di scoperta.
Entrambe però forniscono informazioni sugli oggetti: l’esplorazione sulle caratteristiche e il gioco su cosa si può fare con essi.

Tra il 2° e il 3° mese la presa diventa bimanuale. Si sviluppa la coordinazione occhio- mano e l’oggetto viene portato in bocca.

Fra il 3° e il 5° mese la prensione bimanuale serve per portare l’oggetto nel campo visivo e ispezionarlo.

Tra gli 8 e i 9 mesi l’attenzione si sposta su cosa si può fare con l’oggetto: noteremo azioni tipo scuotere, battere e gettare.

Alla fine del 1° anno l’interesse si concentra non più sull’oggetto ma sulla relazione fra le cose e si osservano schemi combinatori come infilare e sfilare.
     

PRINCIPALI FORME DI GIOCO NEI BAMBINI 0- 3 ANNI
Fra le più importanti proposte di attività per i bambini 0- 3 anni ci sono il CESTINO DEI TESORI e il GIOCO EURISTICO di Elinor Goldschmied.
Il Cestino dei Tesori è rivolto a bambini che sanno già stare seduti autonomamente, dai 6- 7 mesi circa, fino a quando cominciano a deambulare.

Prevede l’utilizzo di un cestino contenente 92 oggetti di uso comune come pigne, portauovo, portatovagliolo, borsellini, mollette, chiavi, imbuti…
Questi materiali sollecitano i 5 sensi (vista, udito, olfatto, gusto e tatto) e la motricità e possono essere leccati, morsi, guardati, gettati…

Gli oggetti permetto ai bambini di domandarsi “cos’è?” e di trovarsi di fronte ad una libera scelta: assumono quindi un ruolo attivo nel prendere una decisione.
Il Gioco Euristico è rivolto a bambini più grandi che sanno già spostarsi autonomamente.

Prevede l’utilizzo di materiali di uso comune (come per il Cestino dei Tesori) proposti in contenitori, sacchetti di diverse forme e distribuiti nello spazio: i bambini possono quindi svuotarli, riempirli, catalogarli, riordinarli…
Lo scopo di questo gioco è quello di permettere l’esplorazione e scoprire da soli la relazione fra gli oggetti.
In entrambe le attività l’adulto ha la sola funzione di osservatore e si occupa di predisporre gli spazi.

Altre importanti forme di gioco nei primi 3 anni di vita sono: GIOCO SENSO- MOTORIO, TONICO- EMOZIONALE, GIOCO SIMBOLICO.
Nel gioco senso- motorio il bimbo prova piacere a compiere azioni come il salto, l’arrampicata e il rotolamento e attraverso questi movimenti il bambino può sperimentare il suo corpo nello spazio e i suoi limiti.

Il gioco tonico- emozionale si riferisce a giochi di equilibrio, disequilibrio, dondolio, scivolamento e caduta. Questi movimenti evocano nel bambino il dialogo tonico originario fra madre e bambino e le prime manipolazioni ricevute.

Il gioco simbolico compare stabilmente nel terzo anno di vita e corrisponde al “fare finta che…” per rimanere una caratteristica di tutta l’infanzia, anche se già prima dei tre anni si possono osservare giochi di tipo pre- simbolico come il nascondino.   

Ha una doppia funzione:

-          proseguire il percorso cominciato durante il gioco senso- motorio di acquisizione della propria identità come persona autonoma

-          nei 5/6 anni mette a confronto il bambino con la propria identità sessuale.

La casa, le armi, i mezzi di trasporto e i giochi di ruolo sono i principali temi del gioco simbolico.

LA CASA: ha una funzione prettamente simbolica. Differenzia il dentro e il fuori, io dal non io.

LE ARMI: nella vita reale hanno valenza di distruttività e violenza. Nel gioco simbolico il bambino enfatizza la valenza di potenza e non quella di portatrice di morte.

I MEZZI DI TRASPORTO: è presente la funzione senso- motoria che si manifesta con il trascinare, essere trascinati, spingere, dondolare, cadere.

GIOCHI DI RUOLO: i bambini si divertono moltissimo a travestirsi o interpretare personaggi. Indossano scarpe e borsette degli adulti. Provano piacere imitando gli animali.  

SPERIMENTAZIONE DEL GIOCO IN ACQUA E ALCUNE PROPOSTE PER ATTIVITA’ DI ACQUATICITA’
I bambini che partecipano ad incontri di acquaticità conoscono già l’elemento acqua perché l’hanno sicuramente incontrato durante i loro bagnetti con la mamma.
Questa pratica ha permesso loro di entrare in relazione con la madre attraverso le carezze e le coccole creando quindi una situazione di conoscenza del proprio corpo e dell’ambiente.

Ecco quindi che l’acqua si offre come elemento legante fra mamma e bambino ma anche di esplorazione e gioco.
Il gioco è sinonimo di piacere e il bambino deve trarre soddisfazione dalla pratica.
L’attività principale degli incontri di acquaticità è il gioco che si offre come un mezzo per incuriosire, esplorare e sperimentare.

L’acqua può diventare un ambiente confortevole e favorevole per il raggiungimento di una maggiore autonomia.
L’acqua con la temperatura che coccola e rilassa permette ai bambini di muoversi sin dai primi mesi: ed è proprio che attraverso stimolazioni di tipo ludico si può favorire lo sviluppo psicomotorio dei bambini.

I tappetoni di gomma aiutano il passaggio dalla posizione seduta a quella eretta: i bambini possono strisciare, gattonare, salire, scendere, rotolare, saltare.
Piccoli giochi di gomma come anelli e animaletti stimolano la motricità fine (prendere, lasciare, lanciare) e la coordinazione occhio- mano (prendere l’oggetto e portarlo nel campo visivo per guardarlo).
Ma anche semplici scivolate nell’acqua o piccoli spostamenti con la mamma possono favorire sgambettamenti in maniera più evidente rispetto ad una situazione terrestre.

I colori e i materiali degli strumenti utilizzati stimolano i sensi attraverso il tatto, la vista e il gusto.
Il gioco in acqua oltre a favorire e accrescere la relazione di fiducia con la mamma (o il papà) si offre come possibilità di relazione con gli altri bambini, adulti e di scoperta delle regole.

L’operatore di acquaticità deve quindi sempre tenere in considerazione le tappe di sviluppo cognitive e motorie per offrire proposte adeguate.
Ecco quindi che le varie proposte riprendono, seppur in ambiente acquatico, le varie tipologie di gioco tipiche della prima infanzia.
Partendo da una prima fase di ambientamento e di esplorazione dell’ambiente le proposte variano quindi in base all’età dei bambini.

Per i piccolissimi dai primi mesi fino ad una anno circa possiamo cullarli nell’acqua, farli scivolare sulle orecchie, saltellare nell’acqua tipo “canguro”; ma anche avvalerci di alcuni strumenti che favoriscono il libero movimento come il bastone per la psicomotricità a cui il bimbo si può tenere e sgambettare. Si possono incuriosire con giochini di gomma, tipo animaletti, che vengono ispezionati ed esplorati ma che possono diventare un “premio” al momento della riemersione dall’acqua.

Dopo il primo anno di vita, vista l’acquisita seduta eretta e la conquista dei primi passi, possono tornare utili i tappetoni di gomma che permettono di salire, gattonare e scendere, magari con un bel tuffo in acqua.

Possiamo proporre dei simpatici girotondo tutti insieme, ondeggiando nell’acqua, salendo verso l’alto o sperimentare insieme al genitore il tubo di gomma che può diventare un simpatico cavalluccio.

BIBLIOGRAFIA
“Il Gioco dei Bambini” di Emma Baumgartner
“Persone da 0 a 3 anni” di Elinor Goldschmied
“Appunti di Psicologia dello Sviluppo” Dott.ssa Saveria Barbieri
“Appunti del corso neonatale” Milano 2009
“Lineamenti di Pedagogia 0- 3 anni” Dott.ssa Annalisa Zacchetti

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