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Apnea e acquaticità prenatale e neonatale

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... L’apnea è un modo di essere, di vivere, di leggere il tempo e se stessi, di leggere gli altri…
un modo di amare, di amare tutto ciò che c’è da amare.
E’ la chiave di molte porte segrete dell’universo che si dissipano proprio nel momento in cui smetti di respirare,
oltrepassi la porta e per gli attimi d’apnea visiti una stanza nuova…

L’apnea non è solo l’arresto volontario o involontario della respirazione ma, se inquadrata in una cornice più ampia, può divenire un viaggio dentro sé stessi alla ricerca di quella serenità interiore che tutti vorrebbero ritrovare. Tra i “viaggi” più affascinanti che il genere umano può vivere, quello dello sviluppo dell’embrione e poi del feto nel liquido amniotico è uno dei più interessanti.

Artefice dello sviluppo e della nascita della vita intrauterina è la donna, che attraverso una costante mutazione fisiologica, si rende protagonista di un percorso straordinario, non privo di difficoltà al quale è necessario dedicare momenti di assoluto benessere psicofisico, facilmente perseguibili con un’attività acquatica poiché l’acqua rappresenta sia allegoricamente che realmente, l’oceano primordiale da cui ha origine la vita, in quanto dà protezione prima al germe vitale, poi all’embrione e quindi al feto. Inoltre questo liquido essendo in continuo movimento culla il nascituro con un ritmo regolare come l’ondeggiare del mare e trasmette tutti i messaggi più intimi dell’animo materno.

In particolare, l’immersione stimola la percezione sensoriale del corpo indirizzandola verso una dimensione di benessere, in acqua si avverte subito una sensazione di leggerezza a causa della diminuzione degli effetti della forza di gravità e i movimenti diventano più armoniosi. Per la donna gravida le brevi apnee sono propedeutiche per una maggiore introspezione e benessere, in questi momenti la mente controlla il corpo e nel caso specifico controlla l’apnea che è eseguita dalle gestanti con impegno al fine di percepire il corpo e le sensazioni positive che dona l’apnea; essa riporta la mente  alla perfetta quiete del feto nel liquido amniotico e permette alla futura mamma di immedesimarsi nella condizione del bambino che porta in grembo: questo la fa sentire più vicina al piccolo che deve nascere ed ha un prezioso effetto di distensione e rilassamento.

Nel “viaggio” che la donna attraverso l’apnea compie dentro di sé è accompagnata ininterrottamente dalla presenza del suo bambino che cresce circondato da numerosi rumori emessi dal corpo della sua mamma: movimento in acqua, inspirazione, espirazione, digestione, battito cardiaco e tutti i suoni emessi dalle corde vocali; il bambino prenatale non è quindi un essere passivo, ma attivamente partecipa con la madre a tutte le situazioni che questa gli propone anche quelle acquatiche, prova delle emozioni ed è intimamente coinvolto nel mondo affettivo e relazionale della madre e del padre.

L’esperienza così ricca dei pochi attimi di apnea non è fantasticamente curiosa ed interessante solamente durante la gravidanza e nella vita prenatale ma continua e si arricchisce di nuovi significati anche nella vita neonatale.

Il bambino che attraverso il proprio corpo prende contatto con il mondo, è molto stimolato dall’acqua, così allo stesso modo è affascinato quando si trova immerso in quel “mondo acquatico” quando ancora non cammina: può girare e muoversi ricevendo sensazioni per lui inusuali come il sentire il suo corpo dondolato. Il piccolo inizia così a prendere sempre più confidenza con questo nuovo “sentire” e diviene sempre più rilassato.

Con la pratica sia del neonato che dell’adulto che lo inizia in questa esperienza, anche l’immersione del viso, con gli occhi aperti, con la bocca aperta, risulta naturale, la vicinanza del genitore dà sicurezza e incoraggia il neonato a fare qualcosa di naturale ma al tempo stesso straordinario!

Nel tempo che precede l’immersione è importante aiutare il bambino a raggiungere una situazione di sana eccitazione, l’apnea provoca infatti una situazione di fisiologica bradicardia che permette una maggior per fusione di sangue agli organi vitali e ottimizza il consumo di ossigeno.

Il riflesso apneico risulta infatti mediato da diversi nervi, la respirazione per esso utilizzata è diversa da quella naturale: si tratta principalmente di una inspirazione boccale e di una espirazione naso-boccale.

Quando sia fondamentale questo atto nell’insegnamento della didattica del “nuoto delle prime fasi della vita” è fuori dubbio, ed è quindi importante poter sviluppare subito questa capacità imprescindibile, a maggior ragione pensando che nei neonati è già presente un riflesso d’apnea che, se opportunamente stimolato, dà benefici.

I piccoli neofiti, se immersi, non bevono o bevono pochissimo, e questo grazie alla chiusura, involontaria, della glottide che resta aperta durante la respirazione e permette il passaggio dell’aria.

Questo costituisce il motivo principale del favorire le immersioni dei più piccoli prima dei sei mesi di vita e non aspettare gli otto mesi, periodo nel quale il bambino raggiunge un maggior grado di consapevolezza e si trova al centro della fase di separazione dalla madre caratteristica del secondo periodo di esogestazione, per cui in una situazione ancora più critica dal punto di vista affettivo e psicologico.

In generale, per poter stare con tranquillità in acqua rilassati e senza respirare non occorre avere dei gran polmoni, ma più semplicemente occorre lasciarsi andare alla spontaneità e naturalezza delle proprie emozioni, dei pensieri, delle reazioni fisiche e dell’influenza che le une hanno sulle altre come ci insegnano i neonati.

Quando ciò accade si penetra in un mondo sospeso, in cui si sperimenta la sensazione di essere in equilibrio, senza cioè aver bisogno di nulla: di respirare, di muoversi, di pensare, di ‘fare’.

La vita ci attraversa pacificamente. Paradossalmente, ci si riscopre vivi proprio in una condizione di immobilità e stasi che, apparentemente, è la negazione di ciò che, proprio per sentirsi vitali, facciamo tutti i giorni.

Certo, senza respirare si può stare solo per pochi minuti, se si è bravi; ma non è il tempo che conta. Il benessere provato anche solo per pochi secondi ha il potere di dilatarsi con il ricordo ed  il sapere che esiste una condizione di serenità possibile e che ognuno ha dentro di sé gli strumenti per poterla ricreare a proprio piacimento, ha un potere dirompente. Il neonato tutto ciò lo fa’ in maniera inconsapevole ma attua un meccanismo simile.

Nell’apnea si deve imparare ad essere attenti ai segnali che il corpo invia ed a saperli leggere: a tal fine occorre sviluppare l’attenzione. Al tempo stesso dobbiamo coltivare la nostra immaginazione, non solo perché questa influenza profondamente e rapidamente lo stato emotivo di ogni persona, grande o piccola, ma perché rappresenta la risorsa fondamentale a cui fare riferimento ogniqualvolta non si riesce a procedere oltre con l’aiuto della razionalità.

L’adulto deve recuperare spontaneità e tornare a dare valore ai collegamenti tra pensiero, parola e corpo, perché solo le cose genuine nascono libere da condizionamenti e sono perciò libere di espandersi senza limiti e confini, dall’altro lato deve però imparare anche ad autocontrollarsi e limitarsi, non solo perché l’affrontare qualsiasi problema richiede innanzitutto distanza e razionalizzazione, ma anche perché solo un’animus unificato permette il compimento di azioni che non risultino soprattutto in acqua un rammendo, ma un lavoro che porta a risultati efficaci, fuori dal tempo.

Non a caso nell’affrontare l’interessantissimo tema dell’apnea acquatica vengono fatti tanti tantissimi richiami a comportamenti che sono propri dei bambini ai primi anni di età, quando le emozioni, i gesti del corpo e le reazioni sono naturali e spontanei non sono ancora fatte passare al vaglio della razionalità e del giudizio, nostro ed altrui.

Concludo con un mio piccolo pensiero che ritengo però molto interessante riguardo all’affascinante mondo dell’apnea…

 

…L’apnea costituisce sia per madre che per bambino,

il volo silenzioso e solitario nell’abisso blu cobalto,

l’attimo interminabile sott’acqua,

in attesa di magici suoni e incontri.

E’ l’avventura esclusiva in cui si ritrova inconsapevolmente

una parte di noi stessi che si credeva perduta,

e’ lo slancio verso quel mondo duro e leale

che donna e bambino vogliono conoscere;

l’apnea è la prova della forza,

del coraggio, della curiosità,

della libertà e naturalezza,

è ispiratrice di profondi valori

che si ritrovano solamente

nel sogno di una straordinaria dimensione…

 

 

Daniela Rossi

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